L’infame Ricchiuti/33 – L’importanza di chiamare Ernesto
Un mio amico di Siena, il mio nemico per la vecchiaia, è anti italiano. Pensa il calcio come un esperimento in vitro dove ventidue uomini per l’occasione portati dall’astronave (l’arbitro lo porta la cicogna) se la giocano con mascherine e paraocchi avulsi dal resto del contesto. Immagina sia questione il calcio solo di valori e cazzabubboli del genere. Una bestemmia allenare l’ambiente. Neutro il quarto potere, spegnibile il quinto. Pensa proficuo uno scaldamuscoli, non scaldare la pubblica opinione. O meglio. Raffreddarla quando qualcuno te la scalda. Ritiene pari a zero il pubblico, inutili i giornali, scemo e scevro il gossip, assurde le pressioni, inessenziali i segni, sterile il lobbismo, inutili persino i bari. Insomma. Lui chiamerebbe lo schema anziché i giornalisti. Crede davvero che, qualsiasi cosa si costruisca intorno a te, si possa cambiare canale. E invece di parole dovrebbe aggiungerne soltanto una quando gli faccio il racconto di Cannavaro: purtroppo.
Siamo alle 21 spaccate di giovedì 28 Aprile del 2005. E’, credo, il prime time di Rai Due. Giovanni Masotti con la videocassetta di Cannavaro girata da Cannavaro sta per realizzare lo scoop su Cannavaro che lo terrà vivo tra avvocati, colleghi, amici e nemici. Il filmato è chiaramente uno scherzo. Fa freddo a Mosca, forse è un modo per darsi calore. Due e più giocatori del Parma, alla vigilia di una finale di Coppa di un lustro prima, prendono per il culo tutta quella fastidiosa e petulante retorica sul doping che da un anno ammorba il calcio italiano. Si siringa Cannavaro di un innocuo integratore simulando la dolce vita dei calciatori depravati e ricchi scemi come se la immagina ormai il tifoso medio. Droga, ambizione e abiezione. Sembra un macello e Cannavaro l’agnello. In realtà è un feedback. E’ una goliardata si da filmino delle vacanze. Ma sotto c’è pure dell’altro. E’ pure una formidabile imitazione del ruolo dei media nella costruzione di fantasie del genere. I giocatori ritornano ai media tramite un media e nello stile dei media ciò che i media han fatto (pensare) di loro. Ma ci vorrebbe Mc Luhan per capirci qualcosa. Non certo i giornali italiani o peggio anni dopo il burocrate Auricchio. Però va così. Certe incomprensioni, certe tragedie le mette la vita apposta per viver qualcosa. Dove sennò sarebbe poi l’impegnativo divertimento. Cannavaro è Warhol che prende uno stilema e lo priva del senso comune. Anziché una Coca Cola prende una telecamera. Filma il falso come se fosse vero. E incredibilmente e non troppo sei anni dopo c’è qualcuno che a quel vero intende crederci. La stampa all’inizio si butta da mestiere. Sente il sangue della flebo di Cannavaro e ne cerca ancora. I primi esperti si sprecano. L’indignazione ha ragioni che il cervello deve ignorare. I primi pareri illustri sono infatti tutti tragicamente dovuti. Tutti a lutto. Dove andremo a finire. Gioventù bruciata. Drogati. Juventus, terroni. O terroni Juventus drogati non cambia. Si invoca giustizia. Si chiede rigore. Niente nazionale. Di più. Niente più flebo. L’hanno vietata. Oh cazzo, che si fa. L’hanno almeno vietata oggi per ieri ? Peccato.
Poi c’è la reazione. C’è un contropiede nel campionato dei media. Come nelle partite di calcio. I titoli in parte cambiano. Le voci si aggiungono. E’ come sul campo. Le squadre possono (e debbono) essere almeno due. E vinca il migliore. Nelle informative questo verrà giudicato come una alterazione del gioco. Mentre invece non è altro che lo spirito del gioco. Il suo riequilibrio. La legittima difesa all’offesa. La moltiplicazione dei punti di vista. Fatto sta che Cannavaro da questo proprio filmaccio ne esce e segna pure al Bologna. Punto e a capo a “Punto e a capo”. Punto e a capo a questa vicenda, già pronti alla nuova leggenda.
Qualcuno storcerebbe e storce tutt’oggi il naso. Qualcuno chiamerebbe il senso civico di tutta la gente. Che prima o poi alla verità ci arriva. Qualcuno più spiccio chiamerebbe qualcuno nei media. Che più prima che poi quella verità la scriva. Qualcuno direbbe che l’inferno (specie in terra) è fatto così, di attenzioni più che di omissioni. Qualcuno ha chiamato la polizia. Qualcuno più bravo coi media la chiamerebbe democrazia.
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22. lug, 2010

AUTORE DELL'ARTICOLO




Con tutto il rispetto, ma come cacchio scrive sto tizio. Non si capisce niente!!!
In Italiano. Lingua in disuso, ormai.
a me lo stile piace molto. per certi versi mi ricorda un po’ beccantini. certo, richiede un filino di attenzione in più rispetto ad altre letture