Il procuratore della difesa

Io sono un uomo di sinistra; lo sono sempre stato, per cultura, educazione e convinzioni personali. E sono anche sempre stato, e l’ho ripetuto molte volte prima e dopo la sua caduta, uno che non amava molto la figura di Moggi e i suoi metodi.

Pero’ piu’ si va avanti a scavare nella storia di calciopoli, piu’ mi trovo costretto a pensare cose che in teoria non condivido. Perche’ il processo di Napoli ha una caratteristica unica: tratta di cose che bene o male sono facili da capire per chiunque segua il calcio con passione e interesse. In un grande processo penale (o peggio ancora, in un processo a sfondo finanziario) e’ praticamente impossibile per una persona non del ramo capire le sottigliezze della acquisizione delle prove e della loro rilevanza. Ma qui e’ diverso: qui si parla di partite, arbitri, ammonizioni, griglie etc. etc., ovvero cose su cui il medio intenditore di calcio e’ ferratissimo.

E quindi il comportamento della Procura di Napoli puo’ essere analizzato con una certa competenza anche da chi, come me, non e’ ne’ un esperto di diritto, ne’ di processi. E francamente il quadro che ne esce e’ perlomeno sconcertante; indagini approssimative, testi poco preparati, dilettantismo nella acquisizione delle prove e piu’ in generale (da parte della Procura) un atteggiamente quasi di fastidio nei confronti dei diritti della difesa. Insomma la Procura di Napoli sta facendo veramente di tutto per instillare nella mente del  tifoso juventino (e si parla di una diecina di milioni di persone) la convinzione che la Magistratura Italiana sia una casta, talvolta composta di gente non molto seria. Magari e’ una convizione sbagliata, magari e’ solo frutto del tifo, pero’ e’ un tarlo che comincia a farsi strada anche nelle mente delle persone come me, sicuramente tra le piu’ refrattarie a certe convinzioni. Perche’ l’idea che un processo penale “vero”, in cui e’ in gioco non solo la reputazione, ma anche la liberta’ dell’imputato, possa essere condotto con lo stesso misto di pressapochismo, presunzione e incompetenza che tutti noi vediamo a Napoli e’ una cosa che fa obiettivamente accapponare la pelle. Io mi sono letto le motivazioni della condanna di Giraudo per frode sportiva e sono francamente sconcertato da cio’ che ho letto. Non entro nel merito del linguaggio giuridico, perche’ non e’ il mio campo, ma ho notato che, tutte le volte che viene citato un fatto, o e’ irrilevante, o e’ sbagliato, o e’ una circostanza non surrogata da alcuna prova. La sentenza e’ un (pessimo) teorema; solo che di quel teorema manca completamente la dimostrazione. Ripeto, pensare che un GUP possa partorire una roba del genere in un processo (per esempio) per omicidio fa francamente accapponare la pelle.

Ma ultimamente e’ venuto fuori un altro vecchio vizio delle procure italiane, uno che affonda le sue radici addirittura negli anni ‘60. La regola e’ questa: quando l’accusa ha finito le sue armi, e quando queste armi si sono dimostrate non troppo efficaci, allora si comincia a gettare guano sull’imputato a mezzo stampa. Questo ovviamente non serve a influenzare l’esito del processo penale; per fortuna nella maggior parte dei casi i collegi giudicanti sono immuni alle pressioni mediatiche. Ma serve a “prepararsi il terreno” per una eventuale sconfitta; e a giustificare a posteriori il proprio fallimento.

L’acquisizione del “memoriale Facchetti” va esattamente in questa direzione; non e’ una prova, non e’ opponibile in un controesame, perche’ l’estensore e’ morto, non si riferisce a fatti svoltisi nell’anno sotto indagine (bensi’ al 2003/04). In conclusione il suo valore processuale e’ nullo; il massimo che l’accusa puo’ sperare e’ che il collegio giudicante se lo legga in camera di consiglio. Ma l’effetto mediatico e’ sicuro; i giornalisti “amici delle procure” (e nel momento che mi tocca citare Berlusconi, mi maledico) gli hanno dato grande risalto. E tutto il circo dei giornalisti sportivi (quelli colorati di rosa in testa), gente che ha costruito le proprio carriere e la propria dubbia fama su calciopoli, ha approfittato dell’occasione. E ovviamente i tifosi dell’Inter hanno tirato un sospiro di sollievo, trovando cosi’ il modo di tacitare le proprie coscienze, lievemente disturbate dalla disinvoltura di Facchetti.  Che la Procura di Napoli si stia trasformando di fatto nel collegio difensivo per il futuro processo sportivo all’Inter e’ una cosa abbastanza divertente, ma alla fine non e’ una sorpresa. Quando si e’ in difficolta’ (e la Procura di Napoli lo e’) si cercano alleati dove e’ possibile. E alla fine Moratti come alleato non e’ proprio da buttare.

kantor
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5 repliche per “Il procuratore della difesa”

  1. Se mi fate diventare berlusconiano il prof è la fine :)

  2. quella del memoriale di facchetti è fantastica…erano giorni che mi chiedevo il motivo di questa pubblicazione, però affermo che non sapevo bene di cosa si trattasse..

    ora lo so…

    vale quanto la gazzetta…CARTA STRACCIA

  3. A prescindere da Berlusconi, è un fatto che molte procure italiane siano diventate dei centri di potere e di creazione di carriere (a volte politiche) a scapito degli imputati.

  4. Finche' in italia non verra' introdotta la responsabilita' civile e penale dei magistrati, chiunque puo' abusare del proprio potere e rovinare le persone, soprattutto quando si parla di imputati eccellenti o processi mediatici…..

    Nonostante il tempo e i soldi spesi inultilmente, e nonostante tutti i teoremi siano stati distrutti, personaggi come Guariniello sono ancora li' a fare dei danni. Di piu', invertono l'onere della prova a scapito dell'accusato, al quale tocca dimostrare di essere innocente e non viceversa come previsto dal codice… Pazzesco

  5. mi piacerebbe proprio leggere il vangelo secondo san giacinto. ma gli avvocati di Moggi hanno fatto opposizione all'acquisizione come prova? secondo me non vedono l'ora di metterci le mani sopra.

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