Cronache da Napoli: terza parte
Dopo la prima parte e la seconda parte, siamo giunti alla terza e conclusiva email ricevuta da Vincenzo Ricchiuti (che ringrazio) sull’udienza del 16 marzo scorso, che vi ripropongo integralmente. Antonio.
Pare sia vero che gli uomini giusti si muovano per analogia. Almeno, quando si mettono sulla strada dell’arte. Moggi come Rimbaud. Auricchio con la prosa su Zetulayev e Budiansky, rapiti come le Sabine alle giuste leggi della Fifa, l’Unione Europea o chiunque altro si trovasse disponibile in quel preciso momento, gli dà dello schiavista dopo tanta poesia. Non è un “processo sui generis” (Casoria dixit) mica per caso. La pubblica accusa illustra seccata in secchi punti il teorema secondo il quale aver fatto ricorso all’articolo 5 di una legge vigente in Italia costituirebbe un inciucio. Una dazione ambientale dell’impotente e illegale Federazione alla potente legge italiana e al proletario e telefonico(ma legale) esproprio. Si fa pausa. Forse perché è troppo. Un po’ tutti si esce. Io resto. Forse è troppo anche per me. Dietro, si fa gossip su amenità come l’Inter. Beveroni, Balotelli e perché giochi o non giochi (più) a seconda della procura. Raiola, a mezzi con Mou per il rinnovo o Mondiali ? Questo è il problema. Qualcosa manca. Il ticchettio dei tasti è interrotto, ha smesso di lavorare per i posteri il dramma di quattro anni fa e si sta godendo un bagno di scemenze qui e subito.
L’omino dello Ju29ro.com team, chi altri, a chi altri interessa più battere sugli stessi tasti e continuare a picchiettare. A rosicchiare o rosicare a seconda siate con me o contro di me. Se Calciopoli è il Vietnam loro ne sono i vietcong, se Calciopoli è la Corea del calcio italiano loro i dentisti. Con Moggi ci salutiamo ogni volta tre volte. All’arrivo, alla prima pausa, alla fine. Non lo si è mai fatto apposta. Due convenevoli sempre affettuosi. L’anima uccisa ? Non vi illudete. Moggi vive, e se non basteranno siti, blog e giornali lo scriveremo sui muri. Prima che Auricchio ricominci la lagna di cui è muezzin, si concorda: è tutto da ridere ma è una risata che ha sepolto persone. Concordo, lo so. Ma, poche balle, è lui che lo sa per davvero. La gente ci guarda, io ma chi cazzo è mai questo, lui andarsene via. Suona la campanella. Ricomincia il Tutto il due balle minuto per minuto ? No. Balle ce ne saranno ancora ma adesso è Auricchio che va sotto esame.
Massì. Giusto così. Lo si metta a suo agio. Basta con tre frasi ogni concetto, basta con quel penoso raschiarsi la gola così simile alla notte in cui le vacche son tutte nere, basta quell’uhm e ahm alla ricerca di una esposizione per la qualunque. Da investigatore come imputato torna appuntato. Ringiovanisce. A domanda, risponde. Poco lo separa dal tè caldo direbbe Caressa, dall’impigiamarsi e chiamare casa che è tutto finito. Gli basterà un secondo. Non potendo dire né si né un no, non potendo smentire o dimostrare, la risposta è scontata. Potrebbe anche non doverla leggere o fare un forfait appeso al collo.
Un non ricordo, cos’altro.
Le parti civili, quelle che se Auricchio qui vince qualcuno poi paga, non fanno obiezioni. E vorrei pure vedere.
A domanda della difesa Mazzini, Auricchio risponde. Non ha controllato. C’è di meglio che riscontrare i capi d’imputazione. Controllare altro.
Time out. Morescanti e De Santis a colloquio come un uomo e una donna. Lei lo guarda negli occhi e domanda ciò che in realtà già sa. Lui si guarda intorno. Il tempo che sia troppo tardi.
Il tempo è dalla nostra parte, come cantava Mick Jagger. Auricchio sta impartendoci una lectio magistralis di benaltrismo come mai dai tempi in cui inventarono le soddisfazioni morali.
A domanda della difesa Foti, Auricchio risponde. Non ha controllato. C’è di meglio che riscontrare i capi d’imputazione. Controllare altro. Cosa ? I giornali. Ilarità. La platea è piena di giornalisti ed opinionisti. E’ come aver detto bene della moglie di Cesare a Cesare o della pulizia in cucina alla cuoca. I giornali. Neanche i pesci che ci finiscono i giorni incartati hanno tanta stima delle loro bare quanto questo carabiniere. Fossi alla Gazzetta chiederei un aumento per tutto questo potere, ma scherzi. Tutti i giornali ? No. Siamo noi gli ingenui. Auricchio è a questo punto che ride. Ma a noi che piangiamo sta per capitare anche di peggio.
No, no, non ho verificato, si ho copincollato, no, boh. No. Non ricordo. Non ho controllato. Emerso si, in maniera indotta, si no. Non ho controllato. No cioè no, quale recupero ? Dalla cronaca della gara sul giornale no . Bergamo/Pieri ? No. Arbitri ? No. Documentate le griglie ? No. Chi ha votato chi ? Non rilevava. Non accertato. Boh. Chi ha votato Galliani chi ? Non ricordo. Ricordo chi ha votato la Juve, le altre boh. Quanti telefoni intercettati ? Boh. Quante le telefonate ? Ah si. Boh. Aspetti che le conto col ditino sul pc. Mancata espulsione di Nesta ? Mai accertato. Patente a punti da Biscardi, quanti punti a capo d’imputazione ? E chi ha mai visto Biscardi. Non sarebbe stato professionale. Come d’altronde andare allo stadio. Roma-Juve l’ho vista ma ricordo più Napoli-Fiorentina di sabato scorso con errore arbitrale contro il mio Napoli.
E sorride.
Capito. Tale l’enormità della scoperta di questa Amerika del nostro Auricchio che ci sentiamo tutti più o meno spaesati. Quasi in esilio. Fuori c’è un paese reale e sicuro di sé e della sua storia e di come questa storia nasca pulita al sicuro e coperta da quella gran brava ragazza della cicogna. Qui dentro invece abbiamo appena dato un’occhiata a come nasce realmente un bambino. Guardiamo l’unica cosa che brilli. Guardiamo come sempre il fondoschiena con strass della Morescanti che esce a fumare ma stavolta con l’umanità di chi saluta in pieno mare una barca lontana.
Tutto pur nella opacità (quei brillantini a parte) è purtroppo chiaro. Auricchio l’agnostico non ha fatto nulla in un senso o nell’altro. Come un robot senz’anima. A Moggi gliel’ha uccisa, a lui trovargliela probabilmente. S’è mosso come un molosso trentenne della vecchia provincia. Con imperizia, violenza. Come imbucato da qualcuno a una festa. Fuori dal mondo. Il suo. Al di là dei suoi giri soliti, delle sue scarne esperienze. L’utile attor giovane da sfruttare perché senza prudenze. In un mondo con città di regole che non conosceva, a contatto con uomini ma con una umanità che per età non aveva. Al di là del bene, mettendo dunque al di qua soltanto il male.
Al telefono capiva che qualcuno sarebbe morto e per ogni morto vivente seppelliva in informativa il necrologio dei correttori di bozze attenti alle vendite di Corriere e Gazzetta. Non ha fatto nulla. A parte capire male.
Mentre aspetto Moggi, Auricchio si mescola a noi fuori. E’ la seconda volta che glielo vedo fare. Non fa più il numero dell’assistente del mago, entrare e uscire solo dal retro. L’altra volta andavano al Roxy bar, lui, Narducci e Capuano ridendo in faccia al mondo infame. Ora sta lì da solo. A due passi da me. Appena più basso di me. Sul metro e statura normale. Fuma il sigaro come Moggi. Sembra nervoso. Pare voglia farsi perdonare dai colori tenui e insapori dei calzoni e maglioncini che indossa. Gli cadesse di tasca una donna nuda, sarebbe davvero l’uomo medio in carne ed ossa. Mentre fuma, mette le mani in tasca e sembra fare saltelli salendo sulle punte. Mi sposto perché francamente. Sembra seguirmi, in realtà va a salutare gli avvocati delle parti civili. Dice grazie. Esce Moggi. Non dice scusa. Continua a fare su e giù sulle punte. La tragedia che ha causato gli è tutta intorno. Sembra allora per un riguardo volersene mettere almeno all’altezza.
Vincenzo Ricchiuti
Cronache di poveri accusanti
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22. mar, 2010

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e quindi?
E quindi oggi c'è l'udienza "verità". :)
Spero che il tuo, nostro ottimismo sia giustificato!!
intanto fatevi una risata su quello e come scrive la rosa dell'argomento… Non so se piangere o ridere tale e' la differenza del trattamento che riservano ad Auricchio… Ho deciso: mi ink…o!