L’infame Ricchiuti/35 – La tessera del pane

Alessandro Moggi, gli ho chiesto l’intervista qualche mese fa. Non concessa, come logico. Ne avrà rilasciata in tutto una in quattro anni. Poca pubblicità, quasi nulla la presenza sui media. Lo stile molto british e poco appariscente di un giovane uomo che ha evidentemente solo voglia di lavorare. Uno che è un bravo ed educato ragazzo semmai al passo coi tempi. Uno che ha scelto d’esser altro dal maledettismo affaristico spesso di maniera dei tanti mal vissuti a pane e pallone, uno che ha scelto se stesso. Un cucciolo del calcio, nato nel calcio e per il calcio, misteriosamente non incinichito dal calcio stesso, che quelle poche volte che ne parla ne dice sempre bene smettendo quei panni allusivi e gigioni che gli uomini di calcio indossano sovente per sputare nel piatto appena delibato. Lui no, Alessandro Moggi del calcio è un fan ed estimatore. Lui pensa bene, a volte in grande ma comunque positivo. Con lui la dietrologia è spenta, il sospetto tace, il retropensiero ambiguo non attacca e la strizzatina d’occhi manca. Lui è diverso. E’ figlio di un ambiente e però padre di se stesso. Oggi, ufficialmente, non potrebbe lavorare. Ha la squalifica da procuratore sino al gennaio del 2011 per quel fatto della Gea. No, non l’associazione a delinquere che quella è un tribunale che l’ha già smontata. No, quella cosa a latere, quel contentino della “violenza privata” dato alla pubblica opinione che dopo anni di demonizzazione della Gea come un Romanzo Criminale aveva pure diritto a una soddisfazione. Almeno, alla fantasia su un piccolo pestaggio. Alessandro Moggi avrebbe concorso prima nel far fare carriera a certi giocatori, poi nel dare una lezione legge alla mano a certi altri imbroglioni. Quattro anni di squalifica dalla sentenza in primo grado, ridotti a due perché pure la vendetta ha un suo pudore. E ora aspetta. Ligio, rispettoso della forma. Se ne sta buono, con un comportamento irreprensibile, senza dar di matto con nessuno pur essendo giovane, pur naturalmente massiccio ed incazzato, essendo consapevole delle magagne del suo ambiente, sia di chi lo giudica e sia di chi e come se ne faccia parte. Potrebbe fare due piazzate al giorno, non apre bocca. Aspetta la fine della squalifica, il secondo grado Gea a Settembre, la Cassazione se verrà. La riabilitazione. Aspetta di ritornare a lavorare. Aspetta sia tutto finito. Aspetta che se non tutto, il grosso passi. O almeno quasi. E’ diverso. Eppur non basta. Non basta non esser come loro.

In questo paese nel paese che ormai è divenuto il calcio, anche non fare ha il suo peso. La sua valenza negativa.

Il Cosenza milita nella ex serie C1. Quello attuale dopo tante traversie è l’ex Rende. Quest’anno stava finendo in B. La piazza è calda, lo stadio bello, i tifosi tanti. Gli azionisti anche di più. E’ una società data l’effervescenza degli scambi azionari in perenne allestimento di qualcosa. Per dirne una: han ripreso Toscano l’allenatore storico delle promozioni e record ricacciandolo dopo dieci giorni. Mao tse Tung trovandosi a Cosenza chioserebbe che se è grande la confusione sotto il cielo, la rivoluzione si può pure fare. E difatti. I progetti si sprecano, i ruoli si mischiano. Di rivoluzioni in questi ambienti se ne fanno anche una al giorno. A patto però che, Mao permettendo, s’usi pure il ristorante. Nell’ambito di uno di questi eterni pour parler di amministratori oggi e presidenti ieri e magazzinieri o sindaci dopodomani, è capitato alla stampa locale impigliare fortunosamente per le tirature il nome di un Moggi. “A.Moggi s’aggira per Cosenza”: titolo ideale per richiamare gente o la Procura Federale al cinema. Per farci rivedere il vecchio film. Palazzi che chiama al telefono il proprietario del Cosenza, uno di quelli sull’elenco telefonico. Scatta l’indagine, ma è vero o non è vero che per il Cosenza sta lavorando un Moggi ? Una risposta, Palazzi, potrebbe darsela da solo. Come ? Continuando a leggere i giornali per esempio. Quelli quando c’è stata la presentazione a Cosenza del nuovo direttore generale, Renzo Castagnini. Basterebbe questo per farsi la domanda e darsi due risposte: A.Moggi non ha lavorato per il Cosenza, se il risultato finale è che han preso il pupillo di Baldini (proprio quando si (r)aggirava Moggi), né, ovviamente, sic Castagnini stantibus, ci lavorerà.

Quindi ? Nulla. Si agiterà il caso Menarini, si minaccerà la locale dirigenza di fare nuove inibizioni, di impedire loro di recarsi allo stadio a tagliare nastri o sedere affianco all’assessore il giorno del Patrono. Qualcuno di loro allora parlerà, confermerà e avrà pure il perdono.

Alessandro Moggi non starà al gioco. Parlare, protestare, agitarsi sarebbe rumore nel rumore, asseconderebbe solo il loro movimento, farebbe solo il loro divertimento. Rimanere di sasso invece è di fronte alla vergogna anche la reazione più onesta. Tacerà e aspetterà la sua tessera per lavorare qualche mese in più. Tacerà e aspetterà che dalla Guida Ristoranti in cui s’è trasformata la giustizia del calcio italiano gli arrivi dal Regime, un giorno sazio, la tessera del pane.

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Una replica per “L’infame Ricchiuti/35 – La tessera del pane”

  1. Grande pezzo.

    A parte il riferimento all'ex Rende (sono tifoso biancorosso ed incazzato ancora dopo 3 anni dalla transumanza), a miei amici tifosi del Cosenza ho detto le stesse cose, e cioè che non è assolutamente vero che Castagnini sia nell'orbita Moggi. Anzi, è vero l'assoluto contrario. Ho ribadito loro, inoltre, che quando hanno trattato con il plurisqualificato Preziosi ed ottenuto giocatori dal Genoa, ebbene per queste trattative non hanno avuto nessuna rimostranza da fare, non hanno avuto niente a che ridire. E, come degli interisti qualunque, di fronte all'evidenza hanno preferito cambiare discorso.

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