Vinovo? La parola al prof. Reyneri, uno dei massimi esperti in Italia

manto erbosoVi riporto integralmente un articolo apparso oggi su La Repubblica a firma Stefano Parola, molto interessante. A mio parere più interessante dei giudizi di chi a Vinovo non ha mai allenato, eppure non si esime dal darli.

Quei diabolici campi di Vinovo. Si dice che appena furono costruiti Fabio Capello tardò il più possibile a spostare lì gli allenamenti della sua Juventus. “Troppo umido”, avrebbe sentenziato ai tempi don Fabio. Si dice che la causa principale dei quasi 60 infortuni patiti dai bianconeri quest’anno sia tutta lì, in quel prato maledetto. Si dice che nell’anno della B non infierì sulla salute dei giocatori perché allora si faceva una sola partita alla settimana, e non due come accade oggi, tra campionato e coppe.

Eppure Amedeo Reyneri non ci crede più di tanto. Lui di mestiere fa il professore di agronomia all’università di Torino ed oltre a essere un fervente tifoso della Vecchia Signora, è anche uno dei massimi esperti italiani di manti erbosi per campi di gara. E dice: «Il terreno di gioco? Può essere un fattore di infortunio, ma del tutto minoritario». Un discorso generale, nessun riferimento ai campi d’allenamento incriminati. Di quelli Reyneri non può parlare, perché è legato da vincolo di segretezza.

L’accademico è infatti uno dei tecnici che il presidente Jean-Claude Blanc ha chiamato per analizzare i tanto discussi prati vinovesi. Nei prossimi giorni farà alcuni rilievi e metterà i risultati in una relazione scritta che consegnerà ai vertici di corso Galileo Ferraris. Per il momento si limita a spiegare: «L’agronomia può evidenziare alcuni dei problemi del campo. Ma un collegamento diretto con gli infortuni può esserci soltanto in caso di buche o altre imperfezioni di questo tipo. Tutto il resto è da valutare».

Valutare cosa? «Prima di tutto – spiega Amedeo Reyneri – la resilienza, ossia l’elasticità del manto. Se è troppo duro può causare lesioni alle articolazioni perché la superficie erbosa non attenua l’impatto del piede con la terra. Se invece è troppo molle spostarsi diventa come correre nella sabbia e i muscoli si affaticano». Poi c’è la scivolosità: «Se il campo è troppo viscido – continua il professore dell’ateneo torinese – può causare scontri di gioco dovuti a takle fuori misura. Per contro, se il manto è troppo ruvido aumenta il rischio di escoriazioni».

Qualche allenatore vuole che la palla corra il più possibile e quindi fa bagnare appositamente il campo prima delle sedute. Un terreno di gioco diventa scivoloso e pesante soprattutto quando è troppo saturo di pioggia. Spiega Reyneri che in quest’ottica «la stagione è stata pessima, tant’è che in tutti gli stadi del Nord che ospitano due squadre è stato necessario rizollare il terreno di gioco. Abbiamo avuto tra i 16 e i 18 giorni nevosi. Situazioni che pesano sulla condizione del manto».

Per quasi tutti è un prato, invece è un rebus. Le caratteristiche di un manto erboso sono dettate dal tipo di erba, dal modo in cui è mantenuta, dalla sua altezza, dalla sua densità, dalla profondità delle radici, dal tipo di suolo. E poi c’è l’usura: «Ciascun campo – fa notare Reyneri – è molto eterogeneo. Le aree di rigore sono molto più consumate, i corner no. Questo fa sì che un giocatore che corre dall’esterno all’interno si trova sotto i piedi delle superfici differenti, alle quali deve adattarsi». E a volte ci si mette pura la scaramanzia. Si va dalla consuetudine di fare il torello sempre nella stessa zona fino al portiere che ha il rito di gettare il sale dietro alla porta, passando dal caso limite del calciatore a cui cadono santini protettivi dagli indumenti.

Tante variabili, alcune impazzite, che fanno capire perché Amedeo Reyneri sostiene che «tutti i campi hanno un margine di pericolosità per quanto riguarda gli infortuni». Però, aggiunge il professore, «fanno parte del calcio».

(Credits: La Repubblica)

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6 repliche per “Vinovo? La parola al prof. Reyneri, uno dei massimi esperti in Italia”

  1. E VI SERVIVA IL PROFESSORONE? VOI C AVETE MASKERED…. :d tempo fa ve ne ho parlato!

  2. ok mask,quindi da cosa dipende secondo te??? io sinceramente ho perso la speranza di capirci qualcosa su questa situazione.

    una cosa è certa chi di dovere deve trovare una soluzione perchè neanche il barca puo' sopportare i nostri 1000 infortuni.

  3. E' un'analisi fatta da agronomo e quindi deve essere valutata per la parte di sua competenza, ovvero lo stato dei campi.

    Abito a pochi passi dallo stadio Olimpico ed al glorioso Filadelfia. Da piccolo andavo a vedere gli allenamenti sia della Juve che del Toro (mi ricordo ancora del mitico Altfini – mamma mia sono vecchio !!!) ed il campo Combi e lo stesso Filadelfia erano campi ben curati ma sui cui giocavano più squadre, anche le giovanili (e la Juve ed il toro vincevano). Successivamente la Juve passò alla Sisport ad Orbassano e poi a Torino (sempre a due passi da me); quella squadra si allenava (dove si allena tutt'ora il toro) su di un campo di allenamento fino a poco tempo prima destinato all'atletica, quindi buche da lancio del peso, giavellotto, corsa ecc. (e pure quella Juve era niente male).

    Sono cambiati i tempi, la velocità di gioco e l'importanza della preparazione fisica.

    Avere a disposizione un campo ed un centro come quello di Vinovo è una grande risorsa; il problema dell'umidità è un vero problema, da sempre è un posto "ricco" di nebbia e non so quanto possa incidere tutto questo.

    Certamente il perdurare di tanti inconvenienti fisici deve portare ad una riflessione ed alla relativa soluzione, valutare il fattore medico/riabilitativo (e mi sembra che ACB abbia, in passato, aperto qualche riflessione) e verificare se la preparazione è adeguata è d'obbligo. L'importante è non esagerare a "colpevolizzare" eccessivamente una struttura che non è poi così male. Dalle immagini televisive mi sembra di vedere che altre squadre, tipo Napoli, si allenino su terreni ben peggiori – correggetemi se sbaglio, certo è che potersi allenare e preparare tutto l'anno in zone più temperate e miti facilita notevolmente il fisico, ma non dimentichiamoci che la Juve ha sempre giocato a Torino.

  4. ma la storia che cappello avesse ritardato gli allenamenti a vinovo non era tutto un bluff?

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