E’ morto Cossiga, ma le sue picconate su Calciopoli restano

Lungi da me esprimere giudizi di merito politico sul Presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga, ricoverato in condizioni gravi al Policlinico Gemelli di Roma e deceduto alle 13.18 di ieri. L’Italia si è già spaccata in due, come avviene sempre da noi, ma crediamo che molti si possano e si debbano riconoscere in queste parole, espresse nel luglio del 2006, a commento delle sentenze di Calciopoli. Al di là delle idee politiche, queste “picconate” restano come “testamento” e monito, e quattro anni dopo sono più vive che mai.

SU “PIEDI PULITI” – Così il 1 luglio 2006: “Ho ammirato molto Lippi e tutti gli azzurri: per essere onesti non è che il commissario Rossi e l’ineffabile Borrelli avessero sostenuto nè la squadra nè il suo commissario tecnico. Dico questo specie dopo il tentato suicidio del bravo Pessotto: è nella tradizione di mani pulite, ora diventata piedi puliti, seminare non di giustizia ma di morti, sangue e suicidi la sua attività”.

SUL TENTATO SUICIDIO DI PESSOTTO – Sempre il 1 luglio: “Come faccio ad essere certo che sia da collegare alle inchieste sul calcio? Sono assolutamente sicuro. Dopo le famiglie distrutte da mani pulite senza nessun contributo alla moralizzazione del Paese, ora con gli stessi attori non avremo grazie a calciopoli nessuna moralizzazione: o se la danno i club o non sarà certamente Borrelli a darla loro. E corriamo il rischio di avere un’altra sequela di suicidi, tentati suicidi e famiglie distrutte. I ragazzi della nazionale stanno reggendo a questa persecuzione psicologica ed hanno retto anche al dolore per la vicenda di Pessotto. Per questo dico loro bravi”. Pronunciato, lo sottolineamo, in controtendenza con stampa e politica di allora, subito dopo il superamento dei quarti di finale.

SU CESARE RUPERTO – “L’altro giorno mi sono vergognato per quella parodia della giustizia che è la commissione di appello federale: mi ha molto meravigliato che un serio giurista (Cesare Ruperto, ex Presidente della Corte di Cassazione, fino al 2002) sia sceso così in basso da andare a presiederla. Il che vuol dire che lo pagano bene perché altra giustificazione non l’avrebbe”.

SU CALCIOPOLI – Il 6 luglio inviò una lettera aperta a Franco Carraro, ex presidente della Figc, a Diego Della Valle, patron della Fiorentina, e a Claudio Lotito, presidente della Lazio: “Caro Franco, caro Diego, caro Claudio, non dovete preoccuparvi: la giustizia sportiva e’ una buffonata. Vi ho visti tutti infervorati a difendervi di fronte a questa ridicola pseudo-corte federale di giustizia sportiva dalle accuse di un certo esagitato signor Palazzi che crede forse di essere sul serio un magistrato. Ma non dovete preoccuparvi: la giustizia sportiva e’ una buffonata e io presentero’ un disegno di legge in Senato perche’ essa venga statalizzata attribuendone la competenza a sezioni speciali dei giudici amministrativi. Per il resto, se date retta a me li mandate tutti a fare in c… Con amicizia. Francesco Cossiga”. Da notare che non fu spedita alcuna lettera aperta a John Elkann o a Montezemolo: loro con la giustizia sportiva non ci lottarono proprio, patteggiando e accettando supinamente le sentenze.

SU GUIDO ROSSI – Il 14 luglio, all’indomani della sua nomina, in un’interpellanza parlamentare rivolta a Giovanna Melandri, Ministro alle Politiche Giovanili e alle Attività Sportive, Cossiga domandò se «corrisponde al vero che il Professor, Avvocato Guido Rossi, brasseure d’affaire e professore di Etica del Denaro nella Facoltà di Filosofia di Milano Scienza e Vita, appena nominato Commissario della Federazione Giuoco Calcio Italiana ha adottato una delibera commissariale con la quale si è legittimamente attribuito un compenso annuale di due milioni e mezzo di euro?». Con tono palesemente ironico il senatore a vita domandò alla rappresentante dell’Esecutivo «se, dati i normali livelli delle parcelle del noto filosofo, non ritenga doveroso invitarlo ad aumentarsi detto compenso». Per la cronaca, Guido Rossi rispose con una querela, ma Cossiga non fece mai un passo indietro nei suoi sospetti sul prof. Rossi. A dare i soldi all’ex consigliere del CdA dell’Inter, comunque, ci penseranno prima la Telecom (messo nero su bianco) e poi la FIAT (fatto questo mai smentito dalla Casa Torinese).

C’è chi ci arriva prima, chi ci arriva dopo, ma l’importante è arrivarci.

Nessun altro articolo simile disponibile.

3 repliche per “E’ morto Cossiga, ma le sue picconate su Calciopoli restano”