“La Juventus del Dottore”, di Nicola Negro
(di Antonio Corsa)
Non sono ancora riuscito a leggerlo (lo farò al più presto), ma mi sento comunque già di consigliarlo, conoscendo la passione e la competenza dell’autore, e avendone letto alcuni estratti. Si tratta del libro “La Juventus del Dottore”, scritto dall’amico Nicola Negro ed edito dalla SBC Edizioni con prefazione di Salvatore Cozzolino e la collaborazione dello Ju29ro team. Potete acquistarlo cliccando qui. Vi posto l’introduzione che, sono sicuro, riuscirà a convincervi della bontà del lavoro.
La storia incomincia il 9 giugno 1957 quando si gioca la penultima giornata del campionato di calcio di serie A. In cartello c’è la partita Juventus – Triestina. Una sorta di spareggio salvezza perché ai bianconeri serve la vittoria per scongiurare il pericolo di retrocedere in serie B. Al termine di una partita rocambolesca Boniperti e compagni prevalgono sugli alabardati per 4 a 3 e raggiungono la salvezza matematica. Sono annate strane in casa Juventus perché la società sta attraversando una tale crisi di risultati che il futuro desta serie preoccupazioni. Solo pochi mesi prima, nella città della Mole, si vociferava anche di una possibile fusione con il Torino che non si è più ripreso dopo la strage di Superga in cui era scomparsa la squadra del mito. Dovette intervenire l’ingegner Malvano, uno che la Juventus l’aveva fondata nel 1897, per chiedere rassicurazione all’appena ventunenne Umberto Agnelli che aveva assunto da pochi mesi la reggenza della società. È a questo punto che si impone la svolta con Umberto che, dopo essersi consultato con il fratello Gianni, rompe gli indugi e assume la presidenza della società. Sarà un ciclo di vittorie raccolte nell’irripetibile atmosfera di quegli anni di boom economico, di un’Italia che si ammala di calcio riempiendo gli stadi e aprendosi agli anni di quella Dolce Vita narrata da Fellini in un film che diventerà lo specchio di quel tempo. Dal 1957 al 1961 sotto la guida di un presidente ragazzino, arriveranno tre Scudetti e due Coppe Italia a premiare una delle Juventus più forti e suggestive di tutti i tempi. Il libro si apre in chiave introspettiva con il capitolo “La passione di una vita”, cercando di attraversare il mondo di emozioni vissute nel corso degli anni, da chi scrive, nel proprio percorso di juventinità. Con “Le carezze della memoria” il quadro si allarga abbracciando un contesto più ampio legato alla storia della società bianconera e introducendo i principali fatti e personaggi protagonisti del periodo storico trattato nel libro. Il primo anno Umberto rifonda la società varando una nuova dirigenza in cui, insieme agli innesti di persone di sua fiducia, figurano nomi legati all’età pionieristica della società bianconera. Fra le altre ci sono due figure di particolare spicco: l’anziano Zambelli, fondatore nel 1915 di Hurrà Juventus, la rivista della società, e c’è Giordanetti che, socio dal 1929, aveva vissuto a fianco del presidente Edoardo Agnelli, padre di Gianni ed Umberto, le fantastiche imprese della Juventus del quinquennio, che si era aggiudicata lo scudetto per cinque anni consecutivi dal 1930 al 1935. I quattro capitoli che seguono rivisitano la cronistoria della stagione 1957-58 inserendola nel contesto storico di riferimento e arricchendola con aneddoti inediti e talvolta coloriti. Nell’estate del 1957 arrivano in bianconero due fuoriclasse come John Charles e Omar Sivori e la storia di quella Juventus assume i contorni di quello che sembra un vero e proprio romanzo. La squadra cambia volto e trascinata dai due fuoriclasse e dal capitano Giampiero Boniperti vince lo scudetto conquistando la prima stella. A vincere è un gruppo vero in cui l’amicizia e lo spirito goliardico uniscono dirigenza e giocatori. Basti pensare che il presidente ventiduenne ha la stessa età della maggior parte dei giocatori, cresciuti prevalentemente nelle giovanili della società. Nel capitolo “Dieci e lode” c’è spazio per il commento alle imprese bianconere del decimo scudetto da parte di penne che hanno fatto la storia del giornalismo sportivo, come per esempio Gianni Brera, Carlo Bergoglio, Vladimiro Caminiti. Ma come in ogni romanzo, dopo un inizio impetuoso, si fa largo qualcosa che non va. Nella stagione successiva, riassunta nei due capitoli “Qualcosa si rompe” e “Un campionato in altalena”, il gruppo si guasta e Sivori entra in polemica con l’allenatore slavo Brocic. Per il tecnico risulterà fatale la pesante sconfitta subita dai bianconeri a Vienna in Coppa dei Campioni. Finisce 7 a 0, un’umiliazione senza precedenti. Ma Sivori, che nella squadra contende il ruolo di giocatore simbolo a Boniperti, sembra aver creato ad arte questa situazione per favorire il ritorno nella Juventus del suo mentore Renato Cesarini come allenatore. L’indimenticato campione del quinquennio di scudetti bianconeri (1930-35) saprà ricreare l’atmosfera giusta per far sì che la Juventus ritorni a vincere il campionato. Ma prima di inoltrarsi nella stagione seguente c’è il capitolo dedicato ad Umberto Agnelli, “Due volte presidente”, che rivisita alcuni momenti del percorso professionale ed umano del Dottore nel tentativo di cogliere l’essenza della persona. I due capitoli successivi sono legati alla stagione 1959-60 in cui arriva l’undicesimo titolo in un campionato in cui il trio delle meraviglie (Boniperti, Charles e Sivori) va fortissimo trascinando la squadra a stabilire dei veri e propri record. “Le favole del Cé” è un capitolo che entra nella lettura di un personaggio carismatico e istrionico come Cesarini e nel rapporto quasi filiale esistente fra lo stesso e Sivori. Altri due capitoli per trattare la stagione 1960-61 vissuta in un crescendo di emozioni dopo un inizio alquanto travagliato. Cesarini se ne va alla vigilia di Natale e la squadra a gennaio sembra già tagliata fuori dalla lotta per lo Scudetto. Diventa decisivo un retroscena che vede coinvolto in prima persona Sivori che, punto nell’orgoglio, troverà la forza per trascinare i compagni alla conquista del dodicesimo scudetto. Le prestazioni del fuoriclasse argentino gli varranno i titoli per conquistare anche “il Pallone d’Oro” assegnato annualmente da una giuria internazionale al miglior giocatore che calchi i campi europei. Il campionato 1960-61 è anche quello de “La partita fantasma” fra Juventus e Inter, prima annullata per invasione di campo del troppo pubblico presente e data vinta a tavolino all’Inter, quindi rigiocata con la squadra “primavera” in campo per i nerazzurri. I fatti sono rivisitati con attenzione in un capitolo dedicato alla vicenda di cui ancora sono piene le cronache dell’attualità sportiva, a volte riportando non poche inesattezze. Quella Juventus-Inter è una vicenda che lascia non pochi strascichi portando alle dimissioni di Umberto Agnelli dal ruolo di presidente federale assunto due anni prima e porrà le premesse anche per la fine del ciclo bianconero. Dopo la conquista di tre scudetti in quattro anni, la Juventus si rinnova l’anno successivo con un occhio al bilancio, mentre altre società investono cifre folli per riconquistare il vertice perduto. Ne verrà fuori una stagione deludente per i bianconeri che troveranno l’orgoglio per fronteggiare il Real Madrid costringendo i campioni di Spagna a “La bella di Parigi” dopo aver espugnato il mitico stadio Bernabeu. A fine stagione 1961-62 Umberto Agnelli lascia la presidenza per assumere altri incarichi nella galassia Fiat. Rimarrà dietro le quinte ad orchestrare insieme all’Avvocato le Juventus del futuro fino al 1994, anno in cui la gestione della società tornerà nelle sue mani. “Ritorno al futuro” ricostruisce gli anni della Triade (Moggi, Giraudo, Bettega) fino alla scomparsa ravvicinata dell’Avvocato e del Dottore e la successiva “fine” di quella Juventus decretata dalle sentenze della giustizia sportiva dell’estate 2006. Una Juventus ridotta in cenere da una sentenza che la costringe alla serie B e alla sottrazione di due scudetti conquistati sul campo. Il resto è storia recente vissuta con la speranza di chi scrive, che dalle ceneri della Juventus del passato possa rinascere una nuova Juventus degna della propria storia e del mito dell’Araba Fenice.



28. ago, 2010

AUTORE DELL'ARTICOLO




Una replica per ““La Juventus del Dottore”, di Nicola Negro”