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	<title>Il Blog dell&#039;Uccellino di Del Piero ™ &#187; Le partite della Juventus</title>
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	<description>Blog di calcio giocato e cinguettate! Di Antonio Corsa</description>
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		<title>Analisi tattica: Juventus-Lione 2-1 (Amichevole)</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Jul 2010 12:08:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Barcellona</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi tattica]]></category>
		<category><![CDATA[Partite amichevoli]]></category>
		<category><![CDATA[Amichevole]]></category>
		<category><![CDATA[Lione]]></category>

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		<description><![CDATA[(di Fabio Barcellona)
Continuiamo ad analizzare il cammino della Juventus di Delneri verso i primi impegni ufficiali della stagione e verso l’inizio del campionato.
L’amichevole contro il Lione arriva 5 giorni prima del match d’esordio ufficiale della stagione, il preliminare di Europa League contro lo Shamrock Rovers, campione di Irlanda. Per questo test amichevole Gigi Delneri sceglie, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-17922" title="del piero" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/07/del-piero.png" alt="" width="276" height="163" /><em>(di Fabio Barcellona)</em></p>
<p style="text-align: justify;">Continuiamo ad analizzare il cammino della Juventus di Delneri verso i primi impegni ufficiali della stagione e verso l’inizio del campionato.</p>
<p style="text-align: justify;">L’amichevole contro il Lione arriva 5 giorni prima del match d’esordio ufficiale della stagione, il preliminare di Europa League contro lo Shamrock Rovers, campione di Irlanda. Per questo test amichevole Gigi Delneri sceglie, come interpreti iniziali, per il suo 4-4-2 i seguenti undici: Storari tra i pali, Motta e De Ceglie terzini, Legrottaglie e Chiellini difensori centrali; Martinez e Lanzafame esterni offensivi, Sissoko e Marchisio interni; di punta Del Piero ed Amauri. Nel secondo tempo subentranno, sostituendoli nel ruolo, Grygera per Motta, Ekdal per Marchisio, Poulsen per Sissoko, Pepe per Martinez, Pasquato per Lanzafame, Diego per Del Piero e Trezeguet per Amauri.</p>
<p style="text-align: justify;">Le indicazioni tattiche offerte dalla prima amichevole di livello, quella con l’Amburgo, sono state confermate contro il Lione e la squadra è apparsa un po’ più avanti nello sviluppo in campo dei dettami tattici del mister.</p>
<p style="text-align: justify;">Le scelte di Delneri in fase di non possesso palla sembrano piuttosto chiare. Le linee di centrocampo e difesa sono piuttosto vicine e compatte. Nella partita con  il Lione la linea di inizio della pressione, rispetto al precedente match, è stata avanzata di una decina di metri (probabilmente per merito di una condizione ateltica migliore) con conseguente innalzamento della linea difensiva. Si conferma come le due punte si schierino in orizzontale in fase di non possesso, a marcare i due centrali avversari, togliendo loro la possibilità della giocata in verticale ed invitandoli, invece, al giro palla verso il terzino, vero innesco del pressing bianconero che vede nella linea laterale un buon alleato. La fase di pressing ha origine appunto con l’esterno offensivo che pressa con decisione il terzino in procinto di ricevere la palla in orizzontale. Il movimento deciso dell’esterno, innesca i movimenti degli interni verso i centrocampisti avversari e quello del terzino del lato sull’esterno offensivo del lato. Anche la partita con il Lione ha mostrato, per quanto riguarda la difesa sul lato forte, come la scelta di Delneri sia quella di creare grossa densità sul lato del pallone, con raddoppi veloci e decisi sugli esterni avversari in possesso del pallone: se in posizione ultra difensiva il raddoppio in aiuto al terzino è effettuato con estrema rapidità dal centrale del lato, in posizione intermedia, dato che sul lato forte l’esterno va a pressare alto, al raddoppio è deputato l’interno di centrocampo. La posizione molto stretta e vicina al centrale del terzino sul lato debole è figlia della scelta di creare grossa densità sul lato del pallone. La scelta di Delneri sul lato debole è invece, come già visto contro l’Amburgo, quella di abbassare, quasi come “quinto” di difesa, l’esterno offensivo del lato opposto alla palla. Qualche novità si è vista nella fase di transizione dalla fase di possesso a quella di non possesso, con una maggiore ricerca della pressione immediata nella zona dove si è perso il pallone, e con la linea difensiva sempre formata da tre giocatori, i due centrali e il terzino dal lato opposto del pallone. Infatti, in fase di possesso palla, a dare supporto e sovrapposizioni alla manovra, è deputato il terzino del lato dove si sviluppa il gioco, con il terzino dal lato opposto che stringe verso il centrale.</p>
<p style="text-align: justify;">La fase di possesso palla ha mostrato maggiori opzioni rispetto alla partita con l’Amburgo. Il gioco si sviluppa essenzialmente palla a terra, con la partecipazione attiva dei centrali difensivi. I terzini, come già visto contro l’Amburgo, stanno generalmente bassi ad inizio azione, per poi alzarsi sulla ricezione dell’esterno. Rispetto al match precedente però, si è notato qualche movimento supplementare per lo sviluppo iniziale dell’azione. Ad esempio, con palla al difensore centrale,  l’esterno offensivo del lato viene incontro al pallone, tagliando oltretutto leggermente verso l’interno, creando spazio all’inserimento profondo del terzino; lo spazio liberato dal terzino è spazio utile alla ricezione dell’interno di centrocampo che in tale maniera viene inserito nel gioco ad inizio manovra. Le soluzione possibili per il centrale sono la giocata verticale verso l’esterno (che, come in un caso nel primo tempo con Lanzafame-De Ceglie può servire di prima la sovrapposizione del terzino), l’appoggio verso l’interno liberatosi verso lo spazio creato dal terzino o il cambio di gioco verso l’esterno offensivo dal lato opposto. Quest’ultima soluzione di gioco è possibile vista la caratteristica posizione degli esterni offensivi ad inizio manovra: ampia e alta, sulla stessa linea delle punte. Il terzino avversario sul lato debole, inevitabilmente più o meno stretto sul proprio centrale, lascia sempre una ricezione utile (pur sempre dopo un lungo lancio in diagonale) all’esterno offensivo dal lato debole che staziona nei pressi della linea laterale. La manovra offensiva è arricchita da continue sovrapposizioni dei terzini sugli esterni e, con la presenza di Marchisio, da incursioni dell’interno sulla linea offensiva. La squadra attacca con molti uomini e l’area è sempre ben presidiata in tutta la sua ampiezza. Ancora non ben sviluppati, indipendentemente dall’opaca prova di Del Piero e da quella invece brillante di Diego, i movimenti e le ricezioni della seconda punta che gioca in verticale alla prima.</p>
<p style="text-align: justify;">Le prime impressioni della Juve di Delneri sono quelle di una squadra molto organizzata, con una fase di non possesso palla aggressiva e dai principi chiari e riconoscibili. Grosso impegno atletico è richiesto agli esterni offensivi, in grado di giocare tutti i 100 e più metri del campo da calcio, ai terzini, chiamati a dare continuo supporto alla manovra offensiva e agli interni di centrocampo, chiamati a responsabilità in una grossa fetta di campo in orizzontale. La manovra offensiva viene pensata come ampia, con copertura di tutta la larghezza del campo per aprire la difesa avversaria, con ricerca della profondità continua da parte degli esterni e di grossa dinamicità. Siamo all’anno zero della ricostruzione tecnico-tattica. I principi su cui si baserà il gioco di Delneri appaiono davvero distanti da quelli della Juventus di Ferrara. Si riscrive tutto. Si spera nella disponibilità degli allievi ad imparare.</p>
<p style="text-align: justify;">Una piccolo commento riguardo ai singoli calciatori. Particolarmente adatti al gioco di Delneri appaiono Motta e Pepe, dotati di dinamicità e capacità di corsa fuori dal comune. Tra gli interni, la presenza di Marchisio ha arricchito la fase offensiva degli inserimenti che, facendo un paragone con le precedenti squadre di Delneri, hanno portato alla ribalta Perrotta nel Chievo del tecnico di Aquileia. Agli interni è richiesta la copertura di una grossa porzione orizzontale di campo e, tra gli interni attualmente in rosa, Sissoko appare più adatto di Melo a questo compito. Si spera che l’attenzione del tecnico friulano ai movimenti e al comportamento dei difensori faccia ripartire il processo di crescita tattico di Chiellini che si è arrestato (anzi, probabilmente è regredito) durante la scorsa stagione. E, qualora rimanesse Diego, si confida che Delneri, riesca a migliorare la qualità delle ricezioni del brasiliano, sempre troppo attratto dalla palla. Dalla qualità delle ricezioni di Diego (in termini di tempistica, spaziatura e dinamicità) dipende la qualità delle sue giocate susseguenti, che, potrebbe essere davvero alta.</p>


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		<title>Analisi tattica: Amburgo-Juventus 0-0 (Amichevole)</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Jul 2010 10:00:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Barcellona</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(di Fabio Barcellona)
Una breve quanto doverosa premessa. Si è giocato il 18 luglio, al sedicesimo giorno dopo l’inizio degli allenamenti. Chiaramente solo Del neri, i suoi collaboratori e i preparatori atletici sanno a che punto di sviluppo tattico, tecnico e atletico debba essere la squadra il 18 luglio. Quindi non ci sarà alcun giudizio di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/07/amburgo.png"><img class="alignleft size-full wp-image-17696" title="amburgo" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/07/amburgo.png" alt="" width="276" height="163" /></a>(di Fabio Barcellona)</em></p>
<p style="text-align: justify;">Una breve quanto doverosa premessa. Si è giocato il 18 luglio, al sedicesimo giorno dopo l’inizio degli allenamenti. Chiaramente solo Del neri, i suoi collaboratori e i preparatori atletici sanno a che punto di sviluppo tattico, tecnico e atletico debba essere la squadra il 18 luglio. Quindi non ci sarà alcun giudizio di valore in questo articolo. Sarebbe davvero poco serio. Solamente qualche breve indicazione tattica che è emersa nell’amichevole di Lubecca contro l’Amburgo, tenendo anche in questo caso presente che il lavoro è cominciato appena sedici giorni fa. Per cercare di capire quale potrà essere l’evoluzione tattica della Juventus 2010/11 e parlare un po’ di calcio giocato riferito ai colori bianconeri.</p>
<p style="text-align: justify;">La Juventus ha affrontato il primo tempo con il 4-4-2 tanto amato da Del Neri. Storari tra i pali; linea difensiva composta da destra a sinistra da Motta, Legrottaglie, Ferrero e De Ceglie. In mezzo al campo, sulle ali Martinez a destra e Lanzafame a sinistra, con Ekdal e Sissoko interni. Trezeguet e Diego di punta.  Nel secondo tempo, sono cambiati gli uomini, ma il 4-4-2 è rimasto lo stesso.</p>
<p style="text-align: justify;">0Le prime indicazioni emerse nella fase di non possesso palla sembrano mostrare come Delneri abbia come priorità quella di tenere vicine le linee di difesa e centrocampo, senza preoccuparsi eccessivamente di portare un pressing in zona offensiva. Il primo compito della squadra, appena persa la palla, non è tanto quello di riconquistarla immediatamente, quanto quello di ricompattare le linee; fatto questo comincia la pressione sul  pallone, che, contro il 4-4-2 dell’Amburgo,  partiva generalmente con l’esterno offensivo sul lato del pallone che usciva sul terzino avversario che stava per ricevere il pallone a seguito del giro palla difensivo. Un paio di cose interessanti da sottolineare. Primo: contro una squadra che schierava un 4-4-2, Diego e Trezeguet, in fase di non possesso, hanno giocato sulla stessa linea, pressando i due centrali difensivi avversari senza che uno dei due si ponesse dietro, in verticale sulla prima punta, a mettere in ombra il centrocampista basso avversario. Come conseguenza di questo atteggiamento, i movimenti dei due centrocampisti dell’Amburgo erano coperti dai movimenti dei due interni della Juve e i ripiegamenti tra le linee delle punte avversarie gestiti dai centrali difensivi. Secondo: come detto, l’esterno sul lato della palla esce alto in pressione, accompagnato dai movimenti degli interni di centrocampo. Il quarto di centrocampo (l’esterno del lato opposto), in genere non si accoda all’interno di centrocampo, ma si abbassa a fare il “quinto di difesa” consentendo al terzino del lato debole di stare molto stretto e vicino al centrale. La linea dei quattro difensori si muove molto avanti e indietro con grande attenzione agli stimoli di “palla coperta-palla scoperta”, “palla dietro-palla avanti”. Se puntata e senza la protezione dei centrocampisti la linea dei quattro si stringe tantissimo, concedendo palesemente l’esterno all’attacco avversario anche al fine di guadagnare tempo e consentire il recupero di più uomini possibili. Come già detto, i movimenti degli attaccanti a venire incontro al pallone, sono gestiti dai centrali, con conseguenti movimenti di copertura degli altri componenti la linea.</p>
<p style="text-align: justify;">La fase di possesso palla parte in genere con un giro palla tra i difensori. I quattro del reparto difensivo si schierano in linea, con i terzini alla stessa altezza dei centrali. Le uscite preferenziali non sembrano comprendere ricezioni dei centrocampisti direttamente dai difensori, ma piuttosto combinazioni tra terzino ed esterno e, solo in un secondo tempo, il coinvolgimento degli interni. Con palla al terzino, solitamente. l’esterno offensivo dal lato della palla si muove largo verso la palla cercando di ricevere per poi scaricare verso l’interno, ovvero taglia dentro, in maniera però non troppo profonda, liberando la spazio in fascia per il movimento di una punta. L’esterno dal lato debole invece rimane alto e profondo, pronto a ricevere la palla dal cambio di gioco diretto del terzino o del centrale del lato opposto. Il lancio lungo di Motta o Legrottaglie verso Lanzafame dal lato opposto è stata la migliore arma offensiva della Juventus del primo tempo. Gli interni giocano piuttosto coperti, limitando gli inserimenti profondi e hanno il compito di fare circolare la palla verso gli esterni, dove, chiaramente si trova la fonte del gioco di Delneri. I terzini si sovrappongono agli esterni quando questi sono in possesso di palla, rimanendo, come già detto, piuttosto bassi in fase di avvio dell’azione. Diego, in fase di possesso palla ha giocato in verticale con Trezeguet, ricevendo il pallone quasi sempre venendo incontro e raramente attaccando gli spazi laterali e/o verticali (non so bene quanto questo faccia piacere a mister Delneri). La squadra nel suo complesso cerca di occupare tutta l’ampiezza del campo e l’obiettivo sembra quello di fare giungere la palla sugli esterni nella posizione più profonda possibile. Lo scaglionamento in profondità non è particolarmente ricercato e ciò comporta una riduzione delle possibili linee di passaggio.</p>
<p style="text-align: justify;">Appare evidente che la squadra cerchi di giocare secondo principi difensivi ed offensivi totalmente diversi da quelli dello scorso anno. Difensivamente la squadra giocherà un calcio molto attento ai movimenti reciproci e di reparto, impegnato ad occupare gli spazi e le linee di passaggio, con pochi principi di difesa “ad uomo”. Offensivamente la squadra appare preoccupata essenzialmente di cercare l’ampiezza e da lì partire per cominciare davvero ad attaccare. Come è noto, ma se ne è avuta conferma già da quest’amichevole contro l’Amburgo, gli esterni offensivi di Delneri devono avere grossa capacità di corsa, abbinata a qualità in fase offensiva. Si trovano a dovere ripiegare in maniera profondissima a fare il “quinto di difesa” e quindi ad attaccare senza soluzione di continuità la profondità o il secondo palo in caso di cross dal lato opposto. Gli interni devono essere grossi lavoratori ed avere discrete geometrie. I difensori partecipano all’inizio della manovra, e un discreto piede non è certo disprezzato. Occorre un centravanti capace di muoversi in area sui palloni provenienti dagli esterni, ma anche capace di muoversi sul fronte di attacco e fare salire la squadra; una seconda punta che, oltre a cucire il gioco tra le linee attacchi gli spazi creati dagli esterni e dal centravanti. E, in ogni caso, vista la tipologia di gioco di mister Delneri, il suo calcio va giocato con intenstità elevata , aggressività e condizione atletica, pena scarsa efficacia in fase difensiva e piattezza in fase offensiva. Non potrà essere una Juve a basso ritmo.</p>


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		<title>Mondiale Italiano: analisi (tattica) di un disastro annunciato</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Jun 2010 12:12:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Barcellona</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi tattica]]></category>
		<category><![CDATA[Calcio internazionale]]></category>
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		<description><![CDATA[(di Fabio Barcellona)
Se la squadra nazionale è la spia dello stato di salute di un movimento calcistico, la spia ha funzionato benissimo e ha fatto scattare l’allarme necessario. Si, perché il calcio italiano è un calcio malato. Lippi ha compiuto una caterva di errori, ci si può sbizzarrire: da Cannavaro, Camoranesi e Gattuso nella lista [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><img class="alignleft size-full wp-image-16757" title="azzurri" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/06/azzurri.png" alt="" width="276" height="163" />(di Fabio Barcellona)</em></p>
<p style="text-align: justify;">Se la squadra nazionale è la spia dello stato di salute di un movimento calcistico, la spia ha funzionato benissimo e ha fatto scattare l’allarme necessario. Si, perché il calcio italiano è un calcio malato. Lippi ha compiuto una caterva di errori, ci si può sbizzarrire: da Cannavaro, Camoranesi e Gattuso nella lista dei 23 a Marchisio vagante per il campo, passando per infiniti altri errori. Vero è anche che il livello del materiale umano a disposizione è veramente basso: a casa sono rimasti Cassano, Balotelli (non certo Messi o C. Ronaldo), ma rimpiangere Miccoli da la misura della povertà del football di casa nostra. D’altronde solo chi ha il prosciutto negli occhi può negare l’innegabile bruttezza della nostra serie A. Cose già dette: stadi decrepiti, vuoti e ostaggio di tifoserie delinquenti, politiche federali discutibili, stampa sportiva inadeguata e spesso tifosa (nel senso deteriore del termine), moviole, proteste e cultura sportiva inesistente. Questo il contorno. Pessimo. E dentro il rettangolo di gioco, le cose non vanno molto meglio. Anzi. Il livello di gioco e di spettacolo del nostro campionato precipita e la competitività dei nostri club a livello internazionale, a dispetto della Champions League vinta dall’Inter è in picchiata. Il Milan umiliato dal Manchester United, la Juventus e la Roma fatti fuori dal Fulham e dal Panathinaikos. L’Inter, con nessun italiano (nemmeno l’allenatore) tra i suoi titolari fa storia a sè. I segnali c’erano tutti e non si capisce bene perché avremmo dovuto essere competitivi in questo Mondiale (certo, magari battere una tra Slovacchia e Nuova Zelanda…). Il problema è: come si è arrivati a questo punto? Le motivazioni sono molteplici e complesse. Mi limito ad affrontare i problemi maggiormente collegati a quanto accade dentro il campo, tralasciando tutti quelli (economici, manageriali, politici) che stanno fuori dal campo.</p>
<p style="text-align: justify;">Cosa vedo durante le partite del campionato italiano? Vedo ruminare calcio. Vedo troppi calciatori inadeguati a quello che vorrebbe essere uno dei campionati più belli del mondo. Vedo paura e mancanza di fantasia. Vedo un pessimo calcio. Il calcio che si gioca in Italia è un calcio malato di tatticismo e povero di tattica. Mi spiego meglio. Intendo per tatticismo un atteggiamento che, basandosi su comportamenti e movimenti codificati, inibisce la capacità del singolo calciatore alla scelta individuale. Quando parlo di tattica mi riferisco a un disegno e a una filosofia adottata dall’intera squadra che viene innervata ed alimentata dalla capacità di ogni singolo calciatore di adottare le proprie scelte di gioco in funzione della situazione contingente. Lo stereotipo vuole il calcio italiano “bravo tatticamente” e ancora ci balocchiamo con questo luogo comune. Crediamo che il nostro sia “il campionato più difficile”. Ma poi vediamo che nelle Coppe Europee tutti giocano meglio di noi. Vediamo che gli altri campionati sono più belli. E, in questo Mondiale, vediamo Cile, Giappone, Messico, Uruguay giocare un calcio che noi ci sogniamo. Il calcio italiano non è “bravo tatticamente”; è, da almeno un decennio, “indietro tatticamente”. Il campionato di serie A non è il “più difficile”: è solo quello dove si gioca peggio.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché siamo malati di tatticismo e siamo rimasti indietro tatticamente? A mio modesto parere la colpa è del “sacchismo” inteso come pessima imitazione del rivoluzionario Arrigo Sacchi. E sì. Perché davvero Arrigo Sacchi rivoluzionò la maniera di giocare in Italia, introducendo in maniera definitiva la marcatura a zona, il pressing, la ferrea organizzazione di gioco, l’atletismo e la fisicità come elementi fondanti di una maniera di intendere il calcio. E, a scanso di equivoci, Arrigo Sacchi fu davvero un grande allenatore, capace di rivoluzionare e, in un certo senso, modernizzare, il calcio italiano.  L’inizio del declino del calcio italiano nasce, a mio modesto parere, con l’adozione indiscussa, fideistica ed ottusa del calcio di Sacchi a tutti i livelli della piramide calcistica italiana, in particolar modo nei settori giovanili. Gli ultimi grandi talenti (veri) del calcio italiano, Totti e Del Piero, hanno, non a caso secondo me, compiuto il loro percorso di formazione calcistica alla fine degli anni ’80, completato all’inizio degli anni ’90, in epoca pre-sacchiana per quanto riguarda i settori giovanili. L’ultimo grande difensore italiano è stato Maldini, anche lui formato in epoca pre-sacchiana e, anche stavolta non a caso, grandissimo interprete del calcio di Sacchi. E, ancora non casualmente, i Mondiali in corso sono stati i primi senza Del Piero e Totti, i primi della generazione successiva di calciatori italiani, i calciatori figli del “sacchismo”. Che a livello di settore giovanile ha portato ad insegnare ai giovani calciatori quasi esclusivamente quella che viene definita la “tattica collettiva” cioè l’applicazione integrale e indiscussa di schemi e movimenti di squadra (preferibilmente basandosi sul 4-4-2), sia in fase di possesso palla che in fase di non possesso palla. Tralasciando in maniera che oggi, a mio parere, ha portato a questo abbassamento del livello del calcio italiano, i principi di tecnica e di tecnica applicata o tattica individuale., dove per tecnica applicata o tattica individuale si intende il comportamento e le scelte del singolo calciatore finalizzate al raggiungimento di un vantaggio nella specifica situazione di gioco. Banalizzando al massimo si è insegnato ai calciatori a applicare in maniera acritica e fideistica uno schema, un set di comportamenti prestabiliti in funzione delle situazioni di gioco e ci si è dimenticati di insegnare loro  a calciare un pallone, a stoppare un pallone e a prendere decisioni autonome in risposta alla contingenti situazioni di gioco. Perchè il calcio è quello che viene definito uno “sport di situazione” reso oltremodo complesso dal fatto che si gioca con i piedi, ovviamente molto più imprecisi delle mani, con tanti giocatori per squadra, in spazi ampi e con discontinuità infinitamente minori di altri sport (es. basket). Ovvio che quindi le variabili in gioco risultano infinite e che la squadra “migliore tatticamente” sia quella in cui ogni componente sia in grado autonomamente di prendere le decisioni migliori (in termini di scelta della giocata, tempi, spazi, modi) all’interno del sistema e in funzione del comportamento degli avversari e dei compagni. Continuando a banalizzare e a semplificare: si sente dire ormai più spesso che nessuno è più capace di fare un dribbling. E’ vero. Ma non è che all’improvviso i calciatori italiani abbiano smesso di dribblare. Non glielo hanno insegnato e spesso glielo hanno impedito. E, in fase di selezione, chi lo sapeva fare è finito dietro a chi era capace di interpretare come un automa un 4-4-2. Giocatori come Alexis Sanchez e Beausejour, le due ali dribblomani del Cile, in Italia non esistono non certo perchè il DNA degli italiani è diverso da quello dei cileni. Gli esterni dovevano correre, occupare una porzione di campo sempre maggiore. E in Italia non abbiamo più un esterno offensivo. Abbiamo Pepe (volontà, volontà, volontà e nulla più) e poi persino l’italianista Marotta deve rivolgersi all’estero (Martinez, Riera, Krasic, Elia…). Si sente dire che i difensori italiani non sanno più marcare: è verissimo, gli hanno solo insegnato a coprire gli spazi e a fare le diagonali. Giustissimo, per carità. Ma non basta. Ed ecco che il Messico, il Cile si possono permettere una difesa a tre, perché i loro difensori marcano. Esempi banali che spero abbiano chiarito il concetto. Abbiamo sbagliato tanto, davvero troppo nella formazione dei calciatori. E ne paghiamo le conseguenze. Una generazione di calciatori incapaci di interpretare tatticamente al meglio le partite e poveri tecnicamente. La ricchezza di soluzioni offensive e difensive e le capacità tecniche del calcio spagnolo, olandese, persino tedesco, per non parlare del calcio sudamericano e di tanti movimenti minori noi le abbiamo perse.  E anche la selezione e la formazione degli allenatori è stata sbagliata. E oggi la maggior parte degli allenatori di casa nostra non riesce ad affrancarsi dal tatticismo, dalla cultura del risultato ad ogni costo e ottenuto, non attraverso il gioco, il coraggio, ma grazie al “cuore”, al “siamo soli contro tutti”, all’episodio favorevole. Perché, ammalati di “sacchismo” non hanno la fantasia, l’audacia e, fondamentalmente, le capacità di immaginare un calcio diverso.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco perché, brevemente, a mio parere, e limitandosi solo ad argomenti “tattici” l’Italia ha miseramente fallito a questi Mondiali ed ecco perché ci vorrà ancora del tempo per vedere il calcio italiano di nuovo ai vertici. Perché si raccoglia ciò che si semina.</p>


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		<title>Analisi tattica dei Mondiali/02 &#8211; Le squadre rimandate e bocciate dopo la prima giornata</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Jun 2010 09:10:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Corsa (ACB)</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi tattica]]></category>
		<category><![CDATA[Calcio internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Mondiali 2010]]></category>

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		<description><![CDATA[RIMANDATE
SUDAFRICA. Parreira schiera un 4-4-1-1 molto accorto, con i due esterni offensivi, Modise e Tshabalala bassissimi sulle tracce degli esterni messicani Aguilar e Salcido. Le linee di centrocampo e difesa sono molto strette tra di loro e Pienaar, la mezzapunta, e Mphela, il centravanti, lavorano per contrastare il possesso palla messicano. Primo tempo di puro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;"><strong><a href="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/06/analisi-tattica1.png"><img class="alignleft size-full wp-image-16415" title="analisi-tattica" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/06/analisi-tattica1.png" alt="" width="276" height="163" /></a>RIMANDATE</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>SUDAFRICA. </strong>Parreira schiera un 4-4-1-1 molto accorto, con i due esterni offensivi, Modise e Tshabalala bassissimi sulle tracce degli esterni messicani Aguilar e Salcido. Le linee di centrocampo e difesa sono molto strette tra di loro e Pienaar, la mezzapunta, e Mphela, il centravanti, lavorano per contrastare il possesso palla messicano. Primo tempo di puro contenimento e sacrificio. Nel secondo tempo, la stanchezza e una maggiore sfrontatezza, consentono ai sudafricani di contenere meglio i messicani e aprono alle ottime ripartenze dei Bafana Bafana che portano allo splendido gol di Tshabalala, al palo nel finale di Mphela e a tante situazioni pericolose.  I migliori il portiere Khune e gli esterni offensivi Modise e Tshabalala.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>MESSICO. </strong>Forse la più originale delle squadre viste al Mondiale oltre che piena zeppa di giovani pieni di talento. In situazione statica, con possesso palla a favore degli avversari (falli laterali,calci di punizione, palla in possesso del portiere), i centramericani si schierano con un 4-3-3 con Rafa Marquez davanti alla difesa ed Aguilar (’86) e Salcido terzini, con Osorio e Rodriguez centrali. Appena riconquistata la palla il Messico alza tantissimo gli esterni, allarga i due centrali, con Marquez che si abbassa tra i due disegnando di fatto un 3-4-3 molto offensivo. La disposizione in fase di possesso consente ai difensori, da cui parte la manovra, di avere soluzioni in ampiezza (con Aguilar e Salcido), in appoggio, coi mediani Torrado e Juarez (’88) e in verticale, nella zona dei trequartisti, con le due punte esterne Vela (’89) e Dos Santos (’89). Il Messico gioca corto, palla a terra, cercando spesso le punte esterne tra le linee (molto strette a dir la verità) dei sudafricani e dopo le giocate interne e i conseguenti movimenti dei difensori, rapide aperture verso gli esterni. Perso il pallone, il Messico cerca di riconquistarlo con velocità, non indietreggiando e pressando alto, atteggiamento ben riuscito nel primo tempo, meno nel secondo, quando le ripartenze del Sudafrica hanno fatto davvero male. Una maggiore efficacia negli ultimi sedici metri non guasterebbe. I migliori Giovani Dos Santos, ex Barca e Aguilar sulla destra.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>URUGUAY. </strong>Oscar Washington Tabarez schiera un 3-4-1-2 abbastanza classico per il calcio uruguagio, punta al pareggio e lo ottiene, peccando, forse, di  eccesso di prudenza. Squadra rognosa, piena di giocatori solidi e di carattere. In fase difensiva Diego Lugano è il centrale con Victorino e Godin ai suoi fianchi a completare il trio di centrali. Maxi Pereira a destra e Alvaro Pereira a sinistra si occupano prevalentemente di contenere Ribery e Govou, con Victorino e Godin pronti al raddoppio. In mezzo al campo Perez e Arevalo, infaticabili,  fanno legna con la collaborazione del trequartista Ignacio Gonzales. In avanti Forlan da solo tiene in apprensione la coppia Gallas/Abidal, mal supportato dal fantasma di Suarez. Buonissima la fase di non possesso, in cui la grinta e il dinamismo dei sudamericani hanno facilmente la meglio sui compassati francesi. Troppo timida la fase di possesso palla, con Forlan lasciato troppo solo a creare pericoli. I migliori il difensore Victorino, il moto perpetuo Perez e il sempreverde Forlan.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>NUOVA ZELANDA. </strong>Il tecnico Ricki Herbert schiera i semisconosciuti neozelandesi con un 3-4-3 puro. La fase di possesso palla è piuttosto essenziale, orientata alla ricerca della testa di una delle tre punte, schierate molto strette e vicine tra di loro, molto abili in questo fondamentale e quasi sempre vittoriose nel duello aereo con i difensori slovacchi. Il colpo di testa può essere innescato da un lancio in verticale direttamente dalla difesa; in questo caso la giocata è la spizzata e l’aggressione della palla delle altre due punte. Ovvero il possesso palla è orientato a far giungere la palla ai due esterni in proiezione offensiva al fine di arrivare a un cross per la testa degli attaccanti. In fase di non possesso, la squadra lavora in maniera piuttosto ordinata, sfruttando anche il pressing dei tre infaticabili attaccanti. Una squadra in definitiva piuttosto organizzata, dal gioco semplice, che cerca di sfruttare le caratteristiche migliori dei propri calciatori. Purtroppo per i neozelandesi, la cifra tecnica è davvero modesta.  Ma basta la corsa e l’organizzazione per mettere in crisi la Slovacchia che riesce ad andare in vantaggio solo con un gol viziato da un fuorigioco piuttosto evidente. Di testa, ovviamente, il gol dello storico pareggio neozelandese. I migliori il disoccupato 35enne Elliott, metronomo di centrocampo e la punta Smeltz.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>COSTA D’AVORIO. </strong>In panchina siede Sven Goran Eriksson che sceglie per l’esordio degli ivoriani il 4-3-3. Gervinho sostituisce al centro dell’attacco Drogba, con Dindane e Salomon Kalou ai fianchi. Squadra poderosa e molto attenta alla fase difensiva, gli africani imbrigliano alla grande il Portogallo, nella partita di livello tecnico-tattico più alto della prima giornata.  In fase di non possesso tutta la squadra si abbassa sulla linea di centrocampo del Portogallo, costringendo alla costruzione del gioco i centrali difensivi lusitani. La densità difensiva, unita alla forza fisica di tutti i componenti della squadra e all’aggressività, riducono la produzione offensiva portoghese a un tiro da lontanissimo di Cristiano Ronaldo, che colpisce il palo. E nel secondo tempo, la Costa d’Avorio prova anche ad offendere, risultando in definitiva più pericolosa degli avversari. Forse, con un minimo di sfrontatezza e coraggio in più, gli ivoriani avrebbero potuto portare a casa l’intera posta. I migliori, Kolo Tourè al centro della difesa, i terzino destro Demel e Yaya Toure nella classica posizione di mediano davanti alla difesa.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>PORTOGALLO.</strong> Carlos Queiroz schiera il Portogallo con un 4-2-3-1 che vede Liedson centravanti con Danny, Deco e C. Ronaldo in posizione di trequartisti. La squadra ha qualità, ma i ritmi sono troppi bassi; ciò consente alla nazionale ivoriana di schierarsi e di conseguenza a fare prevalere la propria forza fisica. Oltretutto Deco e Danny non sono in giornata di grazia e quindi l’attacco portoghese risulta inefficace contro il muro ivoriano. E nel secondo tempo, anche la difesa comincia a tremare sulle avanzate africane. Necessaria una maggiore adrenalina nel gioco. I migliori, il ventunenne terzino sinistro del Benfica Fabio Coentrao  e l’inesauribile mediano Raul Meireles.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>BRASILE.</strong> Annunciatissimo 4-2-3-1 per Carlos Dunga, con Elano, Kakà e Robinho a supportare Luis Fabiano, Melo e Gilberto Silva davanti al quartetto difensivo Maicon-Lucio-Juan-Bastos. Primo tempo di estrema complessità per i verde oro che, complice un Kakà formato Real Madrid (irriconoscibile rispetto ai tempi di Milano), non  riescono a venire a capo della difesa nord-coreana, sempre pronta a raddoppiare sui portatori di palla brasiliani e infaticabile a contendere ogni pallone. Solo una prodezza di Maicon, unita ad una ingenuità del portiere nordcoreano sbloccano il risultato. La manovra acquista maggiore fluidità col passare dei minuti, a causa di una calo di fisico dei coreani, che comunque, dopo il gol di Elano, riescono anche ad accorciare le distanze. Un Brasile in tono minore e in definitiva, a mio parere, sopravvalutato alla vigilia. Il migliore in attacco è Robinho, l’unico, con Kakà in queste condizioni ad elettrizzare la manovra. I due interni non vanno oltre l’ordinaria amministrazione in fase di possesso e non sembrano precisissimi in fase di non possesso. Rischiano contro Costa D’Avorio e Portogallo. I migliori, Robinho e, ovviamente, Maicon.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>COREA DEL NORD. </strong>5-3-1-1 per i nordcoreani , con i tre centrali a presidiare con precisione il centro dell’area, e  i tre centrocampisti molto mobili, pronti a raddoppiare sugli esterni e a fare densità in mezzo. Davanti la tecnica della mezzapunta Hong Yong Io e la velocità del centravanti Jong Tae Se. Il dinamismo e l’organizzazione tattica degli asiatici consentono loro, in fase di non possesso, di essere sempre in superiorità numerica in fase di non possesso e di conseguenza di avere la meglio sulla fase offensiva brasiliana. Le ripartenze vengono effettuate con precisione e rapidità, seppure con troppi pochi uomini. Al cospetto dei maestri brasiliani i nordcoreani fanno una buona figura, segnano un gol che regala loro per qualche minuto la speranza di pareggiare e confermano l’ottima impressione destata dal dinamico calcio dell’estremo oriente asiatico in questa prima giornata. I migliori i già citati Hong Yong Io che gioca in Russia nel Rostov e Jong Tae Se che gioca in Giappone nel Kawasaki Frontale. Assieme a loro, il veloce e tecnico esterno sinistro Ji Yun-Nam, autore del gol.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>NIGERIA. </strong>Il CT è lo svedese Lagerback che per affrontare l’Argentina opta per il 4-3-3. Il trio d’attacco è formato da Yakubu in posizione di centravanti e Obinna e Ogbuke Obasi punte esterne. In difesa la coppia centrale è composta da Shittu e Yobo, mentre i terzini sono Odiah del CSKA Mosca e Taiwo del Marsiglia. In mezzo al campo il trio composto da Kaita, Etuhu e Haruna. Il piano è quello di stare ben compatti e raccolti e sfruttare le ripartenze veloci del trio d’attacco facendo perno sulla boa Yakubu. Il piano però in gran parte fallisce perché la difesa dei nigeriani è troppo bassa per innescare con continuità le ripartenze attese. Peccato, perché quando sono riusciti a ripartire velocemente i nigeriani hanno mostrato di potere far male alla difesa Argentina. I migliori, il portiere Enyeama e il subentrato dalla panchina Oba Oba Martins.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>INGHILTERRA. </strong>4-4-2 d’ordinanza per Fabio Capello, che tra i pali sceglie Green, che lo tradisce col paperone della prima giornata del Mondiale, e in attacco affianca a Rooney il lavoratore Heskey. Gli esterni offensivi sono Lennon a destra e Milner a sinistra con la coppia Lampard e Gerrard in mezzo. Dietro Ledley King sostituisce Rio Ferdinand. Si inventa poco mister Capello, che basa il suo gioco sulle incursioni sulle fasce di Lennon e Milner, sugli inserimenti dei centrocampisti e sul talento di Rooney. Ma la squadra non è brillante, come costume delle squadre del tecnico italiano, e per di più non è nemmeno solida. King soffre a dismisura Altidore, e viene sostituito nell’intervallo da Carragher, che lo soffre ancor di più. La coppia di centrocampisti non sembra in grado di proteggere adeguatamente la difesa e, nonostante il gol di Gerrard, mortifica in una certa misura le doti di inserimento senza palla dei due componenti la coppia. Nonostante tutto e grazie al talento messo in campo, l’Inghilterra rischia di vincere, ma, a dir la verità, anche di perdere. Forse sarebbe meglio inserire un centrocampista in più (l’unico in rosa è però Barry) capace di consentire a Lampard e Gerrard di potere gestire con maggiore tranquillità gli inserimenti offensivi e di proteggere meglio la difesa, e lasciare Rooney a giocare da centravanti unico come ha fatto in maniera memorabile per tutta la stagione al ManUtd. I migliori, Gerrard e Heskey, al netto dei gol sbagliati.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>USA. </strong>Coach Bradley risponde a mister Capello con un 4-4-1-1 con Altidore centravanti, Donovan e Dempsey sulle fasce e Findley alle spalle di Altidore. 4-4-1-1 molto dinamico, pronto alle ripartenze e al gioco verticale e aggressivo sui portatori di palla. Peccato per coach Bradley che la linea difensiva sia incapace di gestire situazione in spazi ampi e la volontà di tenere la linea alta si scontra con una lunga serie di errori di posizionamento. Disastrosi il centrale Demerit e il terzino sinistro Bocanegra, Onyewu si salva solo per la sua capacità di difendere i palloni alti dentro l’area. Ma fortunatamente team USA non paga troppo dazio alle imprecisioni difensive e da centrocampo in su si dimostra una signora squadra, ricca di idee, dinamismo, forza fisica e, con Donovan e Dempsey dotati anche di un certo talento tecnico. E rischiano di vincere la partita. I migliori, l’infaticabile interno Bradley (figlio del coach), davvero ottimo centrocampista, superbo in interdizione, ma capace anche di costruire con buone idee e costrutto, l’incontenibile Altidore che in nazionale, sembra sempre un giocatore devastante, ma soffre a ripetersi nei club e il pulitissimo Donovan, ormai una certezza a questi livelli.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ITALIA. </strong> Marcello Lippi opta per un 4-2-3-1. Le scelte, Cannavaro e Chiellini coppia centrale, Criscito a sinistra, fasce presidiate da Iaquinta e Pepe, Marchisio dietro il centravanti Gilardino. La squadra mostra discrete geometrie e buona condizione fisica, ma la qualità della squadra, specie nel quartetto offensivo non è sufficiente ad impensierire oltremisura la rognosa difesa paraguaiana. Sebbene poco impegnata, la difesa non appare impenetrabile. Buono lo spirito e l’abnegazione, qualche scelta davvero discutibile del CT (Marchisio mezzapunta, Iaquinta esterno), l’Italia ha dato l’impressione di avere fatto una buona partita, ma la buona partita di una piccola squadra. I migliori, gli interni De Rossi e Montolivo e l’inesauribile Pepe sull’out.<strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>PARAGUAY. </strong>4-4-2 molto elastico per il CT Gerardo Martino, pronto ad adattare le posizioni in campo dei suoi uomini in funzione delle esigenze tattiche contingenti. Difesa arcigna, giocatori solidi, ma davvero troppo rinunciatario il Paraguay, che limita i pericoli per Villar che praticamente si fa gol da solo, ma non incide sulle ripartenze, giocate con eccessiva prudenza e poca convinzione. La fase di non possesso è quella immaginata, efficace e con buon presidio degli ultimi 16 metri, la fase di possesso palla, una mezza delusione, probabilmente più per eccessivo timore dei campioni del mondo che per reali incapacità. I migliori il centrale Da Silva e l’esterno Vera.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;"><strong>BOCCIATE</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ALGERIA. </strong>Insieme alla Slovenia l’Algeria è protagonista della più brutta partita del Mondiale (e una delle più brutte di sempre…). I magrebini si schierano con un 4-4-2 piuttosto elastico, pronto a trasformarsi in un 5-4-1. Ritmi bassi, scarsa tecnica, poca voglia di aggredire, idee poche, ma confuse, C’è poco da dire sui deludentissimi algerini. I meno peggio, il duo del Portsmouth Belhadj e Yebda e il centrale difensivo Halliche.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>SLOVENIA. </strong>Nonostante la vittoria una delle più deludenti squadra del Mondiale. Il tecnico Kek disegna un 4-4-1-1 con Dedic alle spalle del centravanti Novakovic. Squadra abituata a difendere prima che ad attaccare, la Slovenia si trova a mal partito contro l’Algeria che aveva lo stesso piano tattico: difendersi.  Lentezza, prevedibilità e tecnica di base non eccelsa, la descrizione di una squadra molto fisica e poco brillante. Solo la papera del portiere algerino sblocca uno 0-0 che sembrava scritto sulla roccia. I meno peggio, il portiere dell’Udinese Handanovic e il terzino destro Brecko.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>SLOVACCHIA. </strong>4-2-3-1 per il tecnico Weiss, con Hamsik a occupare la posizione di interno in coppia con l’esperto Strba. Ritmi bassi, scarso movimento senza palla, poco supporto degli esterni difensivi alla manovra d’attacco: ecco spiegati i motivi per cui la modestissima Nuova Zelanda riesce a bloccare il gioco slovacco, che ha dei sussulti solamente con le accelerazioni del giovane Weiss e con la tecnica di Marek Hamsik. E dopo il gol in fuorigioco del centravanti Vittek, il tecnico Weiss decide di abbassare ulteriormente i ritmi e la squadra, cercando di mantenere il risultato di 1-0 piuttosto che cercare il raddoppio. E arretrando il baricentro della squadra commette l’errore fatale, agevolando di fatto, l’unica giocata con un minimo di efficacia degli avversari, il colpo di testa. La mancanza di coraggio e gli errori tattici presentano, in pieno recupero, l’amaro conto per gli slovacchi con il pareggio neozelandese. I migliori i già citati Weiss e Hamsik.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>GRECIA. </strong>L’eroe dell’Europeo 2004 schiera la Grecia con il 4-3-3 che vede Gekas centravanti e Samaras e Charisteas sulle fasce. In mezzo al campo il senese Tziolis in mezzo, con Karagounis e Katsouranis come mezzali. La Grecia è squadra lenta e dal modesto tasso tecnico, capace forse di giocare un calcio attendistico e di rimessa. Viene però travolta dal ritmo sudcoreano e il gol subito all’inizio costringe gli ellenici a una partita che non vogliono e non sanno fare. Il risultato finale è davvero modestissimo. I migliori i due terzini Seitaridis e Torosidos.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>FRANCIA. </strong>4-2-3-1 per la Francia di Domenech con Toulalan e Diaby in mediana, Govou e Ribery sugli esterni e Gourcuff alle spalle di Anelka. Ritmi bassi, poco movimento senza palla e prestazioni individuali negative da parte di Ribery e del sopravvalutatissimo Gourcuff; ovvio che la Francia sbatta senza costrutto sul muro uruguagio. E nelle (rare) ripartenze sudamericane la Francia trema con Gallas e Abidal che non sembrano muoversi con precisione sugli spazi ampi. I migliori, l’infaticabile Toulalan e il gunner Diaby. E poi (tra le altre cose) mi spieghi Domenech, come in un 4-2-3-1, Malouda finisca in panchina. E Nasri a casa.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>SERBIA. </strong>Grandi aspettative per la squadra serba che l’esperto Antic schiera con un classico 4-4-2. La squadra ha buonissime qualità individuali: Ivanovic, Vidic, Stankovic sono certezze assolute a livello mondiale, Krasic e Kolarov in rampa di lancio. Ma il complesso è deludente. Troppo prudente la squadra di Antic e troppo piatto il 4-4-2 proposto che, per essere realmente efficace avrebbe dovuto avere un’impennata di velocità sulle fasce che la deludente prova di Krasic e Jovanovic non ha fornito. Male assortita la coppia di attaccanti Zigic e Pantelic, che, sebbene con caratteristiche, diverse battono le stesse zone di campo. Persi poi gran parte dei duelli individuali e superati in forza e velocità dai ghanesi, i serbi perdono il match per l’espulsione di Lukovic e l’ingenuità di Kuzmanovic. I migliori, il subentrato Lazovic e Stankovic.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>AUSTRALIA. </strong>La squadra è sostanzialmente la stessa che aveva meravigliato 4 anni fa in Germania, ma più vecchia di 4 anni e con Pim Veerbek in panca al posto di Guus Hiddink. L’Australia prova a interpretare un 4-2-3-1 di grande aggressività e tenendo la linea alta, ma mancano le gambe e la linea difensiva è piuttosto ballerina e perforabile in spazi aperti. La scarsa qualità dei giocatori, compensata quattro anni fa da una ferrea organizzazione e da una splendida condizione fisica, si riflette sulla povertà della manovra offensiva, dove l’incursore Cahill è costretto dal CT a fare il centravanti, con risultati davvero poveri. I meno peggio Emerton e il subentrato Holman.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>CAMERUN. </strong>Deludentissimi i leoni Africa, che il titolato Paul Le Guen schiera con il 4-3-3 e scelte abbastanza discutibili. I camerunensi provano a fare la partita, ma la circolazione della palla è troppo lenta per mettere in difficoltà i dinamicissimi giapponesi e i movimenti senza palla inesistenti. E in fase difensiva, pur sovrastando per centimetri e chilogrammi gi avversari, la disastrosa coppia centrale N’Kolou e Bassong soffre, persino sulle palle alte, gli attacchi nipponici. Le Guen ha provato a ringiovanire la squadra, ma Matip (classe 1991) davanti alla difesa è apparso troppo acerbo,  N’Kolou (classe 1990) disastroso e Choupo Moting (classe 1989) in avanti abbastanza spuntato. Perché in mezzo al campo schierare Matip quando in rosa si hanno A. Song (classe 1987) e M’Bia (classe 1987), dirottato terzino destro. E perché scimmiottare Mourinho, tenendo largo e lontano dalla porta il tuo miglior giocatore, Eto’o, quando Mou può permettersi al centro dell’attacco Milito, mentre Le Guen può schierare il totem Webo? Il migliore, M’Bia come terzino destro e poco altro.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>DANIMARCA. </strong>La leggenda del calcio danese Morten Olsen prova a inceppare i meccanismi olandesi con un 4-2-3-1 votato al contenimento, imperniato sugli interni Poulsen e Jorgensen, provando a ripartire facendo leva su Bendtner in posizione di centravanti. Il piano riesce abbastanza bene nel primo tempo, in cui la densità dietro la linea del pallone e la marcatura quasi a uomo di Poulsen su Snejider bloccano il gioco degli olandesi, sebbene le ripartenze siano abbastanza rare ed inefficaci. Subito il rocambolesco primo gol, la squadra non ha la forza e le capacità tecniche di reagire, cercando di recuperare perde compattezza mostrando limiti offensivi evidenti e si trova in balia degli orange. Anche la coppia centrale Kjaer/Agger mostra tutti i suoi limiti una volta persa la protezione del resto della squadra. Ci si aspettava dai danesi qualcosa in più. I migliori, il portiere Sorensen e, fino a che è stato, in campo Bendtner.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>SPAGNA. </strong>I favoritissimi del Mondiale forniscono, in negativo, la grossa sorpresa della prima giornata, perdendo il match d’esordio con la Svizzera. Del Bosque opta per il 4-2-3-1 con Xabi Alonso e Busquets interni, Silva, Xavi e Iniesta, da destra a sinistra dietro l’unica punta David Villa. Nulla che non si sappia ormai del gioco delle Furie Rosse, che mantengono il possesso della palla e provano a perforare la difesa elvetica con giocate e triangolazioni palla a terra. Ma Xavi non è un trequartista, e non attacca mai gli spazi creati da Villa; Silva e Iniesta non si sporcano i calzettoni, girando lontano dalle zone calde, ed ecco che la sottile linea che separa il meraviglioso gioco iberico, da uno sterile tic-toc viene facilmente varcata, con la complicità dell’ottima organizzazione tattica e dell’aggressività degli svizzeri. E, con il passare del tempo e con l’aumentare della fatica, le ripartenze svizzere fanno sempre più male a un’imprecisa coppia Piquè/Puyol. Il passaggio al 4-4-2 con la coppia Torres (in pessime condizioni) e Villa al centro dell’attacco, Xavi arretrato in mediana e Jesus Navas largo sulla fascia destra, regala migliore ampiezza al gioco spagnolo, ma non sufficiente pericolosità per pareggiare la partita. I migliori, Xabi Alonso e, al suo ingresso, Jesus Navas.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>HONDURAS. </strong>I centramericani provano a giocare a viso aperto contro il Cile, schierando un 4-2-3-1 che ha in Palacios interno di centrocampo e nel barese Alvarez i suoi giocatori di punta. In un Mondiale dominato dalla paura un merito dell’Honduras è quello di giocarsi la partita senza stare troppo a preoccuparsi di difendersi ad oltranza. Le armi degli honduregni sono la velocità e la vivacità del trio di trqeuartisti dietro il centravanti Pavon, ma semplicemente i cileni sono più forti e l’Honduras, che tiene sempre alto il proprio quartetto offensivo, viene mano a mano travolto dal ritmo e dalla manovra cilena. I migliori, il terzino destro Mendoza e l’interno del Tottenham Palacios.</p>


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		<pubDate>Wed, 12 May 2010 13:45:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Barcellona</dc:creator>
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		<category><![CDATA[delneri]]></category>

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		<description><![CDATA[L’attuale tecnico blucerchiato ha quasi sempre schierato le sue squadre con un 4-4-2, ma, partendo l’analisi dai tempi del Chievo, per giungere ai giorni d’oggi alla sua Sampdoria, qualcosa è cambiato nel suo calcio.  Partiamo dal Chievo dell’inizio di questo decennio. Il Chievo di Delneri si schierava con un 4-4-2 che adottava soluzioni difensive molto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/gigi-del-neri.png"><img class="alignleft size-full wp-image-14718" title="gigi del neri" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/gigi-del-neri.png" alt="" width="276" height="163" /></a>L’attuale tecnico blucerchiato ha quasi sempre schierato le sue squadre con un 4-4-2, ma, partendo l’analisi dai tempi del Chievo, per giungere ai giorni d’oggi alla sua Sampdoria, qualcosa è cambiato nel suo calcio.  Partiamo dal Chievo dell’inizio di questo decennio. Il Chievo di Delneri si schierava con un 4-4-2 che adottava soluzioni difensive molto orientate alla difesa “di reparto” piuttosto che individuale. Caratteristica peculiare di quella versione del Chievo era la ricerca sistematica del fuorigioco, la difesa alta e il tentativo di non dare profondità agli attaccanti avversari rinunciando di fatto alle diagonali difensive. A supporto del comportamento adottato dal quartetto difensivo clivense (nella prima versione Moro, D’Angelo, D’Anna, Lanna, col nostro Legrottaglie in panca) la squadra adottava un pressing offensivo, molto bene organizzato, con i due esterni offensivi (Luciano e Manfredini) sempre in pressione sui terzini avversari. Deputati al raddoppio sugli esterni alti avversari in possesso di palla e contrastati dai terzini, erano i due centrocampisti (Corini e Perrotta). Di norma l’esterno offensivo del lato opposto non scalava a fare il ”quinto” di difesa, rimanendo alto, disponibile subito alle ripartenze. Da un punto di vista offensivo il Chievo di Delneri sfruttava con maestria e brillantezza l’ampiezza e la profondità, imponendo alla sua manovra un ritmo piuttosto sostenuto.  I due esterni d’attacco erano due ali vere, abili a saltare l’uomo e ad attaccare la profondità. La strutturazione del centrocampo prevedeva due giocatori che non avevano nella caratteristiche di interdizione la loro dote maggiore. Corini era il classico regista, abile a dettare i tempi della manovra e capace come pochi di giocare sul lungo (con il Chievo, l’ex grande promessa Corini si rilanciò alla grande tornando nel calcio che conta); Perrotta il centrocampista dinamico abilissimo negli inserimenti profondi partendo dalla zona mediana. La loro fase difensiva era basata sulla posizione e sui movimenti piuttosto che sulle loro caratteristiche individuali. In fase offensiva Corini era il centrocampista che si abbassava a ricevere dai terzini (da cui generalmente aveva inizio la manovra), mentre Perrotta, come detto, giocava sugli spazi creati dal movimento delle punte. Il gioco dei clivensi era un gioco molto verticale. Se non si passava da Corini, i terzini non disdegnavano di cercare direttamente le punte, fornivano l’appoggio iniziale per lo sviluppo della manovra offensiva. Quel Chievo schierava sempre due punte pure, molto vicine tra loro (l’ampiezza era data dagli esterni che di norma stazionavano in posizione piuttosto profonda) i cui movimenti erano sempre coordinati tra loro, giocando l’una sui movimenti dell’altra. Non infrequente lo schieramento con due punte pesanti (Corradi-Cossato o Bierhoff-Cossato) invece di quello classico che prevedeva una punta più mobile (Marazzina, Pellissier). Gli esterni offensivi non tagliavano mai dentro il campo, bensì, come già affermato, attaccavano la profondità in ogni situazione, sia su palla giocata direttamente sulla punta che nel caso in cui il gioco passava da Corini. La logica e tipica conclusione del primo Chievo di Delneri era il cross dal fondo, con l’area attaccata da un gran numero di uomini: le due punte, l’esterno dal lato opposto, il centrocampista (Perrotta) proveniente da dietro.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo i fallimenti con Porto, Roma, l’esperienza di Palermo e la retrocessione al suo ritorno al Chievo, Delneri si rilancia a Bergamo. E già qui troviamo della differenza tra l’Atalanta del tecnico friulano e il suo Chievo. L’Atalanta di Gigi Delneri non gioca solitamente un 4-4-2, ma un 4-4-1-1 con Doni nella classica posizione di trequartista e Floccari come unico terminale offensivo. La necessità e l’opportunità di coinvolgere il trequartista nel gioco  di Delneri porta a un gioco più manovrato e meno verticale di quello del Chievo. Doni è il leader, oltre che emotivo, anche tecnico della squadra. Gli esterni offensivi partecipano maggiormente alla fase di costruzione del gioco, attaccando la profondità in funzione dei tempi di sviluppo della manovra. La ricerca del fuorigioco è meno pronunciata rispetto ai tempi di Verona, anche se i concetti di difesa “di reparto” e di non concessione della profondità agli avversari rimangono dei perni della fase difensiva di Gigi Delneri.</p>
<p style="text-align: justify;">L’evoluzione tattica del tecnico di Aquileia si completa nella stagione corrente con la Sampdoria. La differenza più evidente sta nel posizionamento della linea difensiva. I blucerchiati difendono molto più bassi del Chievo di inizio decennio, pur confermando ancora una volta la cura per i movimenti di reparto e il rifiuto di concedere la profondità agli avversari, rinunciando alla disposizione in diagonale su una o due linee e all’arretramento sistematico anche su palla scoperta. Ovviamente, accompagnato a questo posizionamento della linea difensiva, c’è un pressing molto meno aggressivo sui portatori di palla e una linea di quattro centrocampisti che cerca di rimanere il più possibile stretta su quella dei difensori, togliendo di fatto lo spazio per la ricezione avversaria in posizione di trequartista tra le linee, considerando che la linea di centrocampo, difendendo anche essa basandosi molto sui movimenti reciproci, non prevede che uno dei due interni graviti nella zona del trequartista. Difendendo più bassi, spesso l’esterno offensivo del lato debole si trova a occupare la posizione di “quinto” di difesa. In attacco Delneri è tornato alle due punte, seppure con una punta abbastanza atipica come Cassano. In fase di non possesso Delneri non rinuncia a dare ampiezza al proprio gioco tenendo larghe le due ali (Semioli, Mannini, Guberti, Padalino), pronte, come al solito ad attaccare la profondità. Il gioco offensivo parte quasi sempre, dopo un giro palla, dai terzini che appoggiano il gioco sull’esterno del proprio lato o direttamente sulla punta (generalmente Pazzini) che viene incontro a fungere da fulcro per la manovra. Spesso la seconda punta (Cassano) viene innescata proprio a seguito della ricezione della prima. La capacità del barese di saltare l’uomo , uscendo dal dribbling, di servire con precisione gli inserimenti profondi degli esterni, costituiscono la principale arma offensiva della Sampdoria. La finalizzazione maggiormente frequente delle azioni blucerchiate prevede la rifinitura dal fondo degli esterni per le doti realizzative di Pazzini. Dei due interni, Poli è quello che talvolta si inserisce sulla linea di attacco, con Palombo, ottimo in interdizione, che rimane sempre in appoggio.</p>
<p style="text-align: justify;">Passando dal Chievo di circa dieci anni fa alla Sampdoria attuale sono rimasti alcuni punti fermi nel gioco di Delneri.</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>La      difesa (a quattro) di reparto e il tentativo della linea difensiva di non      dare mai profondità all’azione avversaria</li>
<li>La      presenza di due esterni offensivi sempre molto larghi, in grado di dare      ampiezza alla manovra. Il sistema di gioco del tecnico friulano non può      prescindere dalla presenza di esterni offensivi di buona corsa, in grado      di attaccare la profondità e di saltare l’uomo.</li>
<li>Lo      sviluppo della fase offensiva essenzialmente sulle fasce laterali con      ricerca del cross dal fondo</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Il gioco del tecnico di Aquileia è nel frattempo diventato meno “spumeggiante” se mi si concede il termine. La linea della difesa si è abbassata, la ricerca del fuorigioco sistematico è diminuita e il pressing è molto meno offensivo, mentre viene privilegiata la ricerca della vicinanza tra le linee di centrocampo e di difesa.  In fase di possesso il gioco è diventato meno verticale, più ragionato e ha assorbito la presenza di un trequartista (Doni) o di una punta piuttosto atipica quale Cassano.</p>
<h5 style="text-align: justify;">Fabio Barcellona</h5>


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		<title>Analisi tattica: Rafa Benitez</title>
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		<pubDate>Thu, 06 May 2010 20:08:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Barcellona</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi tattica]]></category>
		<category><![CDATA[Calciomercato 2010-11]]></category>
		<category><![CDATA[Benitez]]></category>

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		<description><![CDATA[Abbiamo seguito il Liverpool di Rafa Benitez nelle due partite di Europa League contro l’Atletico Madrid e nella partita di campionato casalinga contro il Chelsea.
SCHIERAMENTO STATICO

In tutte e tre le partite analizzate (come del resto quasi sempre) il Liverpool si è schierato con il consueto 4-4-1-1.


L’unica sostanziale differenza tra gli schieramenti utilizzati nelle tre partite [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Abbiamo seguito il Liverpool di Rafa Benitez nelle due partite di Europa League contro l’Atletico Madrid e nella partita di campionato casalinga contro il Chelsea.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="text-decoration: underline;">SCHIERAMENTO STATICO<br />
</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">In tutte e tre le partite analizzate (come del resto quasi sempre) il Liverpool si è schierato con il consueto 4-4-1-1.</p>
<p style="text-align: center;"><strong><a href="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-14491" title="Fig.1" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.1.jpg" alt="" width="336" height="515" /></a><br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;">L’unica sostanziale differenza tra gli schieramenti utilizzati nelle tre partite si è avuta nella strutturazione del centrocampo; a Madrid, nella partita di andata di coppa, i due interni di centrocampo (il n°4 e il n°8 della figura) erano Lucas e Mascherano, con Gerrard nella posizione di mezzapunta (n°10) mentre nel ritorno di coppa e nella partita con il Chelsea i duen interni sono stati Lucas e Gerrard con Aquilani come mezzapunta. Questa diversa strutturazione ha portato due diverse interpretazioni del 4-4-1-1 (le vedremo in seguito) che, per il resto è rimasto invariato nelle tre partite.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="text-decoration: underline;">FASE DIFENSIVA<br />
</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Nella figura che segue vediamo il Liverpool schierato difensivamente con il suo 4-4-1-1.</p>
<p style="text-align: center;"><strong><a href="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-14493" title="Fig.2" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.2.jpg" alt="" width="552" height="327" /></a><br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;">In genere il Liverpool non effettua con continuità un pressing  in zona offensiva. Preferisce compattarsi, stringere le linee di centrocampo e difesa e iniziare la pressione sugli avversari in zona mediana. Il pressing offensivo è attuato episodicamente all’interno della partita, con improvvisi innalzamenti del ritmo e delle linee. Il comportamento dei giocatori del Liverpool è abbastanza leggibile e ben definito. In genere il centravanti “balla” tra i due centrali difensivi avversari e la mezzapunta copre (mettendolo in ombra o contrastando) il centrocampista basso avversario. I movimenti della linea dei 4 di centrocampo variano in funzione della zona di pressione della palla. Il terzino avversario in possesso di palla è affrontato dall’esterno di centrocampo (n°7 e n°11); se la pressione è portata in zona offensiva e/o mediana l’interno di centrocampo del lato forte va in pressione sul centrocampista avversario, l’interno più lontano copre in diagonale il compagno e l’esterno dal lato opposto taglia dentro il campo per fare densità nella zona del pallone e contrastare, eventualmente i centrocampisti avversari.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella figura che segue il set di movimenti descritti contro il 4-3-3 del Chelsea di Ancelotti con palla in possesso del terzino sinistro del Chelsea (n°3).</p>
<p style="text-align: center;"><strong><a href="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.3.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-14494" title="Fig.3" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.3.jpg" alt="" width="336" height="515" /></a><br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Nell’esempio che segue, vediamo l’esterno destro offensivo andare in pressione alta e i movimenti dei due interni Lucas e Gerrard. Sullo scarico centrale Lucas esce in pressione e Benayoun stringe dentro il campo riuscendo infine a recuperare il pallone.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.4.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-14495" title="Fig.4" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.4.jpg" alt="" width="552" height="327" /></a><a href="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.5.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-14496" title="Fig.5" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.5.jpg" alt="" width="552" height="327" /></a><a href="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.6.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-14497" title="Fig.6" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.6.jpg" alt="" width="552" height="327" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Saltato però il primo pressing, in situazione di difesa bassa, i movimenti dei 4 di centrocampo sono diversi, con i due esterni attenti ad occupare maggiormente l’ampiezza del campo (l’esterno del lato basso non “taglia dentro”) e a interessarsi dei movimenti dei terzini avversari. Nella figura che segue (partita di andata contro l’Atletico Madrid) si osservi la posizione dell’esterno offensivo del alto debole (in questo caso Kuyt).<strong></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><a href="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.7.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-14498" title="Fig.7" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.7.jpg" alt="" width="552" height="327" /></a><br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La linea dei 4 difensori non è in genere particolarmente alta e mostra peculiare attenzione per la posizione degli attaccanti, marcati piuttosto da vicino anche a scapito delle distanze orizzontali tra i componenti della linea.</p>
<p style="text-align: justify;">Nelle figure seguenti si nota che i due centrali Carragher e Kyrgiakos privilegiano la marcatura stretta sugli attaccanti del Chelsea rispetto alla vicinanza reciproca; la distanza tra i due è piuttosto ampia.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.8.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-14499" title="Fig.8" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.8.jpg" alt="" width="552" height="327" /></a><a href="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.9.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-14500" title="Fig.9" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.9.jpg" alt="" width="552" height="327" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Anche i terzini, sul lato debole, “stanno vicini” ai loro avversari; vediamo nella figura seguente Mascherano (schierato terzino destro) sul lato opposto del pallone, marcare da vicino il proprio avversario.</p>
<p style="text-align: center;"><strong><a href="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.10.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-14501" title="Fig.10" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.10.jpg" alt="" width="552" height="327" /></a><br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Viene insomma preferita una difesa più “individuale” a una difesa più di “reparto”.</p>
<p style="text-align: justify;">Meno aggressivi sono invece i difensori centrali rispetto ai movimenti incontro delle punte avversarie, preferendo che a marcare gli attaccanti siano la posizione degli interni e la distanza tra le linee di difesa e di centrocampo.</p>
<p style="text-align: justify;">In genere la squadra è molto attenta alla fase difensiva ed abile nelle transizioni negative. Fatta forse eccezione per il centravanti tutti i giocatori lavorano in fase di non possesso e la squadra è quasi sempre piuttosto compatta, anche se non sempre particolarmente aggressiva.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="text-decoration: underline;">FASE OFFENSIVA<br />
</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">La migliore capacità in fase di possesso palla del Liverpool è rappresentata dalle veloci ripartenze dopo la riconquista della palla. Quando i Reds riescono a recuperare la palla in zona offensiva o in zona mediana la tendenza è quella di verticalizzare con immediatezza; se possibile, anche partendo dalla propria zona difensiva, il Liverpool prova a partire in verticale con velocità, organizzando essenziali ripartenze lunghe. Vediamo un esempio.</p>
<p style="text-align: justify;">Rodriguez pressa alto e la palla giocata dai giocatori del Chelsea viene intercettata da Gerrard e recuperata da Lucas. Immediatamente Kuyt e Rodriguez attaccano la profondità e Lucas serve in verticale Kuyt che apre di prima su Rodriguez.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.11.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-14502" title="Fig.11" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.11.jpg" alt="" width="552" height="327" /></a><a href="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.12.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-14503" title="Fig.12" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.12.jpg" alt="" width="552" height="327" /></a><a href="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.13.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-14504" title="Fig.13" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.13.jpg" alt="" width="552" height="327" /></a><a href="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.14.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-14505" title="Fig.14" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.14.jpg" alt="" width="552" height="327" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Questa fase di ripartenza veloce, organizzata, come già detto, anche in caso di zona di partenza molto bassa è giocata dal Liverpool con molta perizia ed efficacia. I due esterni offensivi attaccano forte la profondità, mentre uno tra la mezzapunta e il centravanti viene incontro fornendo un appoggio per la ripartenza, lasciando all’altro l’attacco alla profondità. Tutta la squadra sale veloce e la ripartenza è giocata con tanti uomini e anche grazie a questo le “seconde palle” sono spesso bottino dei giocatori dei Reds.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella figura che segue si vede Mascherano che contrasta in zona mediana, Benayoun recupera palla e gioca su Aquilani che viene incontro a fare da pivot per la ripartenza, dando il tempo all’attacco della profondità. Aquilani gioca di sponda su Gerrard che apre su Babel che ha attaccato con prontezza la profondità su lato debole.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.15.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-14506" title="Fig.15" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.15.jpg" alt="" width="552" height="327" /></a><a href="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.16.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-14507" title="Fig.16" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.16.jpg" alt="" width="552" height="327" /></a><a href="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.17.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-14508" title="Fig.17" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.17.jpg" alt="" width="552" height="327" /></a><a href="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.18.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-14509" title="Fig.18" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.18.jpg" alt="" width="552" height="327" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Quando invece il Liverpool si trova ad attaccare contro una difesa schierata, il gioco dei Reds parte di solito con un giro palla tra i difensori, anche piuttosto insistito, fino a trovare uno sbocco, generalmente in zona laterale. Con palla al terzino il movimento tipico dell’esterno del lato è quello di andare incontro al pallone o tagliare dentro, attirando il terzino, creando lo spazio per l’attacco alla profondità del centravanti o della mezzapunta.</p>
<p style="text-align: center;"><strong><a href="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.19.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-14510" title="Fig.19" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.19.jpg" alt="" width="336" height="515" /></a><br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;">I due esterni offensivi, contro la difesa avversaria schierata preferiscono tagliare dentro il campo creando spazio all’inserimento del terzino e/o del centravanti.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.20.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-14511" title="Fig.20" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.20.jpg" alt="" width="552" height="327" /></a><a href="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.21.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-14512" title="Fig.21" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.21.jpg" alt="" width="552" height="327" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Un altro esempio dei movimenti interni degli esterni offensivi lo possiamo vedere durante la partita di andata di coppa a Madrid. Con palla all’interno di centrocampo l’esterno Benayoun taglia dentro e riceve e gioca immediatamente sull’altro esterno offensivo, anche lui venuto dentro il campo. Lo spazio creato dal taglio di Kuyt è attaccato con decisione dal terzino Glen Johnson che riceverà la palla in posizione moto favorevole.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.22.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-14513" title="Fig.22" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.22.jpg" alt="" width="552" height="327" /></a><a href="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.23.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-14514" title="Fig.23" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.23.jpg" alt="" width="552" height="327" /></a><a href="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.24.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-14515" title="Fig.24" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.24.jpg" alt="" width="552" height="327" /></a><a href="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.25.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-14516" title="Fig.25" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.25.jpg" alt="" width="552" height="327" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">In generale gli sbocchi del gioco offensivo sono creati dai movimenti coordinati dei 4 giocatori offensivi che si muovono molto creando spazi che a loro volta attaccati. Il centravanti (N’Gog o Kuyt) si muove molto e giostra su tutto il fronte di attacco, aprendosi spesso in fascia. L’azione quasi sempre tende a smarcare al cross con attacco al centro dell’area di un numero il più possibile elevato di calciatori.</p>
<p style="text-align: justify;">Un’azione ricorrente che coinvolge la mezza punta consiste nell’attacco alla profondità della mezzapunta a seguito di un movimento incontro del centravanti. Vediamone un esempio. L’interno di centrocampo Gerrad serve il consueto taglio dell’esterno Rodriguez. Il centravanti Kuyt viene incontro e lo spazio alle sue spalle è attaccato dalla mezzapunta Aquilani che, servito da Rodriguez si trova davanti la porta di Cech.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.26.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-14517" title="Fig.26" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.26.jpg" alt="" width="552" height="327" /></a><a href="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.27.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-14518" title="Fig.27" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.27.jpg" alt="" width="552" height="327" /></a><a href="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.28.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-14519" title="Fig.28" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.28.jpg" alt="" width="552" height="327" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Come è ben evidenziato da quest’esempio tra i compiti della mezzapunta del  4-2-3-1 di Benitez c’è quello di attaccare gli spazi creati dal centravanti.</p>
<p style="text-align: justify;">I due interni di centrocampo giocano generalmente un calcio molto semplice e si piazzano quasi sempre in appoggio ai compagni; tutta la squadra tende a giocare a 1/2 tocchi.</p>
<p style="text-align: justify;">In caso di mancato sbocco della manovra offensiva, non infrequenti sono le giocate lunghe dal difensore verso il centravanti che opera sponde o spizzate di testa.</p>
<p style="text-align: justify;">La presenza di Gerrard sulla linea dei centrocampisti regala ai Reds una soluzione offensiva sconosciuta quando ad occupare il ruolo di interni di centrocampo ci sono 2 giocatori con caratteristiche più difensive (Lucas e Mascherano). Gerrard infatti, si muove spesso in verticale, frequentemente senza palla, inserendosi sulla linea offensiva con grande efficacia, offrendo improvvisi innalzamenti del ritmo offensivo del Liverpool. Uno dei tanti esempi è tratto dalla partita di ritorno di coppa contro l’Atletico Madrid. Aquilani in possesso palla gioca su Babel. Gerrard si inserisce senza palla. Babel gioca su Gerrard che di sponda tocca ad Aquilani che apre su Mascherano. Sul cross dell’argentino ben 5 giocatori del Liverpool sono dentro l’area (i 4 giocatori offensivi più Gerrard).</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.29.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-14520" title="Fig.29" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.29.jpg" alt="" width="552" height="327" /></a><a href="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.30.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-14521" title="Fig.30" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.30.jpg" alt="" width="552" height="327" /></a><a href="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.31.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-14522" title="Fig.31" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.31.jpg" alt="" width="552" height="327" /></a><a href="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.32.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-14523" title="Fig.32" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.32.jpg" alt="" width="552" height="327" /></a><a href="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.33.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-14524" title="Fig.33" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.33.jpg" alt="" width="552" height="327" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="text-decoration: underline;">COMMENTO</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il Liverpool di Benitez è sicuramente una squadra organizzata. Sia la fase difensiva che la fase offensiva mostrano i concetti su cui si basa il gioco dell’allenatore spagnolo. Appare evidente come la squadra sia piuttosto attenta alla fase di non possesso palla in cui gli undici di Benitez lavorano con impegno e movimenti stabiliti. Il pressing non è in genere ultraoffensivo, anche se, occasionalmente all’interno della partita il Liverpool fa salire la linea della pressione. Importante è il lavoro degli esterni di centrocampo, che si abbassano in fase difensiva, ma sono pronti ad attaccare immediatamente la profondità anche con scatti di 40-50 metri. Le ripartenze da palla recuperata costituiscono, a mio modo di vedere, l’arma offensiva migliore del gioco dei Reds. Anche il gioco offensivo appare piuttosto organizzato, basato essenzialmente su un gioco rapido, movimenti continui dei 4 giocatori offensivi e sbocchi sulle fasce. Il gioco è molto dinamico e parecchio dispendioso da un punto di vista atletico. La squadra è solida, dinamica. Brillantezza e imprevidibilità non sono due aggettivi da applicare a Liverpool di Benitez. Vista che in Inghilterra la squadra la costruisce il manager e che sono già parecchi anni che Rafa occupa questa posizione nei Reds si può affermare che questa è la squadra di Benitez e che le caratteristiche della squadra e dei giocatori scelti siano quelle predilette dal tecnico spagnolo. In due partite su tre tra quelle analizzate Benitez ha schierato Gerrard come interno di centrocampo. Limitandosi alle partite di coppa europee (14 in totale quest’anno) solo i 4 occasioni (questa vista con l’Atletico Madrid e le partite casalinghe contro Debreceni, Fiorentina e Unirea Urziceni) Benitez ha schierato Gerrard tra gli interni di centrocampo, preferendo molto più frequentemente uno schieramento con due centrocampisti difensivi. E anche sulle fasce, in posizione di esterni offensivi, ha talvolta schierato calciatori più di quantità (Degen, Fabio Aurelio, Dossena, Riise) che di qualità. Insomma Rafa vuole squadre, solide, dinamiche e attente alla fase difensiva. Chiaramente il gioco di Benitez richiede, per essere efficace e vincente, un’interpretazione ad elevata intensità. Probabilmente è questo uno dei motivi per cui Benitez è un tecnico che ha riscosso i suoi maggiori successi in Coppa rispetto al campionato. E’ più semplice essere al massimo dell’intensità in partite di andata e ritorno o addirittura in partite secche dentro o fuori piuttosto che ininterrottamente per 38 partite di campionato. Immaginando davvero Benitez sulla panchina della Juventus e immaginando (cosa peraltro abbastanza probabile) la riproposizione in Italia del sistema di gioco di applicato al Liverpool, la rosa dei calciatori della Juventus andrebbe, a mio parere, rivista in maniera piuttosto profonda. Innanzitutto mancano nella rosa bianconera attuale esterni offensivi di ruolo, fatta eccezione per Camoranesi, che però, vista l’età, non appare più in grado attaccare la profondità come Benitez richiede. De Ceglie per caratteristiche potrebbe piacere al tecnico spagnolo che potrebbe impiegarlo sia come esterno alto che come esterno basso. Dei giocatori in orbita Juventus, Palladino, che con Ranieri aveva svolto con buoni risultati il  ruolo di esterno offensivo, potrebbe essere utile alla causa, potendo oltretutto essere schierato su ambedue le fasce. Nell’ottica di un sistema di gioco stile Liverpool sarebbe un buon ritorno. Anche Candreva potrebbe essere impiegato in questo ruolo, oltre che nel ruolo di mezzapunta. Iaquinta, oggi come oggi non è in grado fisicamente di interpretare il ruolo di giocatore di fascia a tutto campo, come fa Kuyt a Liverpool. Appare chiaro che il reparto di esterni offensivi sarebbe quello che richiederebbe almeno due giocatori nuovi. Anche il reparto dei terzini andrebbe rinnovato/integrato inserendo giocatori capaci di offendere e con buona facilità di corsa. In mezzo al campo, per caratteristiche, Poulsen potrebbe benissimo piacere al tecnico spagnolo. Come parere personale, non ritengo il danese ne troppo dissimile, ne troppo inferiore a Mascherano. Marchisio con le sue capacità di inserimento potrebbe interpretare il ruolo “alla Gerrard”. Marchisio e Poulsen insieme a Melo e Sissoko, che appaiono un po’ meno adatti, potrebbero formare un quartetto (per due posti) sufficiente per il gioco di Benitez. Appare complicato immaginare una collocazione per Trezeguet e Amauri. Il centravanti di Benitez è un centravanti che gioca su tutto il fronte di attacco, si allarga, attacca la profondità ed è forte fisicamente. Torres, Kuyt, Baros. Iaquinta risponde all’identikit richiesto. Trezeguet e Amauri palesemente no. Tra i nomi citati (escludendo Torres) Dzeko ha caratteristiche più utili di Pazzini, più uomo d’area. Sinceramente, con questa strutturazione di squadra, Del Piero non ha un posto utile. Diego ovviamente può fare la mezzapunta, anche se la mezzapunta di Benitez (Aquilani, Gerrard) è più un centrocampista bravo ad inserirsi che un trequartista classico come il brasiliano. Ma a Valencia giocava Aimar, molto più simile a Diego. Candreva, come già detto, potrebbe bene interpretare questo ruolo. Insomma, al tirar delle somme, ci vorrebbe una mezza rivoluzione (ma anche senza Benitez….).<strong></strong></p>


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		<title>Campionato: Juventus-Bari 3-0 (troppo tardi?)</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Apr 2010 10:54:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Corsa (ACB)</dc:creator>
				<category><![CDATA[Partite di Campionato]]></category>
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		<description><![CDATA[I bianconeri dominano e vincono la gara contro il Bari. Dopo un primo  tempo chiuso sullo 0-0, la doppietta di Iaquinta e il rigore di Del  Piero regalano alla squadra di Zaccheroni tre punti. Scavalcato in  classifica il Napoli, fermato sul pareggio dal Cagliari. Nel giorno del 15esimo anniversario della scomparsa di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/juventus-bari.png"><img class="alignleft size-full wp-image-13930" title="juventus bari" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/juventus-bari.png" alt="" width="276" height="163" /></a>I bianconeri dominano e vincono la gara contro il Bari. Dopo un primo  tempo chiuso sullo 0-0, la doppietta di Iaquinta e il rigore di Del  Piero regalano alla squadra di Zaccheroni tre punti. Scavalcato in  classifica il Napoli, fermato sul pareggio dal Cagliari. Nel giorno del 15esimo anniversario della scomparsa di Andrea Fortunato  la Juventus e i suoi tifosi lo ricordano all’Olimpico prima della gara  con il Bari. Per la partita contro i pugliesi, una delle quattro finali  che attendono i bianconeri di qui a fine stagione, Zaccheroni si affida  alla coppia d’attacco Del Piero e Amauri. Assenti per squalifica Melo e  Sissoko, il centrocampo è composto da Marchisio, Poulsen, Camoranesi e  Diego. In difesa coppia centrale Cannavaro – Chiellini, esterni Zebina e  De Ceglie. Nei primi minuti di gioco Diego prova un paio di conclusione in porta,  entrambe parate da Gillet. E’ l’antipasto di un primo di tempo di marca bianconera, con la squadra  di Zaccheroni che cerca in tutti i modi la via del gol, prima con un  cross di De Ceglie per Del Piero anticipato di un soffio sotto porta da  Almiron (14’), poi con un colpo di testa di Chiellini su punizione di  Diego che termina fuori (17’). Stessa sorte per una conclusione dalla  distanza di Marchisio (20’) e una deviazione di testa di Amauri (28’).  Nell’ultimo quarto d’ora la Juventus ci prova ancora con Diego,  conclusione parata (32’), con Marchisio, il cui tiro da trenta metri  termina sul fondo, e con Del Piero che al 34’ spedisce fuori e al 42’  colpisce la parte alta della traversa. Bari pericoloso in due occasioni,  al 10’ e al 41’ sempre con la coppia Alvarez – Koman, le cui  conclusioni, la prima di etsta la seconda di piede, impegnano Buffon. Nell’intervallo Zaccheroni decide due sostituzioni. La ripresa infatti  inizia con Candreva e Iaquinta in campo al posto di Camoranesi e Amauri.  Ed è proprio uno dei neo entrati, l’attaccante, a sbloccare il  risultato, dopo che Chiellini aveva avuto un’ottima occasione sotto  porta al primo minuto e Del Piero aveva colpito il palo di testa (4’).  Iaquinta, dunque, che al 7’ riceve un ottimo assist di Diego e con un  gran sinistro spedisce in rete (1-0). Incassato il gol, Ventura  sostituisce Castillo con Meggiorini, ma sono ancora i bianconeri a  condurre il gioco e a rendersi pericolosi in più di un’occasione. Al 20’ Iaquinta segna il raddoppio, ancora servito da Diego, ma  l’arbitro annulla per fuorigioco. Per il secondo gol bianconero comunque  è davvero questione di minuti: Iaquinta parte dalla metà campo in  velocità, entra in area e serve Diego che viene atterrato dal portiere.  E’ rigore. Siamo al 23’. Batte Del Piero: impeccabile (2-0). Alla  mezzora il capitano viene richiamato in panchina, ma è Marchisio,  acciaccato, a lasciare il campo al suo posto a favore di Salihamidzic.  Anche il Bari intanto aveva esaurito le sostituzioni con Gosztonyi e  Rivas in campo per Alvarez e Koman. La reazione dei pugliesi è minima e  non crea grossi grattacapi alla Juventus che gestisce il risultato e  sigla il terzo gol con lo scatenato Iaquinta servito sotto porta da  Candreva (3-0).</p>
<p>JUVENTUS-BARI 3-0<br />
RETI: 7’ e 41’ st Iaquinta, 23’st Del Piero (rig.)<br />
JUVENTUS: Buffon, Zebina, Cannavaro, Chiellini, De Ceglie, Camoranesi  (1’st Candreva), Poulsen, Marchisio (30’st Salihamidzic), Diego, Del  Piero, Amauri (1’st Iaquinta). All. Zaccheroni. A disposizione:  Manninger, Legrottaglie, Grosso, Salihamidzic, Marroe, Candreva,  Iaquinta.<br />
BARI: Gillet, Belmonte, Bonucci, Stellini, S. Masiello, Alvarez (25’st  Gosztonyi), Almiron, Donati, Koman (18’st Rivas), Barreto, Castillo  (8’st Meggiorini). All. Ventura. A disposizione: Padelli, Diamoutene,  Parisi, Gosztonyi, Rivas, De Vezze, Meggiorini.<br />
ARBITRO: Gervasoni<br />
AMMONITI: 30’pt Almiron, 37’pt Camoranesi, 7’st Iaquinta, 14’st  Meggiorini, 23’st Gillet)<br />
SPETTATORI: 24.147<br />
INCASSO: 505.945</p>
<h5 style="text-align: justify;">(Credits: Juventus.com)</h5>


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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Analisi tattica. Inter-Juventus 2-0 (puniti da Sissoko..)</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Apr 2010 19:56:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Barcellona</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi tattica]]></category>
		<category><![CDATA[Inter]]></category>
		<category><![CDATA[Sissoko]]></category>

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		<description><![CDATA[PRESENTAZIONE DEGLI SCHIERAMENTI

INTER: Julio Cesar; Maicon, Lucio, Samuel, Zanetti; Thiago Motta (dal 1’ s.t. Stankovic), Cambiasso; Pandev (dal 10’ s.t. Balotelli), Sneijder (dal 44’ s.t. Muntari), Eto’o; Milito. (Orlandoni, Cordoba, Materazzi, Muntari, Arnautovic). All. Mourinho.
JUVENTUS: Buffon; Zebina, Cannavaro, Chiellini, Grosso; Sissoko, Melo, Marchisio (dal 33&#8242; s.t. Salihamidzic); Diego; Iaquinta (dal 27’ s.t. Amauri), Del Piero [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4 style="text-align: justify;"><strong>PRESENTAZIONE DEGLI SCHIERAMENTI<br />
</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">INTER<strong>:</strong> Julio Cesar; Maicon, Lucio, Samuel, Zanetti; Thiago Motta (dal 1’ s.t. Stankovic), Cambiasso; Pandev (dal 10’ s.t. Balotelli), Sneijder (dal 44’ s.t. Muntari), Eto’o; Milito. (Orlandoni, Cordoba, Materazzi, Muntari, Arnautovic). All. Mourinho.</p>
<p style="text-align: justify;">JUVENTUS: Buffon; Zebina, Cannavaro, Chiellini, Grosso; Sissoko, Melo, Marchisio (dal 33&#8242; s.t. Salihamidzic); Diego; Iaquinta (dal 27’ s.t. Amauri), Del Piero (dal 41’ p.t. Poulsen). (Manninger, De Ceglie, Legrottaglie, Camoranesi). All. Zaccheroni.</p>
<p style="text-align: justify;">Mourinho conferma i pronostici della vigilia e schiera l’Inter con un 4-2-3-1 che vede, davanti a Julio Cesar, il quartetto difensivo formato da Maicon, Lucio, Samuel e Zanetti; gli interni di centrocampo sono Cambiasso e Thiago Motta. Alle spalle del centravanti Milito giostrano a destra Eto’o, a sinistra Pandev ed in mezzo Sneijder. Zaccheroni torna al 4-3-1-2 con Buffon in porta, Zebina e Grosso terzini, Cannavaro e Chiellini difensori centrali. A centrocampo Melo è schierato come mediano, Sissoko mezzala destra e Marchisio mezzala sinistra; Diego è il trequartista con Del Piero e Iaquinta di punta.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-13449" title="Fig.1" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.1.jpg" alt="Fig.1" width="336" height="515" /><img class="aligncenter size-full wp-image-13450" title="Fig.2" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.2.jpg" alt="Fig.2" width="336" height="515" /></p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>SVILUPPI TATTICI DEL MATCH<br />
</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Contro i pronostici di praticamente tutta la stampa Zaccheroni punta nuovamente sul centrocampo a rombo e su Diego come trequartista, andando a San Siro con l’intento di giocare la partita a viso aperto, non rifugiandosi nel 4-4-2, che, visti gli interpreti disponibili in casa Juventus sarebbe stato comunque giocato in maniera strettamente difensiva. E si può dire che, almeno fino al momento della sciagurata espulsione di Sissoko, il piano di Zaccheroni funziona, con la sua squadra capace di fare gioco e al contempo di non concedere troppo all’Inter.</p>
<p style="text-align: justify;">Riguardo la fase difensiva, la Juventus tiene il baricentro della squadra e, conseguentemente, la difesa più alta rispetto alle ultime uscite bianconere che hanno sempre visto una Juve preoccupata più di fare densità nella propria metà campo che di rubare palla agli avversari in zona offensiva. Contro le tre mezze punte schierate da Mourinho alle spalle di Milito, Zaccheroni accetta il rischio di giocare, sulle fasce, 1 contro 1 (Zebina contro Pandev e Grosso contro Eto’o) e, in maniera abbastanza inaspettata i due terzini juventini se la cavano piuttosto bene. In fase di non possesso palla le due punte bianconere si allargano sui terzini nerazzurri, con Diego che balla tra i due centrali difensivi.</p>
<p style="text-align: center;"><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-13451" title="Fig.3" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.31.JPG" alt="Fig.3" width="552" height="327" /><br />
</strong>
</p>
<p style="text-align: justify;">In particolare è sempre Iaquinta che si allarga a sinistra a contrastare Maicon, quando il terzino nerazzuro riceve basso. Molto interessante al proposito è la posizione di Iaquinta, che, oltre che in fase difensiva, rimane largo a sinistra anche nella fase offensiva, pronto ad attaccare lo spazio lasciato libero dalle frequenti avanzate di Maicon e ad attaccare alle spalle Lucio. La vista dall’alto evidenzia bene questa situazione. Del Piero rimane sempre in posizione più centrale.</p>
<p style="text-align: center;"><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-13452" title="Fig.4" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.42.JPG" alt="Fig.4" width="552" height="327" /><br />
</strong>
</p>
<p style="text-align: justify;">Quando Maicon sale, Iaquinta “consegna” il terzino nerazzurro a Marchisio rimanendo alto a sinistra.</p>
<p style="text-align: center;"><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-13453" title="Fig.5" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.52.JPG" alt="Fig.5" width="552" height="327" /><br />
</strong>
</p>
<p style="text-align: justify;">La posizione e i conseguenti movimenti di Iaquinta costituiscono la principale origine degli attacchi bianconeri. Guardiamo ad esempio due azioni praticamente fotocopia. Nella prima Zebina avanza sulla destra trova Iaquinta che, partendo da sinistra, taglia verso il centro trovando lo spazio liberato dal movimento di Del Piero. Iaquinta riceve e tirerà purtroppo debolmente.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-13454" title="Fig.6" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.62.JPG" alt="Fig.6" width="552" height="327" /><img class="aligncenter size-full wp-image-13455" title="Fig.7" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.72.JPG" alt="Fig.7" width="552" height="327" /></p>
<p style="text-align: justify;">Da notare come l’Inter difenda con soli 6 uomini, situazione piuttosto frequente e che ha portato più volte a confronti in parità numerica nella metà campo nerazzurra. Lo rivedremo.</p>
<p style="text-align: justify;">La seconda azione vede la palla in possesso di Diego che trova il taglio da sinistra di Iaquinta che di testa spedirà al lato.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-13456" title="Fig.8" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.82.JPG" alt="Fig.8" width="552" height="327" /><img class="aligncenter size-full wp-image-13457" title="Fig.9" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.92.JPG" alt="Fig.9" width="552" height="327" /></p>
<p style="text-align: justify;">Nelle due figure seguenti vengono sottolineate ancora due azioni con Iaquinta che attacca lo spazio alla destra di Lucio, lasciato libero dalla posizione alta di Maicon.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-13458" title="Fig.10" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.102.JPG" alt="Fig.10" width="552" height="327" /><img class="aligncenter size-full wp-image-13459" title="Fig.11" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.112.JPG" alt="Fig.11" width="552" height="327" /></p>
<p style="text-align: justify;">Questa situazione, molto frequente fino all’espulsione di Sissoko, è ben evidenziata dall’azione di seguito mostrato. L’Inter perde palla nella trequarti juventina e Diego recupera. Si noti la posizione ultraoffensiva di Maicon che pertanto è assolutamente tagliato fuori dalla fase difensiva. Diego ribalta velocemente il fronte del gioco e cerca Iaquinta che era rimasto alto sulla sinistra dello schieramento juventino. Lucio intercetterà l’assist di Diego.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-13460" title="Fig.12" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.122.JPG" alt="Fig.12" width="552" height="327" /><img class="aligncenter size-full wp-image-13461" title="Fig.13" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.132.JPG" alt="Fig.13" width="552" height="327" /></p>
<p style="text-align: justify;">In fase di non possesso palla, la Juventus prova e riesce a tenere la difesa più alta rispetto alle ultime esibizioni. Almeno fino all’espulsione di Sissoko, l’Inter praticamente non si rende pericolosa contro la difesa schierata bianconera. Fondamentale risulta il lavoro di Melo, che anticipa e contrasta con continuità Sneijder e della coppia Cannavaro-Chiellini che riescono con facilità ad avere la meglio su Milito. Zebina e Grosso riescono a cavarsela decentemente nei loro duelli individuali con Pandev ed Etò’o. Gli unici pericoli vengono da Maicon che, come già detto, viene preso da Marchisio; spesso però il terzino brasiliano riesce a saltare in dribbling il centrocampista bianconero creando superiorità numerica; da una situazione del genere nasce il tiro da fuori di Thiago Motta al 15° del primo tempo che Buffon manda in angolo. Nella figura che segue la tipica situazione di gioco nella metà campo juventina. Maicon è contrastato da Marchisio e Melo gravita nella zona di Sneijder.</p>
<p style="text-align: center;"><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-13462" title="Fig.14" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.142.JPG" alt="Fig.14" width="552" height="327" /><br />
</strong>
</p>
<p style="text-align: justify;">Prezioso per tutta la partita si è rivelato il lavoro di Felipe Melo che non ha concesso ricezioni o giocate semplici a Sneijder, rubandogli spesso la palla, disinnescando di fatto una delle armi principali all’Inter. Nella situazione che mostriamo Melo va in pressione su Sneijder che riceve palla spalla alla porta. Il brasiliano ruberà il pallone al trequartista olandese</p>
<p style="text-align: center;"><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-13463" title="Fig.15" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.152.JPG" alt="Fig.15" width="552" height="327" /><br />
</strong>
</p>
<p style="text-align: justify;">In realtà i pericoli maggiori per la Juventus nascono dalle veloci ripartenze dell’Inter, generate da errori dei giocatori juventini e dall’atteggiamento tattico dei nerazzurri. Per esemplificare osserviamo la situazione che si crea al 25° minuto del primo tempo. Sissoko riceve palla in assoluta libertà. Si noti come le tre mezze punte dell’Inter siano sopra la linea del pallone; in basso si vede come Eto’o non segua Zebina e come di fatto la Juventus stia attaccando in superiorità numerica.</p>
<p style="text-align: center;"><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-13464" title="Fig.16" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.162.JPG" alt="Fig.16" width="552" height="327" /><br />
</strong>
</p>
<p style="text-align: justify;">Sissoko sbaglia però un elementare controllo, con Pandev che riesce a rubare palla. La posizione iniziale di Eto’o favorisce la rapida ripartenza. Zebina è tagliato fuori e l’Inter attacca in campo aperto in una situazione di 2 contro 2.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-13465" title="Fig.17" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.172.JPG" alt="Fig.17" width="552" height="327" /><img class="aligncenter size-full wp-image-13466" title="Fig.18" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.181.JPG" alt="Fig.18" width="552" height="327" /></p>
<p style="text-align: justify;">Quest’atteggiamento dell’Inter, che spesso tiene alte le mezze punte e difende con soli 6 uomini chiaramente favorisce le ripartenze, e quando la Juve perde palla in maniera banale (errore in appoggio di Melo al 28° del primo tempo con Milito che si invola nella metà campo sguarnita della Juventus, occasione di Eto’o all’8° del secondo tempo generata da un errato dribbling a metà campo di Diego) come nella situazione appena illustrata, subito parte pericolosissimo il contropiede nerazzurro, con il possessore di palla che trova davanti a se 2 o 3 soluzioni di gioco in campo aperto.</p>
<p style="text-align: justify;">Ovviamente le cose cambiano radicalmente con l’espulsione di Sissoko. Zaccheroni risistema la squadra con un 4-3-2 in fase offensiva, con Poulsen mezzodestro, Marchisio mezzo sinistro e Diego, partendo principalmente da destra in appoggio a Iaquinta che abbandona la posizione di sinistra per giostrare da centravanti su tutto il fronte d’attacco.</p>
<p style="text-align: center;"><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-13467" title="Fig.19" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.191.JPG" alt="Fig.19" width="552" height="327" /><br />
</strong>
</p>
<p style="text-align: justify;">Dei tre centrocampisti Marchisio, partendo da sinistra, è quello che appoggia maggiormente il gioco offensivo, inserendosi spesso in maniera profonda. Nella situazione seguente il centrocampista bianconero taglia alle spalle della linea di centrocampo interista e riceve da Poulsen, trovandosi ad affrontare la linea difensiva interista.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-13468" title="Fig.20" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.201.JPG" alt="Fig.20" width="552" height="327" /><img class="aligncenter size-full wp-image-13469" title="Fig.21" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.211.JPG" alt="Fig.21" width="552" height="327" /><img class="aligncenter size-full wp-image-13470" title="Fig.22" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.221.JPG" alt="Fig.22" width="552" height="327" /></p>
<p style="text-align: justify;">In fase difensiva Diego si allarga a destra e la Juventus si schiera praticamente con un 4-4-1, con Marchisio largo a sinistra a fronteggiare Maicon. I cambi di Mourinho non variano la schieramento nerazzurro, con Stankovic e Balotelli che sostituiscono nel ruolo Thiago Motta e Pandev. Difensivamente la Juventus continua a reggere gli attacchi dell’Inter che si rende pericolosa come già nel primo tempo sulle ripartenze veloci e sui calci piazzati, provando inoltre qualche conclusione da fuori. In fase offensiva la Juventus riesce comunque a manovrare con sufficiente spigliatezza, ma l’inferiorità numerica e il calo di efficienza atletica di Iaquinta e Diego riducono le fasi di possesso palla della Juventus con la conseguenza che la pressione dell’Inter diventa più continua e costante, sebbene non eccessivamente pericolosa. Ci vuole una prodezza individuale di Maicon per sbloccare il risultato. Dopo il gol dell’Inter la Juventus prova soprattutto con la forza dell’orgoglio a rendersi pericolosa dalle parti di Julio Cesar, ma, lo sbilanciamento che ne consegue comporta che sono maggiori i pericoli corsi che quelli creati. Fino al gol del definitivo 2-0</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>COMMENTO</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Decisiva ai fini del risultato l’espulsione di Sissoko. Fino a quel momento la Juventus controlla con disinvoltura l’Inter e manovra con sufficiente scioltezza e discreta pericolosità. Zaccheroni abbandona il 4-4-2 e torna al rombo, con discreti risultati sul piano della qualità della manovra, senza perdere tuttavia in compattezza, garantita dallo spostamento in avanti del baricentro del gioco. Determinante ciò che accade dal 15° minuto in poi. Nel primo quarto d’ora la Juve è abbastanza in controllo del match e fa la partita. Nei primi 5 minuti arriva al tiro per ben 3  volte con Iaquinta, Del Piero e Marchisio. Diego è nel cuore dell’azione e distribuisce palloni di qualità, oltre a saltare spesso in dribbling Cambiasso, Iaquinta trova spazi sulla sinistra, Del Piero dialoga con disinvoltura. La manovra dell’Inter è bloccata sul nascere con gli anticipi su Sneijder e Milito. Dopo il primo quarto d’ora sale il tono agonistico del match. Gli interventi si fanno più duri, le decisioni dell’arbitro tutte contestate. Il clima da battaglia alla fine premia l’Inter che guadagna l’ingenua e imperdonabile espulsione di Sissoko. E come per magia, dopo l’espulsione del maliano, gli animi si placano. Da squadra esperta e furba, l’Inter alza il tono fisico e polemico della partita provando a sfruttare l’irruenza e la mancanza di capacità di controllo di taluni calciatori bianconeri (Melo, ammonito e Sissoko, espulso). E ne esce vincente. Fino a quel momento i pericoli per Buffon erano nati dalle ripartenze veloci dell’Inter, che sfruttando il posizionamento in fase difensivo delle tre mezze punte che rimanevano con continuità oltre la linea della palla., approfitta dei soliti errori tecnici dei centrocampisti bianconeri per sviluppare veloci contropiede (vedi esempio di Sissoko nelle diapositive). Per il resto l’ottimo lavoro di Melo su Sneijder (analogo a quello effettuato dal brasiliano su Jovetic nella partita di ritorno contro la Fiorentina; evidentemente il brasiliano quando ha un trequartista come riferimento fisso da affrontare riesce a trovare i tempi di intervento e pressione in maniera decisamente migliore di quando, affrontando squadre che non schierano il trequartista, sbaglia spessi posizionamento e tempi della pressione sugli avversari. La vicinanza fisica con l’avversario gli da riferimenti e gli consente di far valere la sua forza fisica) e dei due centrali su Milito rendono inefficace la manovra offensiva nerazzurra. Dall’altro lato del campo la buona prova di Diego e la posizione e i movimenti di Iaquinta che prova a sfruttare la vocazione offensiva di Maicon creano problemi alla difesa nerazzurra. Tutto cambia con il rosso a Sissoko. La Juventus continua a fornire una buona prova in fase difensiva e mostra una condizione atletica in decisa ripresa. Purtroppo Diego comincia a perdere qualità all’incirca dopo un quarto d’ora del secondo tempo, in calo atletico; lo stesso Iaquinta intorno al 60° è ormai in riserva di energia. Ciò comporta, assieme alla inferiorità numerica, un calo dell’efficienza della fase offensiva che si riflette in una maggiore e più costante pressione sulla difesa juventina. Aumentano i calci piazzati a favore dell’Inter, indietreggia il baricentro. Ma ci vuole la prodezza di Maicon per sbloccare il match. Peccato. Sarebbe stato interessante vedere il resto della partita 11 contro 11, almeno per continuare a guardare una Juventus almeno stavolta non imbarazzante.</p>


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		<title>Campionato: Inter-Juventus 2-0 (Momo-kiri)</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Apr 2010 09:29:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Federico Pagani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Inter vs. Juventus è una partita che ha da sempre un sapore particolare,  non per nulla viene chiamata “derby d’Italia”. Chi come me è nato negli anni ottanta ed  ha quindi cominciato a seguire il calcio con una certa attenzione  all’epoca della prima Juventus di Lippi non può non avere vissuto  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-13381" title="maicon" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/maicon.png" alt="maicon" width="276" height="163" />Inter vs. Juventus è una partita che ha da sempre un sapore particolare,  non per nulla viene chiamata “derby d’Italia”. Chi come me è nato negli anni ottanta ed  ha quindi cominciato a seguire il calcio con una certa attenzione  all’epoca della prima Juventus di Lippi non può non avere vissuto  svariate volte, nel corso degli anni del pre-Calciopoli, questa sfida  come quella in cui una nobile spesso in difficoltà – l’Inter – provava a  fare lo sgambetto ad una delle squadre costantemente ai vertici del  calcio italiano. A seguito del punto di squilibrio  fissato nel processo che nel 2006 sancì la retrocessione dei Bianconeri  in B, però, questa sfida, a partire dal ritorno in A dei torinesi, è  sempre stata vissuta all’esatto opposto, con i Nerazzurri lanciati nella  corsa Scudetto e gli avversari a provare a frenarne l’incedere. Allo stesso modo, quindi, va vissuta la  sfida di stasera: nonostante la recente vittoria col Cagliari, infatti, i Bianconeri sono matematicamente tagliati  fuori dalla corsa Scudetto oltre che in gravi difficoltà per quanto  concerne l’aggancio al quarto posto. Di contro, invece, i Nerazzurri  sono ancora in piena corsa, pur avendo perso giusto nel corso  dell’ultima giornata il primo posto appannaggio di una Roma guidata ad  una storica rimonta, guarda caso, da Claudio Ranieri. Il fatto che storicamente la Cenerentola  tra queste due formazioni fosse l’Inter, comunque, è testimoniato dal  fatto che nel 153 precedenti la compagine torinese è riuscita a  spuntarla per ben 72 volte contro le sole 43 degli avversari. Diverso, ovviamente, il conto della sfida specifica, ovvero sia degli  scontri avvenuti in quel di Milano. Prendendo in considerazione solo le  partite giocate nel capoluogo lombardo, infatti, il conto delle vittorie  finisce col pendere a favore dei padroni di casa capaci di imporsi 33  volte su 76 incontri, contro le 19 degli ospiti. Inter che comunque scende in campo con  un solo obiettivo: centrare il bottino pieno, cosa questa che  permetterebbe di mettere forte pressione alla Roma – impegnata domenica  nel derby capitolino – oltre che di togliersi uno sfizio, quello di  battere un’acerrima rivale come la Juventus, che non guasta mai. In tutto questo i tifosi di casa hanno  un sogno: vincere sì, ma farlo largamente. Tanto che la mente corre  subito a quel 4 aprile del 1954 quando grazie alle doppiette di Skoglund  e Brighenti ed alle reti di Armano e Nesti i Nerazzurri travolsero i  Bianconeri con un sonoro 6 a 0 facendo registrare la vittoria più larga  ottenuta dall’Inter nella storia di questo confronto.</p>
<h4 style="text-align: justify;">LA CRONACA</h4>
<p style="text-align: justify;">La Juventus pare essere scesa in campo col piglio di chi vuole creare  seri problemi all’avversario più blasonato. Bastano quindi solo due  minuti ai Bianconeri per portarsi al tiro: la conclusione di Del Piero,  però, è messa in angolo da Julio Cesar, che si distende respingendo il  pallone. Nonostante l’Inter si giochi buona parte  dello Scudetto la Juventus riesce a tenere bene il campo: i padroni di  casa paiono infatti un po’ slegati rispetto ai giorni migliori. Certo,  il modulo è quello che tanto bene fece in quel di Londra, ma gli  interpreti paiono non trovarsi così a proprio agio in quest’occasione. Per provare a pungere, quindi, i Nerazzurri si affidano al solito  Sneijder che attorno al decimo minuto cerca di battere Buffon  direttamente da calcio di punizione: la conclusione del trequartista  olandese, però, termina a circa un metro dalla traversa della porta  difesa dal portiere della nazionale campionessa del mondo in carica. Il primo quarto d’ora, quindi, ci  consegna una partita giocata su ritmi non certo frenetici ed in cui è  l’equilibrio a predominare. La cosa pare non piacere a Thiago Motta che  prova a cambiare questa situazione andando a calciare da poco oltre il  limite: sulla parabola disegnata dal pallone, però, interviene il  portiere Bianconero che distendendosi riesce a deviare il pallone in  corner. Al venticinquesimo, quindi, è Eto’o a  provarci: l’ex bomber del Barça, infatti, sfrutta un rapidissimo  ribaltamento di fronte per infilarsi sulla sguarnita fascia destra della  difesa avversaria. Giunto giusto al limite dell’area, però, la sua  galoppata è frenata da Cannavaro che parandosi davanti lo costringe a  limitare il proprio incedere favorendo il rientro di un Sissoko  monumentale che si fa tutto il campo a spron battuto per rientrare  sull’attaccante camerunense e fermarlo con un tackle tanto avventato  nella dinamica quanto chirurgico nella risultanza. E’ comunque proprio l’Inter, piano  piano, a prendere il controllo del gioco. A dimostrazione di questa  superiorità crescente arriva anche il tiro dal limite scoccato da Wesley  Sneijder alla mezz’ora. Ancora una volta, però, nemmeno questo  tentativo degli avanti Nerazzurri riesce a scalfire la sicurezza  dell’estremo difensore della nazionale italiana. Al trentasettesimo minuto, quindi,  Sissoko, già ammonito in precedenza per un battibecco con Motta, <a href="http://www.youtube.com/watch?v=R7UMwgY1W7g" onclick="urchinTracker('/outgoing/www.youtube.com/watch?v=R7UMwgY1W7g&amp;referer=');"><span style="color: #0000ff;">entra in tackle scivolato in clamoroso ritardo su  capitan Zanetti e riceve il secondo cartellino giallo</span></a>,  venendo costretto a lasciare mestamente il campo. L’espulsione del mediano maliano, quindi, costringe Zaccheroni ad  avvicendare Del Piero con Poulsen. Al quarantatreesimo torna quindi a farsi  vedere la Juventus: Cannavaro lancia sulla sinistra Iaquinta, rimasto  unica punta della squadra. L’attaccante di Reggiolo si libera quindi  della pressione di un avversario per calciare poi dalla trequarti, non  causando però grossi problemi ad un attento Julio Cesar, che fa suo il  pallone senza problemi. In apertura di ripresa sono i  centrocampisti a provare a pungere. In sequenza, infatti, provano a  cercare la rete dalla distanza Diego, Poulsen e Stankovic. Nessuno di  questi, però, riesce a centrare il bersaglio grosso. Al cinquantaquattresimo, quindi, Eto’o  può sfruttare, come già avvenuto nel primo tempo, un break dovuto ad un  errore di gestione del pallone da parte degli avversari: Diego, infatti,  perde palla a centrocampo con Cambiasso che lo ostacolo e Sneijder che  lancia la punta camerunense nello spazio. Dopo aver vinto un rimpallo  con Cannavaro, entratogli in scivolata per impedirgli di proseguire la  corsa, Eto’o si lancia quindi in area di rigore per andare poi a  calciare, disturbato da un avversario. Il suo tiro nonostante sia  scoccato da posizione molto favorevole non vede la porta nemmeno di  striscio, terminando alle stelle. Il goal sembra comunque essere nell’aria  e due minuti dopo l’occasionissima di Eto’o è Milito a poter deviare  sottomisura il cross di un compagno. Il pallone girato verso la porta  dal Principe, però, termina a lato del secondo palo, graziando un Buffon  che nonostante si fosse disteso al massimo non sarebbe potuto arrivare  sul pallone qualora lo stesso fosse terminato a filo del palo alla  destra del portiere Azzurro. Altri cinque minuti ed è un difensore,  Samuel, a cercare la rete. Il suo colpo di testa sugli sviluppi di un  calcio d’angolo termina però a lato del palo di sinistra della porta  juventina. Al sessantaquattresimo è quindi ancora Stankovic, esattamente come in  apertura di tempo, a provarci da fuori. Ancora una volta, però, Gigi  Buffon è attento e devia il pallone in angolo. Due minuti più tardi è  invece Maicon a provarci, ma il suo tiro si spegne a lato. Un tiro al bersaglio tanto impreciso  quando incessante. Al sessantanovesimo arriva quindi  l’occasione più ghiotta in assoluto: sugli sviluppi di un angolo battuto  dalla sinistra del fronte offensivo nerazzurro Balotelli svetta al  centro dell’area spizzicando il pallone e girando sul secondo palo dove  si avventa di gran carriera Milito. La punta argentina, quindi, si trova  ad un paio di passi dalla porta con il pallone sulla testa per una  delle occasioni più facili da realizzare dell’intera stagione. Che non  sia la sua serata, però, lo si era già capito. Non contento, comunque,  il Principe decide di ribadire la cosa: la sua deviazione sottomisura  risulta infatti sbilenca, la Juventus tutta è quindi graziata. Ad un quarto d’ora dal termine, quindi,  arriva il meritato vantaggio interista: sugli sviluppi di un corner il  pallone giunge al centro dell’area a Milito che dopo aver stoppato il  pallone vede Felipe Melo intervenire e togliergli il pallone. Lo stesso  finisce però al limite dell’area, giusto sul ginocchio di Maicon. Il  terzino carioca, quindi, lo stoppa e salta Amauri per calciare poi  d’esterno destro bucando un incolpevole Buffon che si distende  completamente non riuscendo però ad arrivare sul pallone. A dieci dalla fine, quindi, Balotelli  prova a chiudere i conti su punizione. Il pallone calciato dal  talentuosissimo attaccante nerazzurro si schianta però contro la  traversa dopo aver freddato Buffon. Dopo la magia di Maicon, quindi, per  pochissimo non arriva il bis firmato da SuperMario. L’occasione di pareggiare la Juventus  l’ha a due dal termine, ma Julio Cesar nega questa gioia agli ospiti:  Diego va infatti a battere una punizione guadagnata da Chiellini a  qualcosa meno di venticinque metri dalla porta nerazzurra andando a far  girare il pallone sopra la barriera. Il tiro è però scoccato con poca  potenza tanto che il portiere verdeoro lo raggiunge e l’agguanta in  presa senza grandissime difficoltà. Nel recupero, quindi, arriva anche il  raddoppio firmato da Eto’o, che va a concludere una bella azione corale  della squadra di casa.</p>
<h4 style="text-align: justify;">COMMENTO</h4>
<p style="text-align: justify;">La Juventus illude i propri tifosi con una partenza che promette molto  più di quanto la squadra non riesca poi a mantenere. Dopo cinque-dieci  minuti in cui sembravano proprio gli ospiti a poter fare la partita,  infatti, i Nerazzurri prendono le giuste contromisure agli avversari e  iniziano, pian piano, a fare gioco. A dare il colpo di grazia ai Bianconeri  ci pensa quindi l’espulsione di Sissoko: una volta in superiorità  numerica, infatti, gli uomini di Mourinho prendono definitivamente in  mano le redini del gioco e si impossessano in toto del campo, macinando  azioni su azioni. Il tutto sino al settantacinquesimo  minuto quando Maicon decide di averne abbastanza dell’imprecisione dei  suoi compagni, che in precedenza si erano mangiati diverse occasioni  interessanti, e va a realizzare la rete che vale la vittoria, giusto un  quarto d’ora prima che Eto’o firmi il raddoppio. Vanno via via riducendosi sempre più,  quindi, le speranze di centrare un posto in Champions League per la  Juventus. Nonostante i tanti soldi spesi in sede di mercato, infatti, i  Bianconeri non hanno mai trovato una quadratura del cerchio, finendo col  disputare forse quella che è la peggiore stagione degli ultimi anni.</p>
<h4 style="text-align: justify;">MVP</h4>
<p style="text-align: justify;">In un’Inter che costruisce tanto ma fatica a trovare la porta penso sia  giusto dare la palma di migliore in campo a colui il quale ha deciso il  match con una propria prodezza balistica: Maicon. Il terzino brasiliano disputa una  partita molto ordinata, poco impensierito da uno sterile attacco  Bianconero. Non è più certo il terzino devastante  che i tifosi nerazzurri poterono apprezzare in passato, ma quando ha la  possibilità di colpire lo fa: al settantacinquesimo, quindi, raccoglie  un pallone giusto al limite dell’area ed estrae una magia dal suo  cilindro: stop di ginocchio, palleggio col piede a saltare l’intervento  di Amauri e botta d’esterno destro a bucare la resistenza di un sino a  quel momento impeccabile Buffon. Tutto al volo, tutto bellissimo. Certo, però, che giocare contro la Juve  di oggi non è esattamente come giocare contro il Barcellona. Vedremo a  giorni, quindi, se Maicon riuscirà a dare continuità anche contro i  Blaugrana: ad attenderlo c’è un certo Lionel Messi…</p>
<h4 style="text-align: justify;">TABELLINO</h4>
<p style="text-align: justify;">Inter vs. Juventus 2 – 0<br />
Marcatori: <a href="http://www.youtube.com/watch?v=vA2xyqG8CWM" onclick="urchinTracker('/outgoing/www.youtube.com/watch?v=vA2xyqG8CWM&amp;referer=');"><span style="color: #0000ff;">75′</span></a> Maicon, <a href="http://www.youtube.com/watch?v=_PECA3xbrU0" onclick="urchinTracker('/outgoing/www.youtube.com/watch?v=_PECA3xbrU0&amp;referer=');"><span style="color: #0000ff;">92′</span></a> Eto’o<br />
Inter: Julio Cesar; Maicon, Lucio, Samuel, J. Zanetti; Thiago Motta  (1’s.t. Stankovic), Cambiasso; Pandev (10’s.t. Balotelli), Sneijder  (44’s.t. Muntari), Eto’o; Milito.A disposizione: Orlandoni, Cordoba,  Materazzi, Muntari, Quaresma. All.: Mourinho<br />
Juventus: Buffon; Zebina, Cannavaro, Chiellini, Grosso; Camoranesi,  Sissoko, Felipe Melo, Marchisio (33’s.t. Salihamidzic); Iaquinta  (27’s.t. Amauri), Del Piero (42’s.t. Poulsen). A disposizione:  Manninger, Legrottaglie, Candreva, Diego, Iaquinta. All.: Zaccheroni.<br />
Ammoniti: Samuel (Int), Iaquinta (Int), Felipe Melo (Juv), Sissoko  (Juv), Thiago Motta (Int), Chiellini (Juv), Eto’o (Int), Balotelli (Int)<br />
Espulsi: 37′p.t. Sissoko (Juv)<br />
Arbitro: Damato di Barletta</p>
<h5 style="text-align: justify;">(Credits: SciabolataMorbida)</h5>
</p>
<p style="text-align: justify;">
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			<a href="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/gallery/inter-juventus-aprile-2010/04.jpg" title="Inter Milan's Cameroonian forward Samuel Eto'o (front) fights for the ball with Juventus Turin's French defender Jonathan Zebina during their Serie A football match at San Siro stadium in Milan, on April 16, 2010 . AFP PHOTO / GIUSEPPE CACACE (Photo credit should read GIUSEPPE CACACE/AFP/Getty Images)" class="shutterset_set_46" >
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			<a href="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/gallery/inter-juventus-aprile-2010/05.jpg" title="Inter Milan's Argentinian defender and captain Javier Aldemar Zanetti (top) jumps over Juventus Turin's French midfielder Mohamed Lamine Sissoko during their Serie A football match at San Siro stadium in Milan, on April 16, 2010.  AFP PHOTO / VINCENZO PINTO (Photo credit should read VINCENZO PINTO/AFP/Getty Images)" class="shutterset_set_46" >
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			<a href="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/gallery/inter-juventus-aprile-2010/06.jpg" title="Inter Milan's Brazilian defender Maicon (C) kicks the ball to score against Juventus Turin during their Serie A football match at San Siro stadium in Milan on April 16, 2010.    AFP PHOTO / VINCENZO PINTO (Photo credit should read VINCENZO PINTO/AFP/Getty Images)" class="shutterset_set_46" >
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			<a href="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/gallery/inter-juventus-aprile-2010/07.jpg" title="MILAN, ITALY - APRIL 16: The referee Antonio Damato shows the second yellow card toward Mohammed Sissoko of Juventus FC during the Serie A match between FC Internazionale Milano and Juventus FC at Stadio Giuseppe Meazza on April 16, 2010 in Milan, Italy. (Photo by Massimo Cebrelli/Getty Images)" class="shutterset_set_46" >
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			<a href="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/gallery/inter-juventus-aprile-2010/08.jpg" title="Juventus' Mohamed Sissoko leaves the pitch after getting a red card during his Italian Serie A soccer match against Inter Milan at San Siro stadium in Milan April 16, 2010. REUTERS/Paolo Bona (ITALY - Tags: SPORT SOCCER)" class="shutterset_set_46" >
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			<a href="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/gallery/inter-juventus-aprile-2010/10.jpg" title="MILAN, ITALY - APRIL 16: Lucio of FC Internazionale Milano battles for the ball against Vincenzo Iaquinta of Juventus FC during the Serie A match between FC Internazionale Milano and Juventus FC at Stadio Giuseppe Meazza on April 16, 2010 in Milan, Italy.  (Photo by Massimo Cebrelli/Getty Images)" class="shutterset_set_46" >
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			<a href="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/gallery/inter-juventus-aprile-2010/11.jpg" title="Juventus Turin goalkeeper Gianluigi Buffon controls the ball during his team's Serie A football match against Inter Milan at San Siro stadium in Milan, on April 16, 2010.     AFP PHOTO / VINCENZO PINTO (Photo credit should read VINCENZO PINTO/AFP/Getty Images)" class="shutterset_set_46" >
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			<a href="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/gallery/inter-juventus-aprile-2010/12.jpg" title="Juventus coach Alberto Zaccheroni, left, talks with Juventus forward Alessandro Del Piero during the Serie A soccer match between Inter Milan and Juventus at the San Siro stadium in Milan, Italy, Friday, April 16, 2010. (AP Photo/Antonio Calanni)" class="shutterset_set_46" >
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			<a href="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/gallery/inter-juventus-aprile-2010/13.jpg" title="Inter Milan's Cameroonian forward Samuel Eto'o celebrates scoring the second goal against Juventus Turin during their Serie A football match at San Siro stadium in Milan on April 16, 2010. Inter defeated Juventus 2-0.   AFP PHOTO / VINCENZO PINTO (Photo credit should read VINCENZO PINTO/AFP/Getty Images)" class="shutterset_set_46" >
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			<a href="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/gallery/inter-juventus-aprile-2010/14.jpg" title="Inter Milan forward Samuel Eto'o, of Cameroon, reacts at the end of a Serie A soccer match between Inter Milan and Juventus, at the San Siro stadium in Milan, Italy,Friday, April 16, 2010. Inter won 2-0 and Eto'o scored the second goal. (AP Photo/Luca Bruno)" class="shutterset_set_46" >
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			<a href="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/gallery/inter-juventus-aprile-2010/15.jpg" title="Inter Milan's Brazilian defender Maicon celebrates scoring against Juventus Turin during their Serie A football match at San Siro stadium in Milan on April 16, 2010.    AFP PHOTO / VINCENZO PINTO (Photo credit should read VINCENZO PINTO/AFP/Getty Images)" class="shutterset_set_46" >
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		<title>Analisi tattica. Juventus-Cagliari 1-0 (prendere e portare a casa..)</title>
		<link>http://www.uccellinodidelpiero.com/analisi-tattica-juventus-cagliari-1-0-prendere-e-portare-a-casa/</link>
		<comments>http://www.uccellinodidelpiero.com/analisi-tattica-juventus-cagliari-1-0-prendere-e-portare-a-casa/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 12 Apr 2010 19:24:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Barcellona</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi tattica]]></category>
		<category><![CDATA[Cagliari]]></category>
		<category><![CDATA[serie a]]></category>

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		<description><![CDATA[Cagliari di Allegri col 4-3-1-2. Marchetti tra i pali; la linea difensiva è costituita dai terzini Pisano e Agostini e dai centrali Canini e Ariaudo. Conti fa il vertice basso del rombo di centrocampo, con Dessena a destra, Biondini a sinistra e Cossu vertice alto. Nenè e Matri le due punte.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h5>PRESENTAZIONE DEGLI SCHIERAMENTI<strong><br />
</strong></h5>
<p style="text-align: justify;">JUVENTUS (4-4-2): Buffon, Zebina, Cannavaro, Chiellini, Grosso (17&#8242; st Poulsen), Camoranesi (45&#8242; st Salihamidzic), Melo, Marchisio, De Ceglie, Amauri, Iaquinta (20&#8242; st Giovinco). (Manninger, Legrottaglie, Del Piero, Trezeguet). All. Zaccheroni<br />
CAGLIARI (4-3-1-2): Marchetti, Pisano, Canini, Ariaudo, Agostini, Dessena (15&#8242; st Lazzari), Conti, Biondini, Cossu, Matri (37&#8242; st Ragatzu), Nenè (30&#8242; st Larrivey). (Lupatelli, Marzoratti, Barone, Jeda).
</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Cagliari di Allegri col 4-3-1-2. Marchetti tra i pali; la linea difensiva è costituita dai terzini Pisano e Agostini e dai centrali Canini e Ariaudo. Conti fa il vertice basso del rombo di centrocampo, con Dessena a destra, Biondini a sinistra e Cossu vertice alto. Nenè e Matri le due punte. La Juventus, dopo Napoli ed Udine, si presenta nuovamente schierando un classico 4-4-2. Davanti al rientrante Buffon, la linea difensiva è costituita, da destra a sinistra da Zebina, Cannavaro, Chiellini e Grosso. Gli interni di centrocampo sono Felipe Melo e Marchisio, con Camoranesi e De Ceglie sugli out. In attacco la coppia Amauri-Iaquinta.</p>
<p style="text-align: center;">Buffon<br />
Zebina, Cannavaro, Chiellini, Grosso<br />
Camoranesi, Melo, Marchisio, De Ceglie<br />
Amauri, Iaquinta</p>
<p style="text-align: center;">Matri, Nenè<br />
Cossu<br />
Dessena, Biondini<br />
Conti, Agostini, Ariaudo, Canini, Pisano<br />
Marchetti</p>
<h5>SVILUPPI TATTICI DEL MATCH<strong><br />
</strong></h5>
</p>
<p style="text-align: justify;">Zaccheroni sceglie il 4-4-2, privilegiando sull’out di sinistra la corsa di De Ceglie alla maggiore tecnica di Giovinco (o Candreva) e in attacco la fisicità della coppia Amauri-Iaquinta. Nella figura che segue è bene evidenziato lo schieramento della Juventus, con le due linee da 4 schierate e Cannavaro e Chiellini in marcatura sulle punte avversarie.</p>
<p style="text-align: center;"><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-12919" title="Fig.1" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.1.JPG" alt="Fig.1" width="552" height="327" /><br />
</strong></p>
<p><strong> </strong>
</p>
<p style="text-align: justify;">La zona di campo di inizio pressione della Juventus è piuttosto bassa, preferendo i bianconeri ricompattarsi nella propria metà campo e portare la pressione sui portatori di palla avversaria in zona mediana. La Juve inoltre sceglie di tenere stretti e vicini i due attaccanti anche in fase difensiva, facendoli uscire sui centrali avversari senza chiedere alle due punte ripiegamenti sul centrocampista basso avversario (Conti), e uscendo sui terzini avversari con gli esterni De Ceglie e Camoranesi. La ricezione bassa dei centrocampisti sardi è attaccata dagli interni bianconeri. Nella figura che segue è ben evidenziato quanto descritto. Si noti De Ceglie in uscita sul terzino (Pisano) e Marchisio (e non una delle due punte che si abbassa) che esce in pressione sulla ricezione bassa del play Conti.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-12920" title="Fig.2" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.210.JPG" alt="Fig.2" width="552" height="327" /><br />
</strong></p>
<p><strong> </strong>
</p>
<p style="text-align: justify;">Il Cagliari, appare piuttosto manovriero, con le mezzali Biondini e Dessena molto mobili, Cossu che svaria su tutto il fronte d’attacco e Conti a dettare i tempi della manovra. In fase difensiva il Cagliari si dispone essenzialmente con un 4-3-3, generalmente con Cossu largo a sinistra, Matri in mezzo e Nenè che si allarga a destra. Anche i sardi non attuano un pressing offensivo. La partita si sviluppa su ritmi piuttosto blandi con il Cagliari che sviluppa una fase offensiva più complessa e manovrata, mentre la Juve predilige una manovra tesa a raggiungere il più velocemente possibile le due punte Amauri e Iaquinta. Nella parte iniziale del primo tempo a rendersi più pericoloso è il Cagliari che al 14° minuto coglie la traversa con Cossu. Appare interessante seguire lo sviluppo dell’azione che porta al tiro il trequartista sardo, per notare il movimento della mezzala del rombo cagliaritano Dessena. L’azione parte dal centrale Canini che trova Matri in verticale. Matri gioca di sponda per Cossu che serve il profondo movimento in verticale di Dessena. Sul cross di Dessena e successiva respinta della difesa bianconera Cossu colpirà la traversa.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-12921" title="Fig.3" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.3.JPG" alt="Fig.3" width="552" height="327" /><img class="aligncenter size-full wp-image-12922" title="Fig.4" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.41.JPG" alt="Fig.4" width="552" height="327" /><img class="aligncenter size-full wp-image-12923" title="Fig.5" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.51.JPG" alt="Fig.5" width="552" height="327" /><img class="aligncenter size-full wp-image-12924" title="Fig.6" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.61.JPG" alt="Fig.6" width="552" height="327" /></p>
<p><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Lo sviluppo della manovra offensiva della Juve segue quasi esclusivamente due direttrici. La prima prevede la verticalizzazione, anche direttamente dai difensori, sul movimento incontro di Iaquinta e Amauri, sempre molto vicini tra loro, con susseguente sponda o “spizzata”. La seconda opzione prevede la ricezione di Camoranesi dentro al campo, dopo un piccolo taglio dalla posizione iniziale di esterno. In particolare la prima opzione è stata ampiamente sfruttata dai bianconeri. Vediamo una serie di figure che mostrano questa tipo di azione dei bianconeri. Nella figura che segue Felipe Melo verticalizza su Iaquinta. Notare come Iaquinta e Amauri siano vicini e dentro il campo. Per tutto il match le due punte non detteranno mai il passaggio effettuando movimenti verso l’esterno del campo.</p>
<p style="text-align: center;"><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-12925" title="Fig.7" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.71.JPG" alt="Fig.7" width="552" height="327" /><br />
</strong></p>
<p><strong> </strong>
</p>
<p style="text-align: justify;">Iaquinta serve con un bel colpo di tacco Amauri che però, nonostante il vantaggio iniziale su Canini, verrà recuperato dal difensore sardo.</p>
<p style="text-align: center;"><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-12926" title="Fig.8" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.81.JPG" alt="Fig.8" width="552" height="327" /><br />
</strong></p>
<p><strong> </strong>
</p>
<p style="text-align: justify;">Nelle prossime tre figure si evidenzia come Cannavaro scavalchi il centrocampo cercando Amauri che di testa offre la palla di sponda a Iaquinta che riesce a ricevere al limite dell’area.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-12927" title="Fig.9" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.91.JPG" alt="Fig.9" width="552" height="327" /><img class="aligncenter size-full wp-image-12928" title="Fig.10" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.101.JPG" alt="Fig.10" width="552" height="327" /><img class="aligncenter size-full wp-image-12929" title="Fig.11" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.111.JPG" alt="Fig.11" width="552" height="327" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Nelle diapositive che seguono invece le parti si invertono ed è Iaquinta, di petto, innescato da Marchisio, a fare la sponda per Amauri che può ricevere al limite dell’area cagliaritana.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-12930" title="Fig.12" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.121.JPG" alt="Fig.12" width="552" height="327" /><img class="aligncenter size-full wp-image-12931" title="Fig.13" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.131.JPG" alt="Fig.13" width="552" height="327" /></p>
<p><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">La collezione di azioni del tutto simili a queste, innescate dagli interni di centrocampo o direttamente dai difensori, potrebbe essere molto lunga. Anche il gol della Juventus, arrivato dopo un’occasionissima per Matri nata dalla solita palla persa ingenuamente da Felipe Melo in mezzo al campo, nasce da un lancio lungo dalla difesa e da una sponda di Amauri raccolta da Chiellini, rimasto in fase offensiva a seguito di un corner a favore dei bianconeri. Il secondo movimento offensivo citato prevede la ricezione di Camoranesi all’interno del campo, preferibilmente alle spalle di Conti e della linea di centrocampo avversaria, in maniera da potere giostrare in posizione di trequartista. Nella figura che segue si nota, con Felipe Melo in possesso palla,  il movimento di Camoranesi verso l’interno per cercare di ricevere in posizione centrale alle spalle della linea di centrocampo cagliaritana.</p>
<p style="text-align: center;"><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-12932" title="Fig.14" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.141.JPG" alt="Fig.14" width="552" height="327" /><br />
</strong>
</p>
<p style="text-align: justify;">Questa seconda opzione offensiva della Juventus si è in realtà rivelata meno produttiva di quella che prevedeva il lancio lungo per le punte, sia perché è stata privilegiata, in termini di numero di giocate la prima, sia perché dopo la ricezione Camoranesi non è mai stato rapido e/o preciso in maniera sufficiente da creare pericoli per la linea difensiva del Cagliari. Fa eccezione il tiro da fuori di Camo al 27° del primo tempo. L’esterno juventino dopo il taglio verso l’interno con palla in possesso di un centrocampista juventino, si trova, sulla ricezione di Zebina. in posizione centrale. Invece di aprirsi, preferisce muoversi incontro e ricevere dentro il campo. Riesce quindi a superare Conti in dribbling e a tirare con pericolosità verso la porta del Cagliari.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-12933" title="Fig.15" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.151.JPG" alt="Fig.15" width="552" height="327" /><img class="aligncenter size-full wp-image-12934" title="Fig.16" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.161.JPG" alt="Fig.16" width="552" height="327" /><img class="aligncenter size-full wp-image-12935" title="Fig.17" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.171.JPG" alt="Fig.17" width="552" height="327" /></p>
<p style="text-align: justify;">Dopo il gol della Juventus la partita non cambia il proprio registro. La Juventus accentua, specie nel secondo tempo, il proprio atteggiamento prudente e il Cagliari, seppur manovriero, non riesce a giocare ai ritmi necessari per creare pericoli alla porta della Juventus, che, di fatto, non viene mai seriamente minacciata dai giocatori sardi. Dall’altro lato, anche i pericoli per Marchetti si contano sulle dita di una mano (e le dita risultano pure abbondanti…) e originati sostanzialmente dalle capacità in acrobazia di Chiellini sui calci piazzati in fase offensiva. Le sostituzioni non variano il quadro tattico della partita. Allegri da più qualità alla sua squadra sostituendo Dessena con Lazzari, e sostituisce le due punte con Larrivey e Ragatzu mantenendo inalterato il 4-3-1-2 di partenza. Zaccheroni inserisce Poulsen per Grosso, arretrando De Ceglie nella posizione di terzino e spostando Marchisio sull’out di sinistra con Poulsen a far coppia con Melo in mezzo al campo. Giovinco sostituisce Iaquinta come seconda punta dalle caratteristiche ovviamente profondamente diverse. La Juve, dopo 19 partite, pensa soprattutto a non subire gol, il Cagliari gioca a ritmi da fine stagione e il gol di Chiellini basta ed avanza per la vittoria.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<h5 style="text-align: justify;">COMMENTO</h5>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Prudentissimo Zaccheroni, che opta per il 4-4-2 e per una squadra molto fisica. Le scelte di De Ceglie sull’esterno e della coppia Amauri/Iaquinta di punta indicano che l’allenatore bianconero puntava, in questa partita, ad avere una squadra ben coperta, solida e forte fisicamente. La vittoria e l’assenza di gol subiti gli danno ragione. Ma la qualità del gioco offensivo rimane miseramente bassa, basandosi essenzialmente sulla forza fisica dei due attaccanti, innescati spesso direttamente dai piedi dei difensori e sull’estro, a dire il vero un po’ spento, di Camoranesi. Affidare quasi tutto il peso sulle spalle larghe degli attaccanti, sui piedi ruvidi dei difensori e sulla qualità di un calciatore (Camo) che probabilmente ha ormai alle spalle le sue giornate migliori appare un po’ poco. Zaccheroni deve davvero essere preoccupato dalla condizione fisica e dalle capacità della squadra per non permettersi di osare, in casa contro il Cagliari di oggi, una squadra più tecnica e con soluzioni offensive più elaborate. Gli attacchi vengono portati con pochissimi uomini, in maniera tale da rimanere sempre coperti. Le due punte rimangono vicinissime tra loro senza mai attaccare l’ampiezza, peraltro poco sfruttata da tutta la squadra a causa dei movimenti verso l’interno di Camoranesi, della scarsa qualità tecnica di De Ceglie e dell’atteggiamento prudente dei terzini che raramente si propongono in avanti. Di positivo rimane la capacità di tenere a bada il Cagliari dopo il gol di Chiellini, capacità per la verità favorita dal Cagliari stesso, che, sebbene manovri con discreta disinvoltura, gioca a ritmi davvero bassi. Il Cagliari nelle ultime 8 partite ha fatto solo 2 punti. Non si può certo dire che era un avversario in grande forma. Positivo ovviamente il fatto (clamoroso….) di non avere subito gol e discreta la prova (per ciò che era loro richiesto) delle due punte che hanno spesso vinto il duello fisico contro i marcatori (specie contro l’ancora acerbo Ariaudo). Ottimo Marchisio, centrocampista universale e moderno, capace di abbinare corsa e qualità e di giocare in qualunque zona del campo. Per il resto, ci si accontenta dei tre punti e si spera di giocare molto meglio a San Siro contro l’Inter.</p>
<h5 style="text-align: justify;">Fabio Barcellona</h5>
<h5 style="text-align: center;"><a href="http://www.uccellinodidelpiero.com/author/fabio-barcellona/" target="_blank">Clicca qui</a> per leggere le analisi precedenti di Fabio.</h5>
<p><strong> </strong></p>


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		<title>Campionato: Juventus-Cagliari 1-0 (Chiellini-gol&#8230;)</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Apr 2010 23:53:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Federico Pagani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Partite di Campionato]]></category>
		<category><![CDATA[Cagliari]]></category>
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		<description><![CDATA[I Bianconeri padroni di casa ospitano il Cagliari con un solo obiettivo: vincere per mantenere vive le residue speranze di qualificarsi alla prossima Champions. Giornata tutto sommato tranquilla quella che passa Gigi Buffon, oggi capitano dei Bianconeri
CRONACA
La Juventus comincia bene, almeno rispetto alle ultime prestazioni, pur senza fare nulla di particolare per pungere. L’occasione più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-12863" title="chiellini" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/chiellini.png" alt="chiellini" width="276" height="163" />I Bianconeri padroni di casa ospitano il Cagliari con un solo obiettivo: vincere per mantenere vive le residue speranze di qualificarsi alla prossima Champions. Giornata tutto sommato tranquilla quella che passa Gigi Buffon, oggi capitano dei Bianconeri</p>
<p style="text-align: justify;">CRONACA<br />
La Juventus comincia bene, almeno rispetto alle ultime prestazioni, pur senza fare nulla di particolare per pungere. L’occasione più ghiotta dell’inizio della partita è però appannaggio del Cagliari: Chiellini interviene anticipando Matri ed impennando il pallone che viene quindi colpito di testa all’indietro da Cannavaro, che prova a liberare l’area con un intervento che lascia molto a desiderare. La palla, dopo essere finita contro la nuca di Cannavaro, termina infatti tra i piedi di Cossu che non ci pensa due volte e calcia verso la porta difesa da Buffon prima che lo stesso Chiellini possa rinvenire su di lui per togliergli la possibilità di calciare a rete. La conclusione del trequartista sardo si infrange comunque contro la traversa della porta juventina, risolvendo l’occasione in un nulla di fatto. E’ comunque una partita che non riesce a decollare: il goal sfiorato da Cossu resta infatti lungamente solo una luce nel buio totale. Per vedere una seconda azione degna di nota dobbiamo infatti aspettare il ventisettesimo minuto quando Camoranesi si accentra partendo da destra per calciare poi dal limite, dando non pochi grattacapi ad un Marchetti che dà però bella mostra di sè distendendosi e deviando in angolo il tiro dell’oriundo Bianconero. La terza fiammata della partita arriva invece al trentatreesimo quando il solito Melo perde una palla sanguinosissima a centrocampo sulla pressione di Cossu, con il trequartista cagliaritano che mette quindi in movimento Matri, su cui esce Buffon. La punta ex Milan riesce quindi a superare il portiere Azzurro con la sua conclusione su cui interviene però poi Cannavaro che fa sua la palla e libera l’area. Giusto due minuti ed arriva un goal inaspettato: a realizzarlo è Chiellini, che sfrutta una disattenzione notevole della retroguardia ospite andando a bucare Marchetti con un colpo di testa che beffa l’uscita del portiere avversario. Il primo tempo si chiude quindi con un colpo di testa sotto misura portato da Iaquinta proprio allo scadere della prima frazione con la punta Campione del Mondo che non riesce però a trovare lo specchio di porta, graziando il Cagliari e mantenendo aperta una partita per altro comunque poco emozionante. In apertura di ripresa, quindi, Chiellini dimostra di essere proprio in palla andando a fare una chiusura in area in tackle scivolato stoppando l’avanzata di un avversario che puntava dritto alla porta Bianconera intervenendo in maniera pulitissima sul pallone, nonostante il rischio di commettere un fallo da rigore fosse sicuramente elevato. Esattamente come nel primo tempo, comunque, la partita resta su ritmi piuttosto blandi. A scuotere i tifosi ci pensa quindi Marchisio che al sessantaduesimo calcia da fuori con un bel tiro a giro che si alza però troppo, vanificando la conclusione dell’ex centrocampista under 21. Cinque minuti e Camoranesi dimostra tutta la sua qualità andando a liberare Iaquinta con un filtrante perfetto che non è però controllato dalla punta di Reggiolo, che agevola l’uscita di Marchetti non riuscendo a stoppare il pallone. Al settantaduesimo, quindi, succede un paradosso: Marchetti esce malissimo su di un angolo battuto da Camoranesi andando a bucare il pallone e spianando la strada alla doppietta di Chiellini che, in effetti, calcia  verso la porta vuota. Sulla traiettoria del pallone si para però Iaquinta, che gira in rete una palla che lì  stava comunque per finire. Segnando, quindi, una rete irregolare: l’arbitro gli annulla infatti il goal per fuorigioco, cosa che non sarebbe successa se Iaquinta avesse lasciato terminare la palla in porta, disinteressandosi della cosa. Raddoppio fallito in maniera clamorosa, quasi grottesca. Al settantaseiesimo lo stesso Chiellini, migliore in campo per distacco, ci prova per l’ennesima volta: dopo essersi visto rubare un goal già fatto da Iaquinta il centrale Azzurro ci prova quindi con una girata volante sugli sviluppi di un calcio d’angolo. Giorgio, però, mette la palla alta sulla traversa. A tempo quasi scaduto, quindi, è Giovinco a provarci. Il tiro del piccolo fantasista Bianconero, usato sempre col contagocce, esalta però i riflessi del portiere avversario, che si distende completamente andando a deviare la conclusione dell’avversario negandogli la via del goal.</p>
<p style="text-align: justify;">COMMENTO<br />
La Juventus ottiene il massimo risultato con il minimo sforzo. Intendiamoci, la vittoria ci sta ed è meritata, la prestazione della squadra non è comunque stata sopra le righe e se la si unisce a quella di un Cagliari ancora più spento dei padroni di casa ecco che si ha la fotografia di un match piuttosto noioso per colpa di entrambe le contendenti. Oltre ad essere meritata, comunque, la vittoria di oggi risulta essere anche particolarmente importante per i Bianconeri, ancora in piena rincorsa al quarto posto in campionato. Nella giornata che vale il primo posto in classifica per la Roma dell’ex Ranieri, quindi, anche Zaccheroni ha di che sorridere.</p>
<p style="text-align: justify;">MVP<br />
Come detto in sede di cronaca personalmente non ho dubbi né esitazioni. Il migliore in campo non può che essere quel Chiellini il cui goal ha deciso il match. Ma, intendiamoci, al solito non è un premio che assegno solo in funzione di una rete realizzata: Giorgio disputa infatti una grandissima partita, giocando praticamente a tutto campo. Oltre ad essere una roccia pressoché insuperabile in difesa (il Cagliari non costruisce molto e quel poco è quasi sempre distrutto proprio dai suoi interventi risolutivi) risulta infatti pressoché inarrestabile anche in fase offensiva dove oltre alla già citata rete-partita si rende pericoloso in più occasioni, andando a meritare anche una doppietta che solo l’intervento maldestro di un compagno va a vanificare. Honorable mention, invece, per Marchisio: il centrocampista Azzurro, schierato oggi centrale di una linea a quattro al fianco di Melo, dimostra infatti come sia indubbiamente uno dei migliori italiani in quel ruolo. Se non avesse avuto i problemi fisici che ha purtroppo avuto, quindi, avrebbe sicuramente disputato una stagione su ben altri livelli, il tutto nonostante la Juventus abbia stentato ripetutamente. Un posto tra i 23 sudafricani è quasi un obbligo: il futuro del centrocampo della nostra nazionale, infatti, passa anche dai suoi piedi.</p>
<p style="text-align: justify;">TABELLINO<br />
Juventus vs. Cagliari 1 – 0<br />
Marcatori: 35′ Chiellini<br />
Juventus: Buffon; Zebina, Cannavaro, Chiellini, Grosso (66′ Poulsen); Camoranesi (92′ Salihamidzic), Felipe Melo, Marchisio, De Ceglie; Iaquinta (73′ Giovinco), Amauri. All.: Zaccheroni.<br />
Cagliari: Marchetti; Pisano, Canini, Ariaudo, Agostini; Biondini, Conti, Dessena (61′ Lazzari); Cossu; Matri (82′ Ragatzu), Nené (77′ Larrivey). All.: Allegri<br />
Ammoniti: Chiellini, Grosso, Felipe Melo, Marchisio, Conti, Canini<br />
Arbitro: Valeri</p>
<h5 style="text-align: justify;">(Credits: SciabolataMorbida)</h5></p>


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