Intervista a Nicola Penta: “Tutti telefonavano a Bergamo, compresi Spalletti, Pradè, ecc..”
Girovagando nel Web mi sono imbattuto in una interessante intervista a Nicola Penta. Alla maggior parte di voi il nome di certo non dice nulla, ma si tratta di un personaggio cardine nella vicenda Calciopoli: tecnicamente, è il consulente per la parte sportiva dei legali di Luciano Moggi.Praticamente, è l’uomo che “sbobina”, ascolta, trascrive le migliaia di intercettazioni acquistate dal pool di avvocati dell’ex DG bianconero e le confronta con i fatti attraverso le immagini televisive ed i dati delle partite. Avete letto bene: acquistate. Ci arriveremo più avanti…
La prima domanda è d’obbligo: perchè le intercettazioni che stanno venendo fuori adesso non sono state prese in considerazione nel 2006? Se fossero uscite allora le cose sarebbero ben diverse, oggi…
“Mi pare chiaro che se nelle trascrizioni trasmesse dalla procura di Napoli a quella della FIGC vi fossero state anche queste telefonate, a mio avviso il processo sportivo si sarebbe concluso diversamente. Bergamo ha sempre detto che parlava con tutti, ma lo hanno ritenuto un bugiardo. Il nostro lavoro sta solo dimostrando che diceva la pura verità”.
Perchè le “nuove” conversazioni sono state rese pubbliche solo in questi giorni?
“Non ci sono stati vincoli: si tratta di strategia processuale. Aspettavamo che testimoniasse il colonnello Auricchio, colui che era a capo delle indagini all’epoca di Calciopoli. Lui ha dichiarato che non c’erano telefonate con altri dirigenti, un fatto confermato anche dai Pubblici Ministeri.
Però ci sono. E ora?
“L’oggetto delle indagini era e doveva essere solo Luciano Moggi, la Juventus, l’arbitro De Santis e gli altri indagati. A mio parere, le circa 120.000 telefonate non sono state ascoltate dai Carabinieri perchè l’indagine non era sul mondo del calcio, ma solo su alcuni soggetti che lo popolavano. Se non fosse stato così, avrebbero dovuto intercettare tutti. In pratica, è stato effettuato l’incrocio solo sui numeri di telefono degli indagati e solo tra loro. E’ per questo che le telefonate di Moratti, Facchetti, Cellino – tanto per fare un esempio – non fanno parte dell’indagine. E di nomi illustri ce ne sono tanti altri…”.
Qualche nome che ancora non è salito agli “onori della cronaca” ce lo fa?
“Luciano Spalletti (all’epoca allenatore dell’Udinese) o Daniele Pradè (attuale Direttore Sportivo della Roma, ndr) parlavano con Paolo Bergamo. Ma, ripeto: era usuale per molti chiamare i vertici arbitrali.
Ma Lei si è fatto un idea di Calciopoli ascoltando tutte quelle intercettazioni?
“Certo. La mia idea è che tutti i dirigenti cercavano di difendere la propria società, pensando che c’era qualcun altro che poteva arrivare dove loro non arrivavano. Una sorta di corto circuito: da quello che ho ascoltato e sto ascoltando era una vera e propria consuetudine parlare con i designatori e quello che sta emergendo contribuisce a fare chiarezza su un modus operandi, non un “sistema”, molto diffuso. Non era un esclusiva di Luciano Mogfgi e degli altri imputati finiti sotto processo”.
Le famose 170.000 intercettazioni fisicamente dove sono?
“Abbiamo un hard disk pieno, più una cinquantina di CD. Consideri che ognuno di essi contiene circa 3.000 intercettazioni. Circa un terzo di esse sono contatti che non sono andati a buon fine tra linea caduta e mancata risposta. Diciamo che quelle “buone” sono circa 120.000″.
Le dovrà ascoltare tutte, Lei?
“No. Una volta raggiunti i nostri obiettivi processuali mi fermerò. E ormai siamo in dirittura d’arrivo: fino ad ora ne ho ascoltate e “processate” circa 40.000″.
Ci sono altre incongruenze tra queste intercettazioni ed i fatti contestati nel processo del 2006?
“Certo. Ne posso citare uno: alla Juventus vengono contestate 25 ammonizioni “dolose” a giocatori avversari in diffida e poi squalificati prima di affrontarla. Di quelle 25, dieci vengono comminate da arbitri che poi non sono finiti nemmeno sotto inchiesta. Dunque, delle due l’una: o bisognava indagare anche quegli arbitri, oppure quelle dieci ammonizioni erano normali”.
Come funziona il suo metodo di ricerca? Inserisce un nome e viene fuori la lista delle telefonate effettuate?
“No. Usiamo i numeri di telefono, ma solo degli indagati. Se inserisco, ad esempio, quello di Moratti, non esce nulla. Diversamente, se metto il nome di Bergamo con i riferimenti di altri interlocutori possibili che non fanno parte dell’indagine (come Moratti, ad esempio), viene fuori una lista”.
Una sorta di Google delle intercettazioni…
“Esatto. Il problema è che non puoi scegliere il link ma devi obbligatoriamente ascoltare ogni singola telefonata. E non sono tutte “buone”: delle dieci che ascolto, magari, otto non sono andate a buon fine”.
Ma come avete fatto a procurarvele?
“Semplice: le abbiamo acquistate. Ogni CD costa tra i 400 ed i 500 euro…”.
(Credits: QN, Enrico Fracassi)
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07. apr, 2010

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