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	<title>Il Blog dell&#039;Uccellino di Del Piero ™ &#187; Analisi tattica</title>
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	<description>Blog di calcio giocato e cinguettate! Di Antonio Corsa</description>
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		<title>Analisi tattica: Juventus-Lione 2-1 (Amichevole)</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Jul 2010 12:08:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Barcellona</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi tattica]]></category>
		<category><![CDATA[Partite amichevoli]]></category>
		<category><![CDATA[Amichevole]]></category>
		<category><![CDATA[Lione]]></category>

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		<description><![CDATA[(di Fabio Barcellona)
Continuiamo ad analizzare il cammino della Juventus di Delneri verso i primi impegni ufficiali della stagione e verso l’inizio del campionato.
L’amichevole contro il Lione arriva 5 giorni prima del match d’esordio ufficiale della stagione, il preliminare di Europa League contro lo Shamrock Rovers, campione di Irlanda. Per questo test amichevole Gigi Delneri sceglie, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-17922" title="del piero" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/07/del-piero.png" alt="" width="276" height="163" /><em>(di Fabio Barcellona)</em></p>
<p style="text-align: justify;">Continuiamo ad analizzare il cammino della Juventus di Delneri verso i primi impegni ufficiali della stagione e verso l’inizio del campionato.</p>
<p style="text-align: justify;">L’amichevole contro il Lione arriva 5 giorni prima del match d’esordio ufficiale della stagione, il preliminare di Europa League contro lo Shamrock Rovers, campione di Irlanda. Per questo test amichevole Gigi Delneri sceglie, come interpreti iniziali, per il suo 4-4-2 i seguenti undici: Storari tra i pali, Motta e De Ceglie terzini, Legrottaglie e Chiellini difensori centrali; Martinez e Lanzafame esterni offensivi, Sissoko e Marchisio interni; di punta Del Piero ed Amauri. Nel secondo tempo subentranno, sostituendoli nel ruolo, Grygera per Motta, Ekdal per Marchisio, Poulsen per Sissoko, Pepe per Martinez, Pasquato per Lanzafame, Diego per Del Piero e Trezeguet per Amauri.</p>
<p style="text-align: justify;">Le indicazioni tattiche offerte dalla prima amichevole di livello, quella con l’Amburgo, sono state confermate contro il Lione e la squadra è apparsa un po’ più avanti nello sviluppo in campo dei dettami tattici del mister.</p>
<p style="text-align: justify;">Le scelte di Delneri in fase di non possesso palla sembrano piuttosto chiare. Le linee di centrocampo e difesa sono piuttosto vicine e compatte. Nella partita con  il Lione la linea di inizio della pressione, rispetto al precedente match, è stata avanzata di una decina di metri (probabilmente per merito di una condizione ateltica migliore) con conseguente innalzamento della linea difensiva. Si conferma come le due punte si schierino in orizzontale in fase di non possesso, a marcare i due centrali avversari, togliendo loro la possibilità della giocata in verticale ed invitandoli, invece, al giro palla verso il terzino, vero innesco del pressing bianconero che vede nella linea laterale un buon alleato. La fase di pressing ha origine appunto con l’esterno offensivo che pressa con decisione il terzino in procinto di ricevere la palla in orizzontale. Il movimento deciso dell’esterno, innesca i movimenti degli interni verso i centrocampisti avversari e quello del terzino del lato sull’esterno offensivo del lato. Anche la partita con il Lione ha mostrato, per quanto riguarda la difesa sul lato forte, come la scelta di Delneri sia quella di creare grossa densità sul lato del pallone, con raddoppi veloci e decisi sugli esterni avversari in possesso del pallone: se in posizione ultra difensiva il raddoppio in aiuto al terzino è effettuato con estrema rapidità dal centrale del lato, in posizione intermedia, dato che sul lato forte l’esterno va a pressare alto, al raddoppio è deputato l’interno di centrocampo. La posizione molto stretta e vicina al centrale del terzino sul lato debole è figlia della scelta di creare grossa densità sul lato del pallone. La scelta di Delneri sul lato debole è invece, come già visto contro l’Amburgo, quella di abbassare, quasi come “quinto” di difesa, l’esterno offensivo del lato opposto alla palla. Qualche novità si è vista nella fase di transizione dalla fase di possesso a quella di non possesso, con una maggiore ricerca della pressione immediata nella zona dove si è perso il pallone, e con la linea difensiva sempre formata da tre giocatori, i due centrali e il terzino dal lato opposto del pallone. Infatti, in fase di possesso palla, a dare supporto e sovrapposizioni alla manovra, è deputato il terzino del lato dove si sviluppa il gioco, con il terzino dal lato opposto che stringe verso il centrale.</p>
<p style="text-align: justify;">La fase di possesso palla ha mostrato maggiori opzioni rispetto alla partita con l’Amburgo. Il gioco si sviluppa essenzialmente palla a terra, con la partecipazione attiva dei centrali difensivi. I terzini, come già visto contro l’Amburgo, stanno generalmente bassi ad inizio azione, per poi alzarsi sulla ricezione dell’esterno. Rispetto al match precedente però, si è notato qualche movimento supplementare per lo sviluppo iniziale dell’azione. Ad esempio, con palla al difensore centrale,  l’esterno offensivo del lato viene incontro al pallone, tagliando oltretutto leggermente verso l’interno, creando spazio all’inserimento profondo del terzino; lo spazio liberato dal terzino è spazio utile alla ricezione dell’interno di centrocampo che in tale maniera viene inserito nel gioco ad inizio manovra. Le soluzione possibili per il centrale sono la giocata verticale verso l’esterno (che, come in un caso nel primo tempo con Lanzafame-De Ceglie può servire di prima la sovrapposizione del terzino), l’appoggio verso l’interno liberatosi verso lo spazio creato dal terzino o il cambio di gioco verso l’esterno offensivo dal lato opposto. Quest’ultima soluzione di gioco è possibile vista la caratteristica posizione degli esterni offensivi ad inizio manovra: ampia e alta, sulla stessa linea delle punte. Il terzino avversario sul lato debole, inevitabilmente più o meno stretto sul proprio centrale, lascia sempre una ricezione utile (pur sempre dopo un lungo lancio in diagonale) all’esterno offensivo dal lato debole che staziona nei pressi della linea laterale. La manovra offensiva è arricchita da continue sovrapposizioni dei terzini sugli esterni e, con la presenza di Marchisio, da incursioni dell’interno sulla linea offensiva. La squadra attacca con molti uomini e l’area è sempre ben presidiata in tutta la sua ampiezza. Ancora non ben sviluppati, indipendentemente dall’opaca prova di Del Piero e da quella invece brillante di Diego, i movimenti e le ricezioni della seconda punta che gioca in verticale alla prima.</p>
<p style="text-align: justify;">Le prime impressioni della Juve di Delneri sono quelle di una squadra molto organizzata, con una fase di non possesso palla aggressiva e dai principi chiari e riconoscibili. Grosso impegno atletico è richiesto agli esterni offensivi, in grado di giocare tutti i 100 e più metri del campo da calcio, ai terzini, chiamati a dare continuo supporto alla manovra offensiva e agli interni di centrocampo, chiamati a responsabilità in una grossa fetta di campo in orizzontale. La manovra offensiva viene pensata come ampia, con copertura di tutta la larghezza del campo per aprire la difesa avversaria, con ricerca della profondità continua da parte degli esterni e di grossa dinamicità. Siamo all’anno zero della ricostruzione tecnico-tattica. I principi su cui si baserà il gioco di Delneri appaiono davvero distanti da quelli della Juventus di Ferrara. Si riscrive tutto. Si spera nella disponibilità degli allievi ad imparare.</p>
<p style="text-align: justify;">Una piccolo commento riguardo ai singoli calciatori. Particolarmente adatti al gioco di Delneri appaiono Motta e Pepe, dotati di dinamicità e capacità di corsa fuori dal comune. Tra gli interni, la presenza di Marchisio ha arricchito la fase offensiva degli inserimenti che, facendo un paragone con le precedenti squadre di Delneri, hanno portato alla ribalta Perrotta nel Chievo del tecnico di Aquileia. Agli interni è richiesta la copertura di una grossa porzione orizzontale di campo e, tra gli interni attualmente in rosa, Sissoko appare più adatto di Melo a questo compito. Si spera che l’attenzione del tecnico friulano ai movimenti e al comportamento dei difensori faccia ripartire il processo di crescita tattico di Chiellini che si è arrestato (anzi, probabilmente è regredito) durante la scorsa stagione. E, qualora rimanesse Diego, si confida che Delneri, riesca a migliorare la qualità delle ricezioni del brasiliano, sempre troppo attratto dalla palla. Dalla qualità delle ricezioni di Diego (in termini di tempistica, spaziatura e dinamicità) dipende la qualità delle sue giocate susseguenti, che, potrebbe essere davvero alta.</p>


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		<title>Mondiale Italiano: analisi (tattica) di un disastro annunciato</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Jun 2010 12:12:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Barcellona</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi tattica]]></category>
		<category><![CDATA[Calcio internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Mondiali 2010]]></category>

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		<description><![CDATA[(di Fabio Barcellona)
Se la squadra nazionale è la spia dello stato di salute di un movimento calcistico, la spia ha funzionato benissimo e ha fatto scattare l’allarme necessario. Si, perché il calcio italiano è un calcio malato. Lippi ha compiuto una caterva di errori, ci si può sbizzarrire: da Cannavaro, Camoranesi e Gattuso nella lista [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><img class="alignleft size-full wp-image-16757" title="azzurri" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/06/azzurri.png" alt="" width="276" height="163" />(di Fabio Barcellona)</em></p>
<p style="text-align: justify;">Se la squadra nazionale è la spia dello stato di salute di un movimento calcistico, la spia ha funzionato benissimo e ha fatto scattare l’allarme necessario. Si, perché il calcio italiano è un calcio malato. Lippi ha compiuto una caterva di errori, ci si può sbizzarrire: da Cannavaro, Camoranesi e Gattuso nella lista dei 23 a Marchisio vagante per il campo, passando per infiniti altri errori. Vero è anche che il livello del materiale umano a disposizione è veramente basso: a casa sono rimasti Cassano, Balotelli (non certo Messi o C. Ronaldo), ma rimpiangere Miccoli da la misura della povertà del football di casa nostra. D’altronde solo chi ha il prosciutto negli occhi può negare l’innegabile bruttezza della nostra serie A. Cose già dette: stadi decrepiti, vuoti e ostaggio di tifoserie delinquenti, politiche federali discutibili, stampa sportiva inadeguata e spesso tifosa (nel senso deteriore del termine), moviole, proteste e cultura sportiva inesistente. Questo il contorno. Pessimo. E dentro il rettangolo di gioco, le cose non vanno molto meglio. Anzi. Il livello di gioco e di spettacolo del nostro campionato precipita e la competitività dei nostri club a livello internazionale, a dispetto della Champions League vinta dall’Inter è in picchiata. Il Milan umiliato dal Manchester United, la Juventus e la Roma fatti fuori dal Fulham e dal Panathinaikos. L’Inter, con nessun italiano (nemmeno l’allenatore) tra i suoi titolari fa storia a sè. I segnali c’erano tutti e non si capisce bene perché avremmo dovuto essere competitivi in questo Mondiale (certo, magari battere una tra Slovacchia e Nuova Zelanda…). Il problema è: come si è arrivati a questo punto? Le motivazioni sono molteplici e complesse. Mi limito ad affrontare i problemi maggiormente collegati a quanto accade dentro il campo, tralasciando tutti quelli (economici, manageriali, politici) che stanno fuori dal campo.</p>
<p style="text-align: justify;">Cosa vedo durante le partite del campionato italiano? Vedo ruminare calcio. Vedo troppi calciatori inadeguati a quello che vorrebbe essere uno dei campionati più belli del mondo. Vedo paura e mancanza di fantasia. Vedo un pessimo calcio. Il calcio che si gioca in Italia è un calcio malato di tatticismo e povero di tattica. Mi spiego meglio. Intendo per tatticismo un atteggiamento che, basandosi su comportamenti e movimenti codificati, inibisce la capacità del singolo calciatore alla scelta individuale. Quando parlo di tattica mi riferisco a un disegno e a una filosofia adottata dall’intera squadra che viene innervata ed alimentata dalla capacità di ogni singolo calciatore di adottare le proprie scelte di gioco in funzione della situazione contingente. Lo stereotipo vuole il calcio italiano “bravo tatticamente” e ancora ci balocchiamo con questo luogo comune. Crediamo che il nostro sia “il campionato più difficile”. Ma poi vediamo che nelle Coppe Europee tutti giocano meglio di noi. Vediamo che gli altri campionati sono più belli. E, in questo Mondiale, vediamo Cile, Giappone, Messico, Uruguay giocare un calcio che noi ci sogniamo. Il calcio italiano non è “bravo tatticamente”; è, da almeno un decennio, “indietro tatticamente”. Il campionato di serie A non è il “più difficile”: è solo quello dove si gioca peggio.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché siamo malati di tatticismo e siamo rimasti indietro tatticamente? A mio modesto parere la colpa è del “sacchismo” inteso come pessima imitazione del rivoluzionario Arrigo Sacchi. E sì. Perché davvero Arrigo Sacchi rivoluzionò la maniera di giocare in Italia, introducendo in maniera definitiva la marcatura a zona, il pressing, la ferrea organizzazione di gioco, l’atletismo e la fisicità come elementi fondanti di una maniera di intendere il calcio. E, a scanso di equivoci, Arrigo Sacchi fu davvero un grande allenatore, capace di rivoluzionare e, in un certo senso, modernizzare, il calcio italiano.  L’inizio del declino del calcio italiano nasce, a mio modesto parere, con l’adozione indiscussa, fideistica ed ottusa del calcio di Sacchi a tutti i livelli della piramide calcistica italiana, in particolar modo nei settori giovanili. Gli ultimi grandi talenti (veri) del calcio italiano, Totti e Del Piero, hanno, non a caso secondo me, compiuto il loro percorso di formazione calcistica alla fine degli anni ’80, completato all’inizio degli anni ’90, in epoca pre-sacchiana per quanto riguarda i settori giovanili. L’ultimo grande difensore italiano è stato Maldini, anche lui formato in epoca pre-sacchiana e, anche stavolta non a caso, grandissimo interprete del calcio di Sacchi. E, ancora non casualmente, i Mondiali in corso sono stati i primi senza Del Piero e Totti, i primi della generazione successiva di calciatori italiani, i calciatori figli del “sacchismo”. Che a livello di settore giovanile ha portato ad insegnare ai giovani calciatori quasi esclusivamente quella che viene definita la “tattica collettiva” cioè l’applicazione integrale e indiscussa di schemi e movimenti di squadra (preferibilmente basandosi sul 4-4-2), sia in fase di possesso palla che in fase di non possesso palla. Tralasciando in maniera che oggi, a mio parere, ha portato a questo abbassamento del livello del calcio italiano, i principi di tecnica e di tecnica applicata o tattica individuale., dove per tecnica applicata o tattica individuale si intende il comportamento e le scelte del singolo calciatore finalizzate al raggiungimento di un vantaggio nella specifica situazione di gioco. Banalizzando al massimo si è insegnato ai calciatori a applicare in maniera acritica e fideistica uno schema, un set di comportamenti prestabiliti in funzione delle situazioni di gioco e ci si è dimenticati di insegnare loro  a calciare un pallone, a stoppare un pallone e a prendere decisioni autonome in risposta alla contingenti situazioni di gioco. Perchè il calcio è quello che viene definito uno “sport di situazione” reso oltremodo complesso dal fatto che si gioca con i piedi, ovviamente molto più imprecisi delle mani, con tanti giocatori per squadra, in spazi ampi e con discontinuità infinitamente minori di altri sport (es. basket). Ovvio che quindi le variabili in gioco risultano infinite e che la squadra “migliore tatticamente” sia quella in cui ogni componente sia in grado autonomamente di prendere le decisioni migliori (in termini di scelta della giocata, tempi, spazi, modi) all’interno del sistema e in funzione del comportamento degli avversari e dei compagni. Continuando a banalizzare e a semplificare: si sente dire ormai più spesso che nessuno è più capace di fare un dribbling. E’ vero. Ma non è che all’improvviso i calciatori italiani abbiano smesso di dribblare. Non glielo hanno insegnato e spesso glielo hanno impedito. E, in fase di selezione, chi lo sapeva fare è finito dietro a chi era capace di interpretare come un automa un 4-4-2. Giocatori come Alexis Sanchez e Beausejour, le due ali dribblomani del Cile, in Italia non esistono non certo perchè il DNA degli italiani è diverso da quello dei cileni. Gli esterni dovevano correre, occupare una porzione di campo sempre maggiore. E in Italia non abbiamo più un esterno offensivo. Abbiamo Pepe (volontà, volontà, volontà e nulla più) e poi persino l’italianista Marotta deve rivolgersi all’estero (Martinez, Riera, Krasic, Elia…). Si sente dire che i difensori italiani non sanno più marcare: è verissimo, gli hanno solo insegnato a coprire gli spazi e a fare le diagonali. Giustissimo, per carità. Ma non basta. Ed ecco che il Messico, il Cile si possono permettere una difesa a tre, perché i loro difensori marcano. Esempi banali che spero abbiano chiarito il concetto. Abbiamo sbagliato tanto, davvero troppo nella formazione dei calciatori. E ne paghiamo le conseguenze. Una generazione di calciatori incapaci di interpretare tatticamente al meglio le partite e poveri tecnicamente. La ricchezza di soluzioni offensive e difensive e le capacità tecniche del calcio spagnolo, olandese, persino tedesco, per non parlare del calcio sudamericano e di tanti movimenti minori noi le abbiamo perse.  E anche la selezione e la formazione degli allenatori è stata sbagliata. E oggi la maggior parte degli allenatori di casa nostra non riesce ad affrancarsi dal tatticismo, dalla cultura del risultato ad ogni costo e ottenuto, non attraverso il gioco, il coraggio, ma grazie al “cuore”, al “siamo soli contro tutti”, all’episodio favorevole. Perché, ammalati di “sacchismo” non hanno la fantasia, l’audacia e, fondamentalmente, le capacità di immaginare un calcio diverso.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco perché, brevemente, a mio parere, e limitandosi solo ad argomenti “tattici” l’Italia ha miseramente fallito a questi Mondiali ed ecco perché ci vorrà ancora del tempo per vedere il calcio italiano di nuovo ai vertici. Perché si raccoglia ciò che si semina.</p>


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		<title>Analisi tattica dei Mondiali/02 &#8211; Le squadre rimandate e bocciate dopo la prima giornata</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Jun 2010 09:10:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Corsa (ACB)</dc:creator>
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		<description><![CDATA[RIMANDATE
SUDAFRICA. Parreira schiera un 4-4-1-1 molto accorto, con i due esterni offensivi, Modise e Tshabalala bassissimi sulle tracce degli esterni messicani Aguilar e Salcido. Le linee di centrocampo e difesa sono molto strette tra di loro e Pienaar, la mezzapunta, e Mphela, il centravanti, lavorano per contrastare il possesso palla messicano. Primo tempo di puro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;"><strong><a href="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/06/analisi-tattica1.png"><img class="alignleft size-full wp-image-16415" title="analisi-tattica" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/06/analisi-tattica1.png" alt="" width="276" height="163" /></a>RIMANDATE</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>SUDAFRICA. </strong>Parreira schiera un 4-4-1-1 molto accorto, con i due esterni offensivi, Modise e Tshabalala bassissimi sulle tracce degli esterni messicani Aguilar e Salcido. Le linee di centrocampo e difesa sono molto strette tra di loro e Pienaar, la mezzapunta, e Mphela, il centravanti, lavorano per contrastare il possesso palla messicano. Primo tempo di puro contenimento e sacrificio. Nel secondo tempo, la stanchezza e una maggiore sfrontatezza, consentono ai sudafricani di contenere meglio i messicani e aprono alle ottime ripartenze dei Bafana Bafana che portano allo splendido gol di Tshabalala, al palo nel finale di Mphela e a tante situazioni pericolose.  I migliori il portiere Khune e gli esterni offensivi Modise e Tshabalala.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>MESSICO. </strong>Forse la più originale delle squadre viste al Mondiale oltre che piena zeppa di giovani pieni di talento. In situazione statica, con possesso palla a favore degli avversari (falli laterali,calci di punizione, palla in possesso del portiere), i centramericani si schierano con un 4-3-3 con Rafa Marquez davanti alla difesa ed Aguilar (’86) e Salcido terzini, con Osorio e Rodriguez centrali. Appena riconquistata la palla il Messico alza tantissimo gli esterni, allarga i due centrali, con Marquez che si abbassa tra i due disegnando di fatto un 3-4-3 molto offensivo. La disposizione in fase di possesso consente ai difensori, da cui parte la manovra, di avere soluzioni in ampiezza (con Aguilar e Salcido), in appoggio, coi mediani Torrado e Juarez (’88) e in verticale, nella zona dei trequartisti, con le due punte esterne Vela (’89) e Dos Santos (’89). Il Messico gioca corto, palla a terra, cercando spesso le punte esterne tra le linee (molto strette a dir la verità) dei sudafricani e dopo le giocate interne e i conseguenti movimenti dei difensori, rapide aperture verso gli esterni. Perso il pallone, il Messico cerca di riconquistarlo con velocità, non indietreggiando e pressando alto, atteggiamento ben riuscito nel primo tempo, meno nel secondo, quando le ripartenze del Sudafrica hanno fatto davvero male. Una maggiore efficacia negli ultimi sedici metri non guasterebbe. I migliori Giovani Dos Santos, ex Barca e Aguilar sulla destra.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>URUGUAY. </strong>Oscar Washington Tabarez schiera un 3-4-1-2 abbastanza classico per il calcio uruguagio, punta al pareggio e lo ottiene, peccando, forse, di  eccesso di prudenza. Squadra rognosa, piena di giocatori solidi e di carattere. In fase difensiva Diego Lugano è il centrale con Victorino e Godin ai suoi fianchi a completare il trio di centrali. Maxi Pereira a destra e Alvaro Pereira a sinistra si occupano prevalentemente di contenere Ribery e Govou, con Victorino e Godin pronti al raddoppio. In mezzo al campo Perez e Arevalo, infaticabili,  fanno legna con la collaborazione del trequartista Ignacio Gonzales. In avanti Forlan da solo tiene in apprensione la coppia Gallas/Abidal, mal supportato dal fantasma di Suarez. Buonissima la fase di non possesso, in cui la grinta e il dinamismo dei sudamericani hanno facilmente la meglio sui compassati francesi. Troppo timida la fase di possesso palla, con Forlan lasciato troppo solo a creare pericoli. I migliori il difensore Victorino, il moto perpetuo Perez e il sempreverde Forlan.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>NUOVA ZELANDA. </strong>Il tecnico Ricki Herbert schiera i semisconosciuti neozelandesi con un 3-4-3 puro. La fase di possesso palla è piuttosto essenziale, orientata alla ricerca della testa di una delle tre punte, schierate molto strette e vicine tra di loro, molto abili in questo fondamentale e quasi sempre vittoriose nel duello aereo con i difensori slovacchi. Il colpo di testa può essere innescato da un lancio in verticale direttamente dalla difesa; in questo caso la giocata è la spizzata e l’aggressione della palla delle altre due punte. Ovvero il possesso palla è orientato a far giungere la palla ai due esterni in proiezione offensiva al fine di arrivare a un cross per la testa degli attaccanti. In fase di non possesso, la squadra lavora in maniera piuttosto ordinata, sfruttando anche il pressing dei tre infaticabili attaccanti. Una squadra in definitiva piuttosto organizzata, dal gioco semplice, che cerca di sfruttare le caratteristiche migliori dei propri calciatori. Purtroppo per i neozelandesi, la cifra tecnica è davvero modesta.  Ma basta la corsa e l’organizzazione per mettere in crisi la Slovacchia che riesce ad andare in vantaggio solo con un gol viziato da un fuorigioco piuttosto evidente. Di testa, ovviamente, il gol dello storico pareggio neozelandese. I migliori il disoccupato 35enne Elliott, metronomo di centrocampo e la punta Smeltz.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>COSTA D’AVORIO. </strong>In panchina siede Sven Goran Eriksson che sceglie per l’esordio degli ivoriani il 4-3-3. Gervinho sostituisce al centro dell’attacco Drogba, con Dindane e Salomon Kalou ai fianchi. Squadra poderosa e molto attenta alla fase difensiva, gli africani imbrigliano alla grande il Portogallo, nella partita di livello tecnico-tattico più alto della prima giornata.  In fase di non possesso tutta la squadra si abbassa sulla linea di centrocampo del Portogallo, costringendo alla costruzione del gioco i centrali difensivi lusitani. La densità difensiva, unita alla forza fisica di tutti i componenti della squadra e all’aggressività, riducono la produzione offensiva portoghese a un tiro da lontanissimo di Cristiano Ronaldo, che colpisce il palo. E nel secondo tempo, la Costa d’Avorio prova anche ad offendere, risultando in definitiva più pericolosa degli avversari. Forse, con un minimo di sfrontatezza e coraggio in più, gli ivoriani avrebbero potuto portare a casa l’intera posta. I migliori, Kolo Tourè al centro della difesa, i terzino destro Demel e Yaya Toure nella classica posizione di mediano davanti alla difesa.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>PORTOGALLO.</strong> Carlos Queiroz schiera il Portogallo con un 4-2-3-1 che vede Liedson centravanti con Danny, Deco e C. Ronaldo in posizione di trequartisti. La squadra ha qualità, ma i ritmi sono troppi bassi; ciò consente alla nazionale ivoriana di schierarsi e di conseguenza a fare prevalere la propria forza fisica. Oltretutto Deco e Danny non sono in giornata di grazia e quindi l’attacco portoghese risulta inefficace contro il muro ivoriano. E nel secondo tempo, anche la difesa comincia a tremare sulle avanzate africane. Necessaria una maggiore adrenalina nel gioco. I migliori, il ventunenne terzino sinistro del Benfica Fabio Coentrao  e l’inesauribile mediano Raul Meireles.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>BRASILE.</strong> Annunciatissimo 4-2-3-1 per Carlos Dunga, con Elano, Kakà e Robinho a supportare Luis Fabiano, Melo e Gilberto Silva davanti al quartetto difensivo Maicon-Lucio-Juan-Bastos. Primo tempo di estrema complessità per i verde oro che, complice un Kakà formato Real Madrid (irriconoscibile rispetto ai tempi di Milano), non  riescono a venire a capo della difesa nord-coreana, sempre pronta a raddoppiare sui portatori di palla brasiliani e infaticabile a contendere ogni pallone. Solo una prodezza di Maicon, unita ad una ingenuità del portiere nordcoreano sbloccano il risultato. La manovra acquista maggiore fluidità col passare dei minuti, a causa di una calo di fisico dei coreani, che comunque, dopo il gol di Elano, riescono anche ad accorciare le distanze. Un Brasile in tono minore e in definitiva, a mio parere, sopravvalutato alla vigilia. Il migliore in attacco è Robinho, l’unico, con Kakà in queste condizioni ad elettrizzare la manovra. I due interni non vanno oltre l’ordinaria amministrazione in fase di possesso e non sembrano precisissimi in fase di non possesso. Rischiano contro Costa D’Avorio e Portogallo. I migliori, Robinho e, ovviamente, Maicon.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>COREA DEL NORD. </strong>5-3-1-1 per i nordcoreani , con i tre centrali a presidiare con precisione il centro dell’area, e  i tre centrocampisti molto mobili, pronti a raddoppiare sugli esterni e a fare densità in mezzo. Davanti la tecnica della mezzapunta Hong Yong Io e la velocità del centravanti Jong Tae Se. Il dinamismo e l’organizzazione tattica degli asiatici consentono loro, in fase di non possesso, di essere sempre in superiorità numerica in fase di non possesso e di conseguenza di avere la meglio sulla fase offensiva brasiliana. Le ripartenze vengono effettuate con precisione e rapidità, seppure con troppi pochi uomini. Al cospetto dei maestri brasiliani i nordcoreani fanno una buona figura, segnano un gol che regala loro per qualche minuto la speranza di pareggiare e confermano l’ottima impressione destata dal dinamico calcio dell’estremo oriente asiatico in questa prima giornata. I migliori i già citati Hong Yong Io che gioca in Russia nel Rostov e Jong Tae Se che gioca in Giappone nel Kawasaki Frontale. Assieme a loro, il veloce e tecnico esterno sinistro Ji Yun-Nam, autore del gol.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>NIGERIA. </strong>Il CT è lo svedese Lagerback che per affrontare l’Argentina opta per il 4-3-3. Il trio d’attacco è formato da Yakubu in posizione di centravanti e Obinna e Ogbuke Obasi punte esterne. In difesa la coppia centrale è composta da Shittu e Yobo, mentre i terzini sono Odiah del CSKA Mosca e Taiwo del Marsiglia. In mezzo al campo il trio composto da Kaita, Etuhu e Haruna. Il piano è quello di stare ben compatti e raccolti e sfruttare le ripartenze veloci del trio d’attacco facendo perno sulla boa Yakubu. Il piano però in gran parte fallisce perché la difesa dei nigeriani è troppo bassa per innescare con continuità le ripartenze attese. Peccato, perché quando sono riusciti a ripartire velocemente i nigeriani hanno mostrato di potere far male alla difesa Argentina. I migliori, il portiere Enyeama e il subentrato dalla panchina Oba Oba Martins.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>INGHILTERRA. </strong>4-4-2 d’ordinanza per Fabio Capello, che tra i pali sceglie Green, che lo tradisce col paperone della prima giornata del Mondiale, e in attacco affianca a Rooney il lavoratore Heskey. Gli esterni offensivi sono Lennon a destra e Milner a sinistra con la coppia Lampard e Gerrard in mezzo. Dietro Ledley King sostituisce Rio Ferdinand. Si inventa poco mister Capello, che basa il suo gioco sulle incursioni sulle fasce di Lennon e Milner, sugli inserimenti dei centrocampisti e sul talento di Rooney. Ma la squadra non è brillante, come costume delle squadre del tecnico italiano, e per di più non è nemmeno solida. King soffre a dismisura Altidore, e viene sostituito nell’intervallo da Carragher, che lo soffre ancor di più. La coppia di centrocampisti non sembra in grado di proteggere adeguatamente la difesa e, nonostante il gol di Gerrard, mortifica in una certa misura le doti di inserimento senza palla dei due componenti la coppia. Nonostante tutto e grazie al talento messo in campo, l’Inghilterra rischia di vincere, ma, a dir la verità, anche di perdere. Forse sarebbe meglio inserire un centrocampista in più (l’unico in rosa è però Barry) capace di consentire a Lampard e Gerrard di potere gestire con maggiore tranquillità gli inserimenti offensivi e di proteggere meglio la difesa, e lasciare Rooney a giocare da centravanti unico come ha fatto in maniera memorabile per tutta la stagione al ManUtd. I migliori, Gerrard e Heskey, al netto dei gol sbagliati.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>USA. </strong>Coach Bradley risponde a mister Capello con un 4-4-1-1 con Altidore centravanti, Donovan e Dempsey sulle fasce e Findley alle spalle di Altidore. 4-4-1-1 molto dinamico, pronto alle ripartenze e al gioco verticale e aggressivo sui portatori di palla. Peccato per coach Bradley che la linea difensiva sia incapace di gestire situazione in spazi ampi e la volontà di tenere la linea alta si scontra con una lunga serie di errori di posizionamento. Disastrosi il centrale Demerit e il terzino sinistro Bocanegra, Onyewu si salva solo per la sua capacità di difendere i palloni alti dentro l’area. Ma fortunatamente team USA non paga troppo dazio alle imprecisioni difensive e da centrocampo in su si dimostra una signora squadra, ricca di idee, dinamismo, forza fisica e, con Donovan e Dempsey dotati anche di un certo talento tecnico. E rischiano di vincere la partita. I migliori, l’infaticabile interno Bradley (figlio del coach), davvero ottimo centrocampista, superbo in interdizione, ma capace anche di costruire con buone idee e costrutto, l’incontenibile Altidore che in nazionale, sembra sempre un giocatore devastante, ma soffre a ripetersi nei club e il pulitissimo Donovan, ormai una certezza a questi livelli.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ITALIA. </strong> Marcello Lippi opta per un 4-2-3-1. Le scelte, Cannavaro e Chiellini coppia centrale, Criscito a sinistra, fasce presidiate da Iaquinta e Pepe, Marchisio dietro il centravanti Gilardino. La squadra mostra discrete geometrie e buona condizione fisica, ma la qualità della squadra, specie nel quartetto offensivo non è sufficiente ad impensierire oltremisura la rognosa difesa paraguaiana. Sebbene poco impegnata, la difesa non appare impenetrabile. Buono lo spirito e l’abnegazione, qualche scelta davvero discutibile del CT (Marchisio mezzapunta, Iaquinta esterno), l’Italia ha dato l’impressione di avere fatto una buona partita, ma la buona partita di una piccola squadra. I migliori, gli interni De Rossi e Montolivo e l’inesauribile Pepe sull’out.<strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>PARAGUAY. </strong>4-4-2 molto elastico per il CT Gerardo Martino, pronto ad adattare le posizioni in campo dei suoi uomini in funzione delle esigenze tattiche contingenti. Difesa arcigna, giocatori solidi, ma davvero troppo rinunciatario il Paraguay, che limita i pericoli per Villar che praticamente si fa gol da solo, ma non incide sulle ripartenze, giocate con eccessiva prudenza e poca convinzione. La fase di non possesso è quella immaginata, efficace e con buon presidio degli ultimi 16 metri, la fase di possesso palla, una mezza delusione, probabilmente più per eccessivo timore dei campioni del mondo che per reali incapacità. I migliori il centrale Da Silva e l’esterno Vera.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;"><strong>BOCCIATE</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ALGERIA. </strong>Insieme alla Slovenia l’Algeria è protagonista della più brutta partita del Mondiale (e una delle più brutte di sempre…). I magrebini si schierano con un 4-4-2 piuttosto elastico, pronto a trasformarsi in un 5-4-1. Ritmi bassi, scarsa tecnica, poca voglia di aggredire, idee poche, ma confuse, C’è poco da dire sui deludentissimi algerini. I meno peggio, il duo del Portsmouth Belhadj e Yebda e il centrale difensivo Halliche.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>SLOVENIA. </strong>Nonostante la vittoria una delle più deludenti squadra del Mondiale. Il tecnico Kek disegna un 4-4-1-1 con Dedic alle spalle del centravanti Novakovic. Squadra abituata a difendere prima che ad attaccare, la Slovenia si trova a mal partito contro l’Algeria che aveva lo stesso piano tattico: difendersi.  Lentezza, prevedibilità e tecnica di base non eccelsa, la descrizione di una squadra molto fisica e poco brillante. Solo la papera del portiere algerino sblocca uno 0-0 che sembrava scritto sulla roccia. I meno peggio, il portiere dell’Udinese Handanovic e il terzino destro Brecko.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>SLOVACCHIA. </strong>4-2-3-1 per il tecnico Weiss, con Hamsik a occupare la posizione di interno in coppia con l’esperto Strba. Ritmi bassi, scarso movimento senza palla, poco supporto degli esterni difensivi alla manovra d’attacco: ecco spiegati i motivi per cui la modestissima Nuova Zelanda riesce a bloccare il gioco slovacco, che ha dei sussulti solamente con le accelerazioni del giovane Weiss e con la tecnica di Marek Hamsik. E dopo il gol in fuorigioco del centravanti Vittek, il tecnico Weiss decide di abbassare ulteriormente i ritmi e la squadra, cercando di mantenere il risultato di 1-0 piuttosto che cercare il raddoppio. E arretrando il baricentro della squadra commette l’errore fatale, agevolando di fatto, l’unica giocata con un minimo di efficacia degli avversari, il colpo di testa. La mancanza di coraggio e gli errori tattici presentano, in pieno recupero, l’amaro conto per gli slovacchi con il pareggio neozelandese. I migliori i già citati Weiss e Hamsik.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>GRECIA. </strong>L’eroe dell’Europeo 2004 schiera la Grecia con il 4-3-3 che vede Gekas centravanti e Samaras e Charisteas sulle fasce. In mezzo al campo il senese Tziolis in mezzo, con Karagounis e Katsouranis come mezzali. La Grecia è squadra lenta e dal modesto tasso tecnico, capace forse di giocare un calcio attendistico e di rimessa. Viene però travolta dal ritmo sudcoreano e il gol subito all’inizio costringe gli ellenici a una partita che non vogliono e non sanno fare. Il risultato finale è davvero modestissimo. I migliori i due terzini Seitaridis e Torosidos.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>FRANCIA. </strong>4-2-3-1 per la Francia di Domenech con Toulalan e Diaby in mediana, Govou e Ribery sugli esterni e Gourcuff alle spalle di Anelka. Ritmi bassi, poco movimento senza palla e prestazioni individuali negative da parte di Ribery e del sopravvalutatissimo Gourcuff; ovvio che la Francia sbatta senza costrutto sul muro uruguagio. E nelle (rare) ripartenze sudamericane la Francia trema con Gallas e Abidal che non sembrano muoversi con precisione sugli spazi ampi. I migliori, l’infaticabile Toulalan e il gunner Diaby. E poi (tra le altre cose) mi spieghi Domenech, come in un 4-2-3-1, Malouda finisca in panchina. E Nasri a casa.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>SERBIA. </strong>Grandi aspettative per la squadra serba che l’esperto Antic schiera con un classico 4-4-2. La squadra ha buonissime qualità individuali: Ivanovic, Vidic, Stankovic sono certezze assolute a livello mondiale, Krasic e Kolarov in rampa di lancio. Ma il complesso è deludente. Troppo prudente la squadra di Antic e troppo piatto il 4-4-2 proposto che, per essere realmente efficace avrebbe dovuto avere un’impennata di velocità sulle fasce che la deludente prova di Krasic e Jovanovic non ha fornito. Male assortita la coppia di attaccanti Zigic e Pantelic, che, sebbene con caratteristiche, diverse battono le stesse zone di campo. Persi poi gran parte dei duelli individuali e superati in forza e velocità dai ghanesi, i serbi perdono il match per l’espulsione di Lukovic e l’ingenuità di Kuzmanovic. I migliori, il subentrato Lazovic e Stankovic.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>AUSTRALIA. </strong>La squadra è sostanzialmente la stessa che aveva meravigliato 4 anni fa in Germania, ma più vecchia di 4 anni e con Pim Veerbek in panca al posto di Guus Hiddink. L’Australia prova a interpretare un 4-2-3-1 di grande aggressività e tenendo la linea alta, ma mancano le gambe e la linea difensiva è piuttosto ballerina e perforabile in spazi aperti. La scarsa qualità dei giocatori, compensata quattro anni fa da una ferrea organizzazione e da una splendida condizione fisica, si riflette sulla povertà della manovra offensiva, dove l’incursore Cahill è costretto dal CT a fare il centravanti, con risultati davvero poveri. I meno peggio Emerton e il subentrato Holman.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>CAMERUN. </strong>Deludentissimi i leoni Africa, che il titolato Paul Le Guen schiera con il 4-3-3 e scelte abbastanza discutibili. I camerunensi provano a fare la partita, ma la circolazione della palla è troppo lenta per mettere in difficoltà i dinamicissimi giapponesi e i movimenti senza palla inesistenti. E in fase difensiva, pur sovrastando per centimetri e chilogrammi gi avversari, la disastrosa coppia centrale N’Kolou e Bassong soffre, persino sulle palle alte, gli attacchi nipponici. Le Guen ha provato a ringiovanire la squadra, ma Matip (classe 1991) davanti alla difesa è apparso troppo acerbo,  N’Kolou (classe 1990) disastroso e Choupo Moting (classe 1989) in avanti abbastanza spuntato. Perché in mezzo al campo schierare Matip quando in rosa si hanno A. Song (classe 1987) e M’Bia (classe 1987), dirottato terzino destro. E perché scimmiottare Mourinho, tenendo largo e lontano dalla porta il tuo miglior giocatore, Eto’o, quando Mou può permettersi al centro dell’attacco Milito, mentre Le Guen può schierare il totem Webo? Il migliore, M’Bia come terzino destro e poco altro.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>DANIMARCA. </strong>La leggenda del calcio danese Morten Olsen prova a inceppare i meccanismi olandesi con un 4-2-3-1 votato al contenimento, imperniato sugli interni Poulsen e Jorgensen, provando a ripartire facendo leva su Bendtner in posizione di centravanti. Il piano riesce abbastanza bene nel primo tempo, in cui la densità dietro la linea del pallone e la marcatura quasi a uomo di Poulsen su Snejider bloccano il gioco degli olandesi, sebbene le ripartenze siano abbastanza rare ed inefficaci. Subito il rocambolesco primo gol, la squadra non ha la forza e le capacità tecniche di reagire, cercando di recuperare perde compattezza mostrando limiti offensivi evidenti e si trova in balia degli orange. Anche la coppia centrale Kjaer/Agger mostra tutti i suoi limiti una volta persa la protezione del resto della squadra. Ci si aspettava dai danesi qualcosa in più. I migliori, il portiere Sorensen e, fino a che è stato, in campo Bendtner.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>SPAGNA. </strong>I favoritissimi del Mondiale forniscono, in negativo, la grossa sorpresa della prima giornata, perdendo il match d’esordio con la Svizzera. Del Bosque opta per il 4-2-3-1 con Xabi Alonso e Busquets interni, Silva, Xavi e Iniesta, da destra a sinistra dietro l’unica punta David Villa. Nulla che non si sappia ormai del gioco delle Furie Rosse, che mantengono il possesso della palla e provano a perforare la difesa elvetica con giocate e triangolazioni palla a terra. Ma Xavi non è un trequartista, e non attacca mai gli spazi creati da Villa; Silva e Iniesta non si sporcano i calzettoni, girando lontano dalle zone calde, ed ecco che la sottile linea che separa il meraviglioso gioco iberico, da uno sterile tic-toc viene facilmente varcata, con la complicità dell’ottima organizzazione tattica e dell’aggressività degli svizzeri. E, con il passare del tempo e con l’aumentare della fatica, le ripartenze svizzere fanno sempre più male a un’imprecisa coppia Piquè/Puyol. Il passaggio al 4-4-2 con la coppia Torres (in pessime condizioni) e Villa al centro dell’attacco, Xavi arretrato in mediana e Jesus Navas largo sulla fascia destra, regala migliore ampiezza al gioco spagnolo, ma non sufficiente pericolosità per pareggiare la partita. I migliori, Xabi Alonso e, al suo ingresso, Jesus Navas.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>HONDURAS. </strong>I centramericani provano a giocare a viso aperto contro il Cile, schierando un 4-2-3-1 che ha in Palacios interno di centrocampo e nel barese Alvarez i suoi giocatori di punta. In un Mondiale dominato dalla paura un merito dell’Honduras è quello di giocarsi la partita senza stare troppo a preoccuparsi di difendersi ad oltranza. Le armi degli honduregni sono la velocità e la vivacità del trio di trqeuartisti dietro il centravanti Pavon, ma semplicemente i cileni sono più forti e l’Honduras, che tiene sempre alto il proprio quartetto offensivo, viene mano a mano travolto dal ritmo e dalla manovra cilena. I migliori, il terzino destro Mendoza e l’interno del Tottenham Palacios.</p>


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		<pubDate>Wed, 12 May 2010 13:45:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Barcellona</dc:creator>
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<p style="text-align: justify;">Dopo i fallimenti con Porto, Roma, l’esperienza di Palermo e la retrocessione al suo ritorno al Chievo, Delneri si rilancia a Bergamo. E già qui troviamo della differenza tra l’Atalanta del tecnico friulano e il suo Chievo. L’Atalanta di Gigi Delneri non gioca solitamente un 4-4-2, ma un 4-4-1-1 con Doni nella classica posizione di trequartista e Floccari come unico terminale offensivo. La necessità e l’opportunità di coinvolgere il trequartista nel gioco  di Delneri porta a un gioco più manovrato e meno verticale di quello del Chievo. Doni è il leader, oltre che emotivo, anche tecnico della squadra. Gli esterni offensivi partecipano maggiormente alla fase di costruzione del gioco, attaccando la profondità in funzione dei tempi di sviluppo della manovra. La ricerca del fuorigioco è meno pronunciata rispetto ai tempi di Verona, anche se i concetti di difesa “di reparto” e di non concessione della profondità agli avversari rimangono dei perni della fase difensiva di Gigi Delneri.</p>
<p style="text-align: justify;">L’evoluzione tattica del tecnico di Aquileia si completa nella stagione corrente con la Sampdoria. La differenza più evidente sta nel posizionamento della linea difensiva. I blucerchiati difendono molto più bassi del Chievo di inizio decennio, pur confermando ancora una volta la cura per i movimenti di reparto e il rifiuto di concedere la profondità agli avversari, rinunciando alla disposizione in diagonale su una o due linee e all’arretramento sistematico anche su palla scoperta. Ovviamente, accompagnato a questo posizionamento della linea difensiva, c’è un pressing molto meno aggressivo sui portatori di palla e una linea di quattro centrocampisti che cerca di rimanere il più possibile stretta su quella dei difensori, togliendo di fatto lo spazio per la ricezione avversaria in posizione di trequartista tra le linee, considerando che la linea di centrocampo, difendendo anche essa basandosi molto sui movimenti reciproci, non prevede che uno dei due interni graviti nella zona del trequartista. Difendendo più bassi, spesso l’esterno offensivo del lato debole si trova a occupare la posizione di “quinto” di difesa. In attacco Delneri è tornato alle due punte, seppure con una punta abbastanza atipica come Cassano. In fase di non possesso Delneri non rinuncia a dare ampiezza al proprio gioco tenendo larghe le due ali (Semioli, Mannini, Guberti, Padalino), pronte, come al solito ad attaccare la profondità. Il gioco offensivo parte quasi sempre, dopo un giro palla, dai terzini che appoggiano il gioco sull’esterno del proprio lato o direttamente sulla punta (generalmente Pazzini) che viene incontro a fungere da fulcro per la manovra. Spesso la seconda punta (Cassano) viene innescata proprio a seguito della ricezione della prima. La capacità del barese di saltare l’uomo , uscendo dal dribbling, di servire con precisione gli inserimenti profondi degli esterni, costituiscono la principale arma offensiva della Sampdoria. La finalizzazione maggiormente frequente delle azioni blucerchiate prevede la rifinitura dal fondo degli esterni per le doti realizzative di Pazzini. Dei due interni, Poli è quello che talvolta si inserisce sulla linea di attacco, con Palombo, ottimo in interdizione, che rimane sempre in appoggio.</p>
<p style="text-align: justify;">Passando dal Chievo di circa dieci anni fa alla Sampdoria attuale sono rimasti alcuni punti fermi nel gioco di Delneri.</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>La      difesa (a quattro) di reparto e il tentativo della linea difensiva di non      dare mai profondità all’azione avversaria</li>
<li>La      presenza di due esterni offensivi sempre molto larghi, in grado di dare      ampiezza alla manovra. Il sistema di gioco del tecnico friulano non può      prescindere dalla presenza di esterni offensivi di buona corsa, in grado      di attaccare la profondità e di saltare l’uomo.</li>
<li>Lo      sviluppo della fase offensiva essenzialmente sulle fasce laterali con      ricerca del cross dal fondo</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Il gioco del tecnico di Aquileia è nel frattempo diventato meno “spumeggiante” se mi si concede il termine. La linea della difesa si è abbassata, la ricerca del fuorigioco sistematico è diminuita e il pressing è molto meno offensivo, mentre viene privilegiata la ricerca della vicinanza tra le linee di centrocampo e di difesa.  In fase di possesso il gioco è diventato meno verticale, più ragionato e ha assorbito la presenza di un trequartista (Doni) o di una punta piuttosto atipica quale Cassano.</p>
<h5 style="text-align: justify;">Fabio Barcellona</h5>


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		<title>Analisi tattica: Rafa Benitez</title>
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		<pubDate>Thu, 06 May 2010 20:08:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Barcellona</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi tattica]]></category>
		<category><![CDATA[Calciomercato 2010-11]]></category>
		<category><![CDATA[Benitez]]></category>

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		<description><![CDATA[Abbiamo seguito il Liverpool di Rafa Benitez nelle due partite di Europa League contro l’Atletico Madrid e nella partita di campionato casalinga contro il Chelsea.
SCHIERAMENTO STATICO

In tutte e tre le partite analizzate (come del resto quasi sempre) il Liverpool si è schierato con il consueto 4-4-1-1.


L’unica sostanziale differenza tra gli schieramenti utilizzati nelle tre partite [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Abbiamo seguito il Liverpool di Rafa Benitez nelle due partite di Europa League contro l’Atletico Madrid e nella partita di campionato casalinga contro il Chelsea.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="text-decoration: underline;">SCHIERAMENTO STATICO<br />
</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">In tutte e tre le partite analizzate (come del resto quasi sempre) il Liverpool si è schierato con il consueto 4-4-1-1.</p>
<p style="text-align: center;"><strong><a href="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-14491" title="Fig.1" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.1.jpg" alt="" width="336" height="515" /></a><br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;">L’unica sostanziale differenza tra gli schieramenti utilizzati nelle tre partite si è avuta nella strutturazione del centrocampo; a Madrid, nella partita di andata di coppa, i due interni di centrocampo (il n°4 e il n°8 della figura) erano Lucas e Mascherano, con Gerrard nella posizione di mezzapunta (n°10) mentre nel ritorno di coppa e nella partita con il Chelsea i duen interni sono stati Lucas e Gerrard con Aquilani come mezzapunta. Questa diversa strutturazione ha portato due diverse interpretazioni del 4-4-1-1 (le vedremo in seguito) che, per il resto è rimasto invariato nelle tre partite.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="text-decoration: underline;">FASE DIFENSIVA<br />
</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Nella figura che segue vediamo il Liverpool schierato difensivamente con il suo 4-4-1-1.</p>
<p style="text-align: center;"><strong><a href="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-14493" title="Fig.2" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.2.jpg" alt="" width="552" height="327" /></a><br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;">In genere il Liverpool non effettua con continuità un pressing  in zona offensiva. Preferisce compattarsi, stringere le linee di centrocampo e difesa e iniziare la pressione sugli avversari in zona mediana. Il pressing offensivo è attuato episodicamente all’interno della partita, con improvvisi innalzamenti del ritmo e delle linee. Il comportamento dei giocatori del Liverpool è abbastanza leggibile e ben definito. In genere il centravanti “balla” tra i due centrali difensivi avversari e la mezzapunta copre (mettendolo in ombra o contrastando) il centrocampista basso avversario. I movimenti della linea dei 4 di centrocampo variano in funzione della zona di pressione della palla. Il terzino avversario in possesso di palla è affrontato dall’esterno di centrocampo (n°7 e n°11); se la pressione è portata in zona offensiva e/o mediana l’interno di centrocampo del lato forte va in pressione sul centrocampista avversario, l’interno più lontano copre in diagonale il compagno e l’esterno dal lato opposto taglia dentro il campo per fare densità nella zona del pallone e contrastare, eventualmente i centrocampisti avversari.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella figura che segue il set di movimenti descritti contro il 4-3-3 del Chelsea di Ancelotti con palla in possesso del terzino sinistro del Chelsea (n°3).</p>
<p style="text-align: center;"><strong><a href="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.3.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-14494" title="Fig.3" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.3.jpg" alt="" width="336" height="515" /></a><br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Nell’esempio che segue, vediamo l’esterno destro offensivo andare in pressione alta e i movimenti dei due interni Lucas e Gerrard. Sullo scarico centrale Lucas esce in pressione e Benayoun stringe dentro il campo riuscendo infine a recuperare il pallone.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.4.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-14495" title="Fig.4" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.4.jpg" alt="" width="552" height="327" /></a><a href="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.5.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-14496" title="Fig.5" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.5.jpg" alt="" width="552" height="327" /></a><a href="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.6.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-14497" title="Fig.6" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.6.jpg" alt="" width="552" height="327" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Saltato però il primo pressing, in situazione di difesa bassa, i movimenti dei 4 di centrocampo sono diversi, con i due esterni attenti ad occupare maggiormente l’ampiezza del campo (l’esterno del lato basso non “taglia dentro”) e a interessarsi dei movimenti dei terzini avversari. Nella figura che segue (partita di andata contro l’Atletico Madrid) si osservi la posizione dell’esterno offensivo del alto debole (in questo caso Kuyt).<strong></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><a href="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.7.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-14498" title="Fig.7" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.7.jpg" alt="" width="552" height="327" /></a><br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La linea dei 4 difensori non è in genere particolarmente alta e mostra peculiare attenzione per la posizione degli attaccanti, marcati piuttosto da vicino anche a scapito delle distanze orizzontali tra i componenti della linea.</p>
<p style="text-align: justify;">Nelle figure seguenti si nota che i due centrali Carragher e Kyrgiakos privilegiano la marcatura stretta sugli attaccanti del Chelsea rispetto alla vicinanza reciproca; la distanza tra i due è piuttosto ampia.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.8.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-14499" title="Fig.8" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.8.jpg" alt="" width="552" height="327" /></a><a href="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.9.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-14500" title="Fig.9" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.9.jpg" alt="" width="552" height="327" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Anche i terzini, sul lato debole, “stanno vicini” ai loro avversari; vediamo nella figura seguente Mascherano (schierato terzino destro) sul lato opposto del pallone, marcare da vicino il proprio avversario.</p>
<p style="text-align: center;"><strong><a href="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.10.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-14501" title="Fig.10" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.10.jpg" alt="" width="552" height="327" /></a><br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Viene insomma preferita una difesa più “individuale” a una difesa più di “reparto”.</p>
<p style="text-align: justify;">Meno aggressivi sono invece i difensori centrali rispetto ai movimenti incontro delle punte avversarie, preferendo che a marcare gli attaccanti siano la posizione degli interni e la distanza tra le linee di difesa e di centrocampo.</p>
<p style="text-align: justify;">In genere la squadra è molto attenta alla fase difensiva ed abile nelle transizioni negative. Fatta forse eccezione per il centravanti tutti i giocatori lavorano in fase di non possesso e la squadra è quasi sempre piuttosto compatta, anche se non sempre particolarmente aggressiva.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="text-decoration: underline;">FASE OFFENSIVA<br />
</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">La migliore capacità in fase di possesso palla del Liverpool è rappresentata dalle veloci ripartenze dopo la riconquista della palla. Quando i Reds riescono a recuperare la palla in zona offensiva o in zona mediana la tendenza è quella di verticalizzare con immediatezza; se possibile, anche partendo dalla propria zona difensiva, il Liverpool prova a partire in verticale con velocità, organizzando essenziali ripartenze lunghe. Vediamo un esempio.</p>
<p style="text-align: justify;">Rodriguez pressa alto e la palla giocata dai giocatori del Chelsea viene intercettata da Gerrard e recuperata da Lucas. Immediatamente Kuyt e Rodriguez attaccano la profondità e Lucas serve in verticale Kuyt che apre di prima su Rodriguez.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.11.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-14502" title="Fig.11" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.11.jpg" alt="" width="552" height="327" /></a><a href="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.12.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-14503" title="Fig.12" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.12.jpg" alt="" width="552" height="327" /></a><a href="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.13.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-14504" title="Fig.13" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.13.jpg" alt="" width="552" height="327" /></a><a href="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.14.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-14505" title="Fig.14" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.14.jpg" alt="" width="552" height="327" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Questa fase di ripartenza veloce, organizzata, come già detto, anche in caso di zona di partenza molto bassa è giocata dal Liverpool con molta perizia ed efficacia. I due esterni offensivi attaccano forte la profondità, mentre uno tra la mezzapunta e il centravanti viene incontro fornendo un appoggio per la ripartenza, lasciando all’altro l’attacco alla profondità. Tutta la squadra sale veloce e la ripartenza è giocata con tanti uomini e anche grazie a questo le “seconde palle” sono spesso bottino dei giocatori dei Reds.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella figura che segue si vede Mascherano che contrasta in zona mediana, Benayoun recupera palla e gioca su Aquilani che viene incontro a fare da pivot per la ripartenza, dando il tempo all’attacco della profondità. Aquilani gioca di sponda su Gerrard che apre su Babel che ha attaccato con prontezza la profondità su lato debole.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.15.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-14506" title="Fig.15" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.15.jpg" alt="" width="552" height="327" /></a><a href="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.16.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-14507" title="Fig.16" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.16.jpg" alt="" width="552" height="327" /></a><a href="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.17.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-14508" title="Fig.17" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.17.jpg" alt="" width="552" height="327" /></a><a href="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.18.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-14509" title="Fig.18" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.18.jpg" alt="" width="552" height="327" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Quando invece il Liverpool si trova ad attaccare contro una difesa schierata, il gioco dei Reds parte di solito con un giro palla tra i difensori, anche piuttosto insistito, fino a trovare uno sbocco, generalmente in zona laterale. Con palla al terzino il movimento tipico dell’esterno del lato è quello di andare incontro al pallone o tagliare dentro, attirando il terzino, creando lo spazio per l’attacco alla profondità del centravanti o della mezzapunta.</p>
<p style="text-align: center;"><strong><a href="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.19.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-14510" title="Fig.19" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.19.jpg" alt="" width="336" height="515" /></a><br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;">I due esterni offensivi, contro la difesa avversaria schierata preferiscono tagliare dentro il campo creando spazio all’inserimento del terzino e/o del centravanti.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.20.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-14511" title="Fig.20" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.20.jpg" alt="" width="552" height="327" /></a><a href="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.21.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-14512" title="Fig.21" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.21.jpg" alt="" width="552" height="327" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Un altro esempio dei movimenti interni degli esterni offensivi lo possiamo vedere durante la partita di andata di coppa a Madrid. Con palla all’interno di centrocampo l’esterno Benayoun taglia dentro e riceve e gioca immediatamente sull’altro esterno offensivo, anche lui venuto dentro il campo. Lo spazio creato dal taglio di Kuyt è attaccato con decisione dal terzino Glen Johnson che riceverà la palla in posizione moto favorevole.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.22.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-14513" title="Fig.22" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.22.jpg" alt="" width="552" height="327" /></a><a href="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.23.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-14514" title="Fig.23" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.23.jpg" alt="" width="552" height="327" /></a><a href="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.24.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-14515" title="Fig.24" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.24.jpg" alt="" width="552" height="327" /></a><a href="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.25.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-14516" title="Fig.25" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.25.jpg" alt="" width="552" height="327" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">In generale gli sbocchi del gioco offensivo sono creati dai movimenti coordinati dei 4 giocatori offensivi che si muovono molto creando spazi che a loro volta attaccati. Il centravanti (N’Gog o Kuyt) si muove molto e giostra su tutto il fronte di attacco, aprendosi spesso in fascia. L’azione quasi sempre tende a smarcare al cross con attacco al centro dell’area di un numero il più possibile elevato di calciatori.</p>
<p style="text-align: justify;">Un’azione ricorrente che coinvolge la mezza punta consiste nell’attacco alla profondità della mezzapunta a seguito di un movimento incontro del centravanti. Vediamone un esempio. L’interno di centrocampo Gerrad serve il consueto taglio dell’esterno Rodriguez. Il centravanti Kuyt viene incontro e lo spazio alle sue spalle è attaccato dalla mezzapunta Aquilani che, servito da Rodriguez si trova davanti la porta di Cech.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.26.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-14517" title="Fig.26" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.26.jpg" alt="" width="552" height="327" /></a><a href="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.27.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-14518" title="Fig.27" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.27.jpg" alt="" width="552" height="327" /></a><a href="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.28.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-14519" title="Fig.28" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.28.jpg" alt="" width="552" height="327" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Come è ben evidenziato da quest’esempio tra i compiti della mezzapunta del  4-2-3-1 di Benitez c’è quello di attaccare gli spazi creati dal centravanti.</p>
<p style="text-align: justify;">I due interni di centrocampo giocano generalmente un calcio molto semplice e si piazzano quasi sempre in appoggio ai compagni; tutta la squadra tende a giocare a 1/2 tocchi.</p>
<p style="text-align: justify;">In caso di mancato sbocco della manovra offensiva, non infrequenti sono le giocate lunghe dal difensore verso il centravanti che opera sponde o spizzate di testa.</p>
<p style="text-align: justify;">La presenza di Gerrard sulla linea dei centrocampisti regala ai Reds una soluzione offensiva sconosciuta quando ad occupare il ruolo di interni di centrocampo ci sono 2 giocatori con caratteristiche più difensive (Lucas e Mascherano). Gerrard infatti, si muove spesso in verticale, frequentemente senza palla, inserendosi sulla linea offensiva con grande efficacia, offrendo improvvisi innalzamenti del ritmo offensivo del Liverpool. Uno dei tanti esempi è tratto dalla partita di ritorno di coppa contro l’Atletico Madrid. Aquilani in possesso palla gioca su Babel. Gerrard si inserisce senza palla. Babel gioca su Gerrard che di sponda tocca ad Aquilani che apre su Mascherano. Sul cross dell’argentino ben 5 giocatori del Liverpool sono dentro l’area (i 4 giocatori offensivi più Gerrard).</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.29.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-14520" title="Fig.29" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.29.jpg" alt="" width="552" height="327" /></a><a href="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.30.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-14521" title="Fig.30" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.30.jpg" alt="" width="552" height="327" /></a><a href="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.31.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-14522" title="Fig.31" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.31.jpg" alt="" width="552" height="327" /></a><a href="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.32.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-14523" title="Fig.32" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.32.jpg" alt="" width="552" height="327" /></a><a href="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.33.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-14524" title="Fig.33" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/05/Fig.33.jpg" alt="" width="552" height="327" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="text-decoration: underline;">COMMENTO</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il Liverpool di Benitez è sicuramente una squadra organizzata. Sia la fase difensiva che la fase offensiva mostrano i concetti su cui si basa il gioco dell’allenatore spagnolo. Appare evidente come la squadra sia piuttosto attenta alla fase di non possesso palla in cui gli undici di Benitez lavorano con impegno e movimenti stabiliti. Il pressing non è in genere ultraoffensivo, anche se, occasionalmente all’interno della partita il Liverpool fa salire la linea della pressione. Importante è il lavoro degli esterni di centrocampo, che si abbassano in fase difensiva, ma sono pronti ad attaccare immediatamente la profondità anche con scatti di 40-50 metri. Le ripartenze da palla recuperata costituiscono, a mio modo di vedere, l’arma offensiva migliore del gioco dei Reds. Anche il gioco offensivo appare piuttosto organizzato, basato essenzialmente su un gioco rapido, movimenti continui dei 4 giocatori offensivi e sbocchi sulle fasce. Il gioco è molto dinamico e parecchio dispendioso da un punto di vista atletico. La squadra è solida, dinamica. Brillantezza e imprevidibilità non sono due aggettivi da applicare a Liverpool di Benitez. Vista che in Inghilterra la squadra la costruisce il manager e che sono già parecchi anni che Rafa occupa questa posizione nei Reds si può affermare che questa è la squadra di Benitez e che le caratteristiche della squadra e dei giocatori scelti siano quelle predilette dal tecnico spagnolo. In due partite su tre tra quelle analizzate Benitez ha schierato Gerrard come interno di centrocampo. Limitandosi alle partite di coppa europee (14 in totale quest’anno) solo i 4 occasioni (questa vista con l’Atletico Madrid e le partite casalinghe contro Debreceni, Fiorentina e Unirea Urziceni) Benitez ha schierato Gerrard tra gli interni di centrocampo, preferendo molto più frequentemente uno schieramento con due centrocampisti difensivi. E anche sulle fasce, in posizione di esterni offensivi, ha talvolta schierato calciatori più di quantità (Degen, Fabio Aurelio, Dossena, Riise) che di qualità. Insomma Rafa vuole squadre, solide, dinamiche e attente alla fase difensiva. Chiaramente il gioco di Benitez richiede, per essere efficace e vincente, un’interpretazione ad elevata intensità. Probabilmente è questo uno dei motivi per cui Benitez è un tecnico che ha riscosso i suoi maggiori successi in Coppa rispetto al campionato. E’ più semplice essere al massimo dell’intensità in partite di andata e ritorno o addirittura in partite secche dentro o fuori piuttosto che ininterrottamente per 38 partite di campionato. Immaginando davvero Benitez sulla panchina della Juventus e immaginando (cosa peraltro abbastanza probabile) la riproposizione in Italia del sistema di gioco di applicato al Liverpool, la rosa dei calciatori della Juventus andrebbe, a mio parere, rivista in maniera piuttosto profonda. Innanzitutto mancano nella rosa bianconera attuale esterni offensivi di ruolo, fatta eccezione per Camoranesi, che però, vista l’età, non appare più in grado attaccare la profondità come Benitez richiede. De Ceglie per caratteristiche potrebbe piacere al tecnico spagnolo che potrebbe impiegarlo sia come esterno alto che come esterno basso. Dei giocatori in orbita Juventus, Palladino, che con Ranieri aveva svolto con buoni risultati il  ruolo di esterno offensivo, potrebbe essere utile alla causa, potendo oltretutto essere schierato su ambedue le fasce. Nell’ottica di un sistema di gioco stile Liverpool sarebbe un buon ritorno. Anche Candreva potrebbe essere impiegato in questo ruolo, oltre che nel ruolo di mezzapunta. Iaquinta, oggi come oggi non è in grado fisicamente di interpretare il ruolo di giocatore di fascia a tutto campo, come fa Kuyt a Liverpool. Appare chiaro che il reparto di esterni offensivi sarebbe quello che richiederebbe almeno due giocatori nuovi. Anche il reparto dei terzini andrebbe rinnovato/integrato inserendo giocatori capaci di offendere e con buona facilità di corsa. In mezzo al campo, per caratteristiche, Poulsen potrebbe benissimo piacere al tecnico spagnolo. Come parere personale, non ritengo il danese ne troppo dissimile, ne troppo inferiore a Mascherano. Marchisio con le sue capacità di inserimento potrebbe interpretare il ruolo “alla Gerrard”. Marchisio e Poulsen insieme a Melo e Sissoko, che appaiono un po’ meno adatti, potrebbero formare un quartetto (per due posti) sufficiente per il gioco di Benitez. Appare complicato immaginare una collocazione per Trezeguet e Amauri. Il centravanti di Benitez è un centravanti che gioca su tutto il fronte di attacco, si allarga, attacca la profondità ed è forte fisicamente. Torres, Kuyt, Baros. Iaquinta risponde all’identikit richiesto. Trezeguet e Amauri palesemente no. Tra i nomi citati (escludendo Torres) Dzeko ha caratteristiche più utili di Pazzini, più uomo d’area. Sinceramente, con questa strutturazione di squadra, Del Piero non ha un posto utile. Diego ovviamente può fare la mezzapunta, anche se la mezzapunta di Benitez (Aquilani, Gerrard) è più un centrocampista bravo ad inserirsi che un trequartista classico come il brasiliano. Ma a Valencia giocava Aimar, molto più simile a Diego. Candreva, come già detto, potrebbe bene interpretare questo ruolo. Insomma, al tirar delle somme, ci vorrebbe una mezza rivoluzione (ma anche senza Benitez….).<strong></strong></p>


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		<title>Analisi tattica. Inter-Juventus 2-0 (puniti da Sissoko..)</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Apr 2010 19:56:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Barcellona</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi tattica]]></category>
		<category><![CDATA[Inter]]></category>
		<category><![CDATA[Sissoko]]></category>

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		<description><![CDATA[PRESENTAZIONE DEGLI SCHIERAMENTI

INTER: Julio Cesar; Maicon, Lucio, Samuel, Zanetti; Thiago Motta (dal 1’ s.t. Stankovic), Cambiasso; Pandev (dal 10’ s.t. Balotelli), Sneijder (dal 44’ s.t. Muntari), Eto’o; Milito. (Orlandoni, Cordoba, Materazzi, Muntari, Arnautovic). All. Mourinho.
JUVENTUS: Buffon; Zebina, Cannavaro, Chiellini, Grosso; Sissoko, Melo, Marchisio (dal 33&#8242; s.t. Salihamidzic); Diego; Iaquinta (dal 27’ s.t. Amauri), Del Piero [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4 style="text-align: justify;"><strong>PRESENTAZIONE DEGLI SCHIERAMENTI<br />
</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">INTER<strong>:</strong> Julio Cesar; Maicon, Lucio, Samuel, Zanetti; Thiago Motta (dal 1’ s.t. Stankovic), Cambiasso; Pandev (dal 10’ s.t. Balotelli), Sneijder (dal 44’ s.t. Muntari), Eto’o; Milito. (Orlandoni, Cordoba, Materazzi, Muntari, Arnautovic). All. Mourinho.</p>
<p style="text-align: justify;">JUVENTUS: Buffon; Zebina, Cannavaro, Chiellini, Grosso; Sissoko, Melo, Marchisio (dal 33&#8242; s.t. Salihamidzic); Diego; Iaquinta (dal 27’ s.t. Amauri), Del Piero (dal 41’ p.t. Poulsen). (Manninger, De Ceglie, Legrottaglie, Camoranesi). All. Zaccheroni.</p>
<p style="text-align: justify;">Mourinho conferma i pronostici della vigilia e schiera l’Inter con un 4-2-3-1 che vede, davanti a Julio Cesar, il quartetto difensivo formato da Maicon, Lucio, Samuel e Zanetti; gli interni di centrocampo sono Cambiasso e Thiago Motta. Alle spalle del centravanti Milito giostrano a destra Eto’o, a sinistra Pandev ed in mezzo Sneijder. Zaccheroni torna al 4-3-1-2 con Buffon in porta, Zebina e Grosso terzini, Cannavaro e Chiellini difensori centrali. A centrocampo Melo è schierato come mediano, Sissoko mezzala destra e Marchisio mezzala sinistra; Diego è il trequartista con Del Piero e Iaquinta di punta.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-13449" title="Fig.1" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.1.jpg" alt="Fig.1" width="336" height="515" /><img class="aligncenter size-full wp-image-13450" title="Fig.2" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.2.jpg" alt="Fig.2" width="336" height="515" /></p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>SVILUPPI TATTICI DEL MATCH<br />
</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Contro i pronostici di praticamente tutta la stampa Zaccheroni punta nuovamente sul centrocampo a rombo e su Diego come trequartista, andando a San Siro con l’intento di giocare la partita a viso aperto, non rifugiandosi nel 4-4-2, che, visti gli interpreti disponibili in casa Juventus sarebbe stato comunque giocato in maniera strettamente difensiva. E si può dire che, almeno fino al momento della sciagurata espulsione di Sissoko, il piano di Zaccheroni funziona, con la sua squadra capace di fare gioco e al contempo di non concedere troppo all’Inter.</p>
<p style="text-align: justify;">Riguardo la fase difensiva, la Juventus tiene il baricentro della squadra e, conseguentemente, la difesa più alta rispetto alle ultime uscite bianconere che hanno sempre visto una Juve preoccupata più di fare densità nella propria metà campo che di rubare palla agli avversari in zona offensiva. Contro le tre mezze punte schierate da Mourinho alle spalle di Milito, Zaccheroni accetta il rischio di giocare, sulle fasce, 1 contro 1 (Zebina contro Pandev e Grosso contro Eto’o) e, in maniera abbastanza inaspettata i due terzini juventini se la cavano piuttosto bene. In fase di non possesso palla le due punte bianconere si allargano sui terzini nerazzurri, con Diego che balla tra i due centrali difensivi.</p>
<p style="text-align: center;"><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-13451" title="Fig.3" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.31.JPG" alt="Fig.3" width="552" height="327" /><br />
</strong>
</p>
<p style="text-align: justify;">In particolare è sempre Iaquinta che si allarga a sinistra a contrastare Maicon, quando il terzino nerazzuro riceve basso. Molto interessante al proposito è la posizione di Iaquinta, che, oltre che in fase difensiva, rimane largo a sinistra anche nella fase offensiva, pronto ad attaccare lo spazio lasciato libero dalle frequenti avanzate di Maicon e ad attaccare alle spalle Lucio. La vista dall’alto evidenzia bene questa situazione. Del Piero rimane sempre in posizione più centrale.</p>
<p style="text-align: center;"><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-13452" title="Fig.4" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.42.JPG" alt="Fig.4" width="552" height="327" /><br />
</strong>
</p>
<p style="text-align: justify;">Quando Maicon sale, Iaquinta “consegna” il terzino nerazzurro a Marchisio rimanendo alto a sinistra.</p>
<p style="text-align: center;"><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-13453" title="Fig.5" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.52.JPG" alt="Fig.5" width="552" height="327" /><br />
</strong>
</p>
<p style="text-align: justify;">La posizione e i conseguenti movimenti di Iaquinta costituiscono la principale origine degli attacchi bianconeri. Guardiamo ad esempio due azioni praticamente fotocopia. Nella prima Zebina avanza sulla destra trova Iaquinta che, partendo da sinistra, taglia verso il centro trovando lo spazio liberato dal movimento di Del Piero. Iaquinta riceve e tirerà purtroppo debolmente.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-13454" title="Fig.6" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.62.JPG" alt="Fig.6" width="552" height="327" /><img class="aligncenter size-full wp-image-13455" title="Fig.7" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.72.JPG" alt="Fig.7" width="552" height="327" /></p>
<p style="text-align: justify;">Da notare come l’Inter difenda con soli 6 uomini, situazione piuttosto frequente e che ha portato più volte a confronti in parità numerica nella metà campo nerazzurra. Lo rivedremo.</p>
<p style="text-align: justify;">La seconda azione vede la palla in possesso di Diego che trova il taglio da sinistra di Iaquinta che di testa spedirà al lato.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-13456" title="Fig.8" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.82.JPG" alt="Fig.8" width="552" height="327" /><img class="aligncenter size-full wp-image-13457" title="Fig.9" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.92.JPG" alt="Fig.9" width="552" height="327" /></p>
<p style="text-align: justify;">Nelle due figure seguenti vengono sottolineate ancora due azioni con Iaquinta che attacca lo spazio alla destra di Lucio, lasciato libero dalla posizione alta di Maicon.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-13458" title="Fig.10" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.102.JPG" alt="Fig.10" width="552" height="327" /><img class="aligncenter size-full wp-image-13459" title="Fig.11" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.112.JPG" alt="Fig.11" width="552" height="327" /></p>
<p style="text-align: justify;">Questa situazione, molto frequente fino all’espulsione di Sissoko, è ben evidenziata dall’azione di seguito mostrato. L’Inter perde palla nella trequarti juventina e Diego recupera. Si noti la posizione ultraoffensiva di Maicon che pertanto è assolutamente tagliato fuori dalla fase difensiva. Diego ribalta velocemente il fronte del gioco e cerca Iaquinta che era rimasto alto sulla sinistra dello schieramento juventino. Lucio intercetterà l’assist di Diego.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-13460" title="Fig.12" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.122.JPG" alt="Fig.12" width="552" height="327" /><img class="aligncenter size-full wp-image-13461" title="Fig.13" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.132.JPG" alt="Fig.13" width="552" height="327" /></p>
<p style="text-align: justify;">In fase di non possesso palla, la Juventus prova e riesce a tenere la difesa più alta rispetto alle ultime esibizioni. Almeno fino all’espulsione di Sissoko, l’Inter praticamente non si rende pericolosa contro la difesa schierata bianconera. Fondamentale risulta il lavoro di Melo, che anticipa e contrasta con continuità Sneijder e della coppia Cannavaro-Chiellini che riescono con facilità ad avere la meglio su Milito. Zebina e Grosso riescono a cavarsela decentemente nei loro duelli individuali con Pandev ed Etò’o. Gli unici pericoli vengono da Maicon che, come già detto, viene preso da Marchisio; spesso però il terzino brasiliano riesce a saltare in dribbling il centrocampista bianconero creando superiorità numerica; da una situazione del genere nasce il tiro da fuori di Thiago Motta al 15° del primo tempo che Buffon manda in angolo. Nella figura che segue la tipica situazione di gioco nella metà campo juventina. Maicon è contrastato da Marchisio e Melo gravita nella zona di Sneijder.</p>
<p style="text-align: center;"><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-13462" title="Fig.14" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.142.JPG" alt="Fig.14" width="552" height="327" /><br />
</strong>
</p>
<p style="text-align: justify;">Prezioso per tutta la partita si è rivelato il lavoro di Felipe Melo che non ha concesso ricezioni o giocate semplici a Sneijder, rubandogli spesso la palla, disinnescando di fatto una delle armi principali all’Inter. Nella situazione che mostriamo Melo va in pressione su Sneijder che riceve palla spalla alla porta. Il brasiliano ruberà il pallone al trequartista olandese</p>
<p style="text-align: center;"><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-13463" title="Fig.15" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.152.JPG" alt="Fig.15" width="552" height="327" /><br />
</strong>
</p>
<p style="text-align: justify;">In realtà i pericoli maggiori per la Juventus nascono dalle veloci ripartenze dell’Inter, generate da errori dei giocatori juventini e dall’atteggiamento tattico dei nerazzurri. Per esemplificare osserviamo la situazione che si crea al 25° minuto del primo tempo. Sissoko riceve palla in assoluta libertà. Si noti come le tre mezze punte dell’Inter siano sopra la linea del pallone; in basso si vede come Eto’o non segua Zebina e come di fatto la Juventus stia attaccando in superiorità numerica.</p>
<p style="text-align: center;"><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-13464" title="Fig.16" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.162.JPG" alt="Fig.16" width="552" height="327" /><br />
</strong>
</p>
<p style="text-align: justify;">Sissoko sbaglia però un elementare controllo, con Pandev che riesce a rubare palla. La posizione iniziale di Eto’o favorisce la rapida ripartenza. Zebina è tagliato fuori e l’Inter attacca in campo aperto in una situazione di 2 contro 2.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-13465" title="Fig.17" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.172.JPG" alt="Fig.17" width="552" height="327" /><img class="aligncenter size-full wp-image-13466" title="Fig.18" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.181.JPG" alt="Fig.18" width="552" height="327" /></p>
<p style="text-align: justify;">Quest’atteggiamento dell’Inter, che spesso tiene alte le mezze punte e difende con soli 6 uomini chiaramente favorisce le ripartenze, e quando la Juve perde palla in maniera banale (errore in appoggio di Melo al 28° del primo tempo con Milito che si invola nella metà campo sguarnita della Juventus, occasione di Eto’o all’8° del secondo tempo generata da un errato dribbling a metà campo di Diego) come nella situazione appena illustrata, subito parte pericolosissimo il contropiede nerazzurro, con il possessore di palla che trova davanti a se 2 o 3 soluzioni di gioco in campo aperto.</p>
<p style="text-align: justify;">Ovviamente le cose cambiano radicalmente con l’espulsione di Sissoko. Zaccheroni risistema la squadra con un 4-3-2 in fase offensiva, con Poulsen mezzodestro, Marchisio mezzo sinistro e Diego, partendo principalmente da destra in appoggio a Iaquinta che abbandona la posizione di sinistra per giostrare da centravanti su tutto il fronte d’attacco.</p>
<p style="text-align: center;"><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-13467" title="Fig.19" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.191.JPG" alt="Fig.19" width="552" height="327" /><br />
</strong>
</p>
<p style="text-align: justify;">Dei tre centrocampisti Marchisio, partendo da sinistra, è quello che appoggia maggiormente il gioco offensivo, inserendosi spesso in maniera profonda. Nella situazione seguente il centrocampista bianconero taglia alle spalle della linea di centrocampo interista e riceve da Poulsen, trovandosi ad affrontare la linea difensiva interista.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-13468" title="Fig.20" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.201.JPG" alt="Fig.20" width="552" height="327" /><img class="aligncenter size-full wp-image-13469" title="Fig.21" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.211.JPG" alt="Fig.21" width="552" height="327" /><img class="aligncenter size-full wp-image-13470" title="Fig.22" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.221.JPG" alt="Fig.22" width="552" height="327" /></p>
<p style="text-align: justify;">In fase difensiva Diego si allarga a destra e la Juventus si schiera praticamente con un 4-4-1, con Marchisio largo a sinistra a fronteggiare Maicon. I cambi di Mourinho non variano la schieramento nerazzurro, con Stankovic e Balotelli che sostituiscono nel ruolo Thiago Motta e Pandev. Difensivamente la Juventus continua a reggere gli attacchi dell’Inter che si rende pericolosa come già nel primo tempo sulle ripartenze veloci e sui calci piazzati, provando inoltre qualche conclusione da fuori. In fase offensiva la Juventus riesce comunque a manovrare con sufficiente spigliatezza, ma l’inferiorità numerica e il calo di efficienza atletica di Iaquinta e Diego riducono le fasi di possesso palla della Juventus con la conseguenza che la pressione dell’Inter diventa più continua e costante, sebbene non eccessivamente pericolosa. Ci vuole una prodezza individuale di Maicon per sbloccare il risultato. Dopo il gol dell’Inter la Juventus prova soprattutto con la forza dell’orgoglio a rendersi pericolosa dalle parti di Julio Cesar, ma, lo sbilanciamento che ne consegue comporta che sono maggiori i pericoli corsi che quelli creati. Fino al gol del definitivo 2-0</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>COMMENTO</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Decisiva ai fini del risultato l’espulsione di Sissoko. Fino a quel momento la Juventus controlla con disinvoltura l’Inter e manovra con sufficiente scioltezza e discreta pericolosità. Zaccheroni abbandona il 4-4-2 e torna al rombo, con discreti risultati sul piano della qualità della manovra, senza perdere tuttavia in compattezza, garantita dallo spostamento in avanti del baricentro del gioco. Determinante ciò che accade dal 15° minuto in poi. Nel primo quarto d’ora la Juve è abbastanza in controllo del match e fa la partita. Nei primi 5 minuti arriva al tiro per ben 3  volte con Iaquinta, Del Piero e Marchisio. Diego è nel cuore dell’azione e distribuisce palloni di qualità, oltre a saltare spesso in dribbling Cambiasso, Iaquinta trova spazi sulla sinistra, Del Piero dialoga con disinvoltura. La manovra dell’Inter è bloccata sul nascere con gli anticipi su Sneijder e Milito. Dopo il primo quarto d’ora sale il tono agonistico del match. Gli interventi si fanno più duri, le decisioni dell’arbitro tutte contestate. Il clima da battaglia alla fine premia l’Inter che guadagna l’ingenua e imperdonabile espulsione di Sissoko. E come per magia, dopo l’espulsione del maliano, gli animi si placano. Da squadra esperta e furba, l’Inter alza il tono fisico e polemico della partita provando a sfruttare l’irruenza e la mancanza di capacità di controllo di taluni calciatori bianconeri (Melo, ammonito e Sissoko, espulso). E ne esce vincente. Fino a quel momento i pericoli per Buffon erano nati dalle ripartenze veloci dell’Inter, che sfruttando il posizionamento in fase difensivo delle tre mezze punte che rimanevano con continuità oltre la linea della palla., approfitta dei soliti errori tecnici dei centrocampisti bianconeri per sviluppare veloci contropiede (vedi esempio di Sissoko nelle diapositive). Per il resto l’ottimo lavoro di Melo su Sneijder (analogo a quello effettuato dal brasiliano su Jovetic nella partita di ritorno contro la Fiorentina; evidentemente il brasiliano quando ha un trequartista come riferimento fisso da affrontare riesce a trovare i tempi di intervento e pressione in maniera decisamente migliore di quando, affrontando squadre che non schierano il trequartista, sbaglia spessi posizionamento e tempi della pressione sugli avversari. La vicinanza fisica con l’avversario gli da riferimenti e gli consente di far valere la sua forza fisica) e dei due centrali su Milito rendono inefficace la manovra offensiva nerazzurra. Dall’altro lato del campo la buona prova di Diego e la posizione e i movimenti di Iaquinta che prova a sfruttare la vocazione offensiva di Maicon creano problemi alla difesa nerazzurra. Tutto cambia con il rosso a Sissoko. La Juventus continua a fornire una buona prova in fase difensiva e mostra una condizione atletica in decisa ripresa. Purtroppo Diego comincia a perdere qualità all’incirca dopo un quarto d’ora del secondo tempo, in calo atletico; lo stesso Iaquinta intorno al 60° è ormai in riserva di energia. Ciò comporta, assieme alla inferiorità numerica, un calo dell’efficienza della fase offensiva che si riflette in una maggiore e più costante pressione sulla difesa juventina. Aumentano i calci piazzati a favore dell’Inter, indietreggia il baricentro. Ma ci vuole la prodezza di Maicon per sbloccare il match. Peccato. Sarebbe stato interessante vedere il resto della partita 11 contro 11, almeno per continuare a guardare una Juventus almeno stavolta non imbarazzante.</p>


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		<pubDate>Mon, 12 Apr 2010 19:24:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Barcellona</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi tattica]]></category>
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		<category><![CDATA[serie a]]></category>

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		<description><![CDATA[Cagliari di Allegri col 4-3-1-2. Marchetti tra i pali; la linea difensiva è costituita dai terzini Pisano e Agostini e dai centrali Canini e Ariaudo. Conti fa il vertice basso del rombo di centrocampo, con Dessena a destra, Biondini a sinistra e Cossu vertice alto. Nenè e Matri le due punte.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h5>PRESENTAZIONE DEGLI SCHIERAMENTI<strong><br />
</strong></h5>
<p style="text-align: justify;">JUVENTUS (4-4-2): Buffon, Zebina, Cannavaro, Chiellini, Grosso (17&#8242; st Poulsen), Camoranesi (45&#8242; st Salihamidzic), Melo, Marchisio, De Ceglie, Amauri, Iaquinta (20&#8242; st Giovinco). (Manninger, Legrottaglie, Del Piero, Trezeguet). All. Zaccheroni<br />
CAGLIARI (4-3-1-2): Marchetti, Pisano, Canini, Ariaudo, Agostini, Dessena (15&#8242; st Lazzari), Conti, Biondini, Cossu, Matri (37&#8242; st Ragatzu), Nenè (30&#8242; st Larrivey). (Lupatelli, Marzoratti, Barone, Jeda).
</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Cagliari di Allegri col 4-3-1-2. Marchetti tra i pali; la linea difensiva è costituita dai terzini Pisano e Agostini e dai centrali Canini e Ariaudo. Conti fa il vertice basso del rombo di centrocampo, con Dessena a destra, Biondini a sinistra e Cossu vertice alto. Nenè e Matri le due punte. La Juventus, dopo Napoli ed Udine, si presenta nuovamente schierando un classico 4-4-2. Davanti al rientrante Buffon, la linea difensiva è costituita, da destra a sinistra da Zebina, Cannavaro, Chiellini e Grosso. Gli interni di centrocampo sono Felipe Melo e Marchisio, con Camoranesi e De Ceglie sugli out. In attacco la coppia Amauri-Iaquinta.</p>
<p style="text-align: center;">Buffon<br />
Zebina, Cannavaro, Chiellini, Grosso<br />
Camoranesi, Melo, Marchisio, De Ceglie<br />
Amauri, Iaquinta</p>
<p style="text-align: center;">Matri, Nenè<br />
Cossu<br />
Dessena, Biondini<br />
Conti, Agostini, Ariaudo, Canini, Pisano<br />
Marchetti</p>
<h5>SVILUPPI TATTICI DEL MATCH<strong><br />
</strong></h5>
</p>
<p style="text-align: justify;">Zaccheroni sceglie il 4-4-2, privilegiando sull’out di sinistra la corsa di De Ceglie alla maggiore tecnica di Giovinco (o Candreva) e in attacco la fisicità della coppia Amauri-Iaquinta. Nella figura che segue è bene evidenziato lo schieramento della Juventus, con le due linee da 4 schierate e Cannavaro e Chiellini in marcatura sulle punte avversarie.</p>
<p style="text-align: center;"><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-12919" title="Fig.1" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.1.JPG" alt="Fig.1" width="552" height="327" /><br />
</strong></p>
<p><strong> </strong>
</p>
<p style="text-align: justify;">La zona di campo di inizio pressione della Juventus è piuttosto bassa, preferendo i bianconeri ricompattarsi nella propria metà campo e portare la pressione sui portatori di palla avversaria in zona mediana. La Juve inoltre sceglie di tenere stretti e vicini i due attaccanti anche in fase difensiva, facendoli uscire sui centrali avversari senza chiedere alle due punte ripiegamenti sul centrocampista basso avversario (Conti), e uscendo sui terzini avversari con gli esterni De Ceglie e Camoranesi. La ricezione bassa dei centrocampisti sardi è attaccata dagli interni bianconeri. Nella figura che segue è ben evidenziato quanto descritto. Si noti De Ceglie in uscita sul terzino (Pisano) e Marchisio (e non una delle due punte che si abbassa) che esce in pressione sulla ricezione bassa del play Conti.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-12920" title="Fig.2" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.210.JPG" alt="Fig.2" width="552" height="327" /><br />
</strong></p>
<p><strong> </strong>
</p>
<p style="text-align: justify;">Il Cagliari, appare piuttosto manovriero, con le mezzali Biondini e Dessena molto mobili, Cossu che svaria su tutto il fronte d’attacco e Conti a dettare i tempi della manovra. In fase difensiva il Cagliari si dispone essenzialmente con un 4-3-3, generalmente con Cossu largo a sinistra, Matri in mezzo e Nenè che si allarga a destra. Anche i sardi non attuano un pressing offensivo. La partita si sviluppa su ritmi piuttosto blandi con il Cagliari che sviluppa una fase offensiva più complessa e manovrata, mentre la Juve predilige una manovra tesa a raggiungere il più velocemente possibile le due punte Amauri e Iaquinta. Nella parte iniziale del primo tempo a rendersi più pericoloso è il Cagliari che al 14° minuto coglie la traversa con Cossu. Appare interessante seguire lo sviluppo dell’azione che porta al tiro il trequartista sardo, per notare il movimento della mezzala del rombo cagliaritano Dessena. L’azione parte dal centrale Canini che trova Matri in verticale. Matri gioca di sponda per Cossu che serve il profondo movimento in verticale di Dessena. Sul cross di Dessena e successiva respinta della difesa bianconera Cossu colpirà la traversa.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-12921" title="Fig.3" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.3.JPG" alt="Fig.3" width="552" height="327" /><img class="aligncenter size-full wp-image-12922" title="Fig.4" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.41.JPG" alt="Fig.4" width="552" height="327" /><img class="aligncenter size-full wp-image-12923" title="Fig.5" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.51.JPG" alt="Fig.5" width="552" height="327" /><img class="aligncenter size-full wp-image-12924" title="Fig.6" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.61.JPG" alt="Fig.6" width="552" height="327" /></p>
<p><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Lo sviluppo della manovra offensiva della Juve segue quasi esclusivamente due direttrici. La prima prevede la verticalizzazione, anche direttamente dai difensori, sul movimento incontro di Iaquinta e Amauri, sempre molto vicini tra loro, con susseguente sponda o “spizzata”. La seconda opzione prevede la ricezione di Camoranesi dentro al campo, dopo un piccolo taglio dalla posizione iniziale di esterno. In particolare la prima opzione è stata ampiamente sfruttata dai bianconeri. Vediamo una serie di figure che mostrano questa tipo di azione dei bianconeri. Nella figura che segue Felipe Melo verticalizza su Iaquinta. Notare come Iaquinta e Amauri siano vicini e dentro il campo. Per tutto il match le due punte non detteranno mai il passaggio effettuando movimenti verso l’esterno del campo.</p>
<p style="text-align: center;"><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-12925" title="Fig.7" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.71.JPG" alt="Fig.7" width="552" height="327" /><br />
</strong></p>
<p><strong> </strong>
</p>
<p style="text-align: justify;">Iaquinta serve con un bel colpo di tacco Amauri che però, nonostante il vantaggio iniziale su Canini, verrà recuperato dal difensore sardo.</p>
<p style="text-align: center;"><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-12926" title="Fig.8" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.81.JPG" alt="Fig.8" width="552" height="327" /><br />
</strong></p>
<p><strong> </strong>
</p>
<p style="text-align: justify;">Nelle prossime tre figure si evidenzia come Cannavaro scavalchi il centrocampo cercando Amauri che di testa offre la palla di sponda a Iaquinta che riesce a ricevere al limite dell’area.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-12927" title="Fig.9" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.91.JPG" alt="Fig.9" width="552" height="327" /><img class="aligncenter size-full wp-image-12928" title="Fig.10" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.101.JPG" alt="Fig.10" width="552" height="327" /><img class="aligncenter size-full wp-image-12929" title="Fig.11" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.111.JPG" alt="Fig.11" width="552" height="327" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Nelle diapositive che seguono invece le parti si invertono ed è Iaquinta, di petto, innescato da Marchisio, a fare la sponda per Amauri che può ricevere al limite dell’area cagliaritana.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-12930" title="Fig.12" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.121.JPG" alt="Fig.12" width="552" height="327" /><img class="aligncenter size-full wp-image-12931" title="Fig.13" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.131.JPG" alt="Fig.13" width="552" height="327" /></p>
<p><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">La collezione di azioni del tutto simili a queste, innescate dagli interni di centrocampo o direttamente dai difensori, potrebbe essere molto lunga. Anche il gol della Juventus, arrivato dopo un’occasionissima per Matri nata dalla solita palla persa ingenuamente da Felipe Melo in mezzo al campo, nasce da un lancio lungo dalla difesa e da una sponda di Amauri raccolta da Chiellini, rimasto in fase offensiva a seguito di un corner a favore dei bianconeri. Il secondo movimento offensivo citato prevede la ricezione di Camoranesi all’interno del campo, preferibilmente alle spalle di Conti e della linea di centrocampo avversaria, in maniera da potere giostrare in posizione di trequartista. Nella figura che segue si nota, con Felipe Melo in possesso palla,  il movimento di Camoranesi verso l’interno per cercare di ricevere in posizione centrale alle spalle della linea di centrocampo cagliaritana.</p>
<p style="text-align: center;"><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-12932" title="Fig.14" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.141.JPG" alt="Fig.14" width="552" height="327" /><br />
</strong>
</p>
<p style="text-align: justify;">Questa seconda opzione offensiva della Juventus si è in realtà rivelata meno produttiva di quella che prevedeva il lancio lungo per le punte, sia perché è stata privilegiata, in termini di numero di giocate la prima, sia perché dopo la ricezione Camoranesi non è mai stato rapido e/o preciso in maniera sufficiente da creare pericoli per la linea difensiva del Cagliari. Fa eccezione il tiro da fuori di Camo al 27° del primo tempo. L’esterno juventino dopo il taglio verso l’interno con palla in possesso di un centrocampista juventino, si trova, sulla ricezione di Zebina. in posizione centrale. Invece di aprirsi, preferisce muoversi incontro e ricevere dentro il campo. Riesce quindi a superare Conti in dribbling e a tirare con pericolosità verso la porta del Cagliari.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-12933" title="Fig.15" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.151.JPG" alt="Fig.15" width="552" height="327" /><img class="aligncenter size-full wp-image-12934" title="Fig.16" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.161.JPG" alt="Fig.16" width="552" height="327" /><img class="aligncenter size-full wp-image-12935" title="Fig.17" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.171.JPG" alt="Fig.17" width="552" height="327" /></p>
<p style="text-align: justify;">Dopo il gol della Juventus la partita non cambia il proprio registro. La Juventus accentua, specie nel secondo tempo, il proprio atteggiamento prudente e il Cagliari, seppur manovriero, non riesce a giocare ai ritmi necessari per creare pericoli alla porta della Juventus, che, di fatto, non viene mai seriamente minacciata dai giocatori sardi. Dall’altro lato, anche i pericoli per Marchetti si contano sulle dita di una mano (e le dita risultano pure abbondanti…) e originati sostanzialmente dalle capacità in acrobazia di Chiellini sui calci piazzati in fase offensiva. Le sostituzioni non variano il quadro tattico della partita. Allegri da più qualità alla sua squadra sostituendo Dessena con Lazzari, e sostituisce le due punte con Larrivey e Ragatzu mantenendo inalterato il 4-3-1-2 di partenza. Zaccheroni inserisce Poulsen per Grosso, arretrando De Ceglie nella posizione di terzino e spostando Marchisio sull’out di sinistra con Poulsen a far coppia con Melo in mezzo al campo. Giovinco sostituisce Iaquinta come seconda punta dalle caratteristiche ovviamente profondamente diverse. La Juve, dopo 19 partite, pensa soprattutto a non subire gol, il Cagliari gioca a ritmi da fine stagione e il gol di Chiellini basta ed avanza per la vittoria.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<h5 style="text-align: justify;">COMMENTO</h5>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Prudentissimo Zaccheroni, che opta per il 4-4-2 e per una squadra molto fisica. Le scelte di De Ceglie sull’esterno e della coppia Amauri/Iaquinta di punta indicano che l’allenatore bianconero puntava, in questa partita, ad avere una squadra ben coperta, solida e forte fisicamente. La vittoria e l’assenza di gol subiti gli danno ragione. Ma la qualità del gioco offensivo rimane miseramente bassa, basandosi essenzialmente sulla forza fisica dei due attaccanti, innescati spesso direttamente dai piedi dei difensori e sull’estro, a dire il vero un po’ spento, di Camoranesi. Affidare quasi tutto il peso sulle spalle larghe degli attaccanti, sui piedi ruvidi dei difensori e sulla qualità di un calciatore (Camo) che probabilmente ha ormai alle spalle le sue giornate migliori appare un po’ poco. Zaccheroni deve davvero essere preoccupato dalla condizione fisica e dalle capacità della squadra per non permettersi di osare, in casa contro il Cagliari di oggi, una squadra più tecnica e con soluzioni offensive più elaborate. Gli attacchi vengono portati con pochissimi uomini, in maniera tale da rimanere sempre coperti. Le due punte rimangono vicinissime tra loro senza mai attaccare l’ampiezza, peraltro poco sfruttata da tutta la squadra a causa dei movimenti verso l’interno di Camoranesi, della scarsa qualità tecnica di De Ceglie e dell’atteggiamento prudente dei terzini che raramente si propongono in avanti. Di positivo rimane la capacità di tenere a bada il Cagliari dopo il gol di Chiellini, capacità per la verità favorita dal Cagliari stesso, che, sebbene manovri con discreta disinvoltura, gioca a ritmi davvero bassi. Il Cagliari nelle ultime 8 partite ha fatto solo 2 punti. Non si può certo dire che era un avversario in grande forma. Positivo ovviamente il fatto (clamoroso….) di non avere subito gol e discreta la prova (per ciò che era loro richiesto) delle due punte che hanno spesso vinto il duello fisico contro i marcatori (specie contro l’ancora acerbo Ariaudo). Ottimo Marchisio, centrocampista universale e moderno, capace di abbinare corsa e qualità e di giocare in qualunque zona del campo. Per il resto, ci si accontenta dei tre punti e si spera di giocare molto meglio a San Siro contro l’Inter.</p>
<h5 style="text-align: justify;">Fabio Barcellona</h5>
<h5 style="text-align: center;"><a href="http://www.uccellinodidelpiero.com/author/fabio-barcellona/" target="_blank">Clicca qui</a> per leggere le analisi precedenti di Fabio.</h5>
<p><strong> </strong></p>


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		<link>http://www.uccellinodidelpiero.com/analisi-tattica-arsenal-barcellona-spettacolo-a-noi-sconosciuto/</link>
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		<pubDate>Fri, 02 Apr 2010 09:05:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Barcellona</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi tattica]]></category>
		<category><![CDATA[Arsenal]]></category>
		<category><![CDATA[Barcellona]]></category>

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		<description><![CDATA[PRESENTAZIONE DEGLI SCHIERAMENTI
I Gunners affrontano il match con uno schieramento definibile staticamente come 4-5-1. Davanti ad Almunia i quattro difensori sono, da destra a sinistra Sagna, Gallas, Vermaelen e Clichy. In mezzo al campo la fascia a destra è presidiata da Arshavin, la fascia sinistra da Nasri. Song gioca davanti ai difensori con Fabregas mezzo-destro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4 style="text-align: justify;">PRESENTAZIONE DEGLI SCHIERAMENTI</h4>
<p style="text-align: justify;">I Gunners affrontano il match con uno schieramento definibile staticamente come 4-5-1. Davanti ad Almunia i quattro difensori sono, da destra a sinistra Sagna, Gallas, Vermaelen e Clichy. In mezzo al campo la fascia a destra è presidiata da Arshavin, la fascia sinistra da Nasri. Song gioca davanti ai difensori con Fabregas mezzo-destro e Diaby mezzo-sinistro. Bendtner è il centravanti. Il Barca abbandona il suo classico 4-3-3 di partenza e si piazza staticamente con un 4-2-3-1. In porta c’è Victor Valdes. I terzini sono Dani Alves e Maxwell, i centrali difensivi Pique e Puyol. Gli interni di centrocampo sono Xavi e Busquets, mentre la linea che giostra dietro il centravanti Ibrahimovic è costituita da Pedro a destra, Keita a sinistra e Messi in mezzo.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella figura che segue la rappresentazione grafica degli schieramenti.</p>
<h5 style="text-align: center;"><span style="color: #ff0000;">1</span> Almunia<br />
<span style="color: #ff0000;">3</span> Sagna, <span style="color: #ff0000;">10</span> Gallas, <span style="color: #ff0000;">5</span> Vermaelen, <span style="color: #ff0000;">22</span> Clichy<br />
<span style="color: #ff0000;">17</span> Song<br />
<span style="color: #ff0000;">4</span> Fabregas, <span style="color: #ff0000;">2</span> Diaby<br />
<span style="color: #ff0000;">23</span> Arshavin, <span style="color: #ff0000;">52</span> Bendtner, <span style="color: #ff0000;">8</span> Nasri</h5>
<h5 style="text-align: center;"><span style="color: #ffcc00;">9</span> Ibrahimovic<br />
<span style="color: #ffcc00;">15</span> Keita, <span style="color: #ffcc00;">10</span> Messi, <span style="color: #ffcc00;">17</span> Pedro<br />
<span style="color: #ffcc00;">16</span> Busquets, <span style="color: #ffcc00;">6</span> Xavi<br />
<span style="color: #ffcc00;">19</span> Maxwell, <span style="color: #ffcc00;">5</span> Puyol, <span style="color: #ffcc00;">3</span> Piquè, <span style="color: #ffcc00;">2</span> Dani Alves<br />
<span style="color: #ffcc00;">1</span> Valdes</h5>
<p><span> </span></p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>SVILUPPI TATTICI DEL MATCH<br />
</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Il Barca, per almeno 70 minuti è assoluto padrone del match, occupando stabilmente la metà campo avversaria, sequestrando il pallone e imponendo il ritmo alla partita.</p>
<p style="text-align: justify;">Il gioco del Barcellona prevede il controllo del pallone basato su alcuni concetti fondamentali:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>pochissime      verticalizzazioni lunghe</li>
<li>passaggi      corti</li>
<li>elevata      densità nella zona del pallone</li>
<li>elevato      numero di calciatori oltre la linea della palla</li>
<li>partecipazione      attiva di 11 calciatori (compreso il portiere)</li>
<li>giocate      il più possibili frontali del pallone</li>
<li>profondità      e ampiezza ricercate dopo giocate corte interne</li>
<li>ricerca      di triangoli tra calciatori</li>
<li>movimento      continuo della palla</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Andiamo ad analizzare i concetti esposti e vediamone le conseguenze. Il Barcellona privilegia il possesso della palla senza la ricerca veloce della profondità. Le verticalizzazioni dirette sono piuttosto rare, mentre è preferito un gioco corto che consente alla squadra di rimanere mirabilmente compatta.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo scaglionamento in campo prevede tanti giocatori nella zona del pallone e tante tracce interne dei 4 giocatori offensivi (Keita, Messi, Pedro e Ibrahimovic), le cui ricezioni in zona esterna in tutta la partita si contano sulle dita di una mano. L’ampiezza è data dai terzini Dani Alves e Maxwell che, contemporaneamente si alzano oltre la linea della palla. Anche quando l’azione parte dal basso, con il portiere Valdes, la giocata principale è la ricezione di uno dei due centrali difensivi, con i terzini piuttosto alti. I centrali difensivi giocano generalmente la palla tra di loro o con uno dei due interni, Xavi o Busquets. Nessun problema a girarsi a 180° e ricominciare servendo nuovamente il portiere. Elevato è il numero di passaggi che i giocatori del Barcellona giocano all’indietro. La cosa non deve sorprendere, perché il Barcellona gioca “semplice”. Il concetto fondamentale sembra essere quello “stiamo vicini tra noi e non perdiamo palla” e questo concetto ha come corollario, passaggi semplici, all’indietro se necessario e passaggi corti (perché si è vicini e perché si ha una minore percentuale di errore). Quasi sempre il giocatore del Barcellona gioca la palla nella direzione verso cui è orientato prima della ricezione: se riceve spalle alla porta avversaria gioca la palla dietro, se riceve guardando alla propria destra, gioca alla propria destra, se riceve fronte alla porta avversaria gioca verticale. Siamo ai concetti base di tattica individuale in fase di possesso palla che diventano struttura complessa di gioco (ecco perché osservando il Barca si ha quasi l’impressione di osservare un’esercitazione di allenamento sul possesso palla…Perché loro giocano esattamente secondo i principi che si applicano nelle esercitazioni di possesso palla!).</p>
<p style="text-align: justify;">Vediamo un piccolo esempio di quanto espresso.</p>
<p style="text-align: justify;">Xavi serve corto e verticale Keita. Notiamo come l’esterno sinistro Keita si muova internamente, venendo incontro, lasciando l’ampiezza a Maxwell. Oltretutto si noti come l’inquadratura mostra come ben 7 giocatori del Barca siano sopra il pallone. Dietro la linea della palla ci sono solo Pique e Puyol.</p>
<p style="text-align: center;"><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-12375" title="Fig.2" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.29.JPG" alt="Fig.2" width="552" height="327" /><br />
</strong>
</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Keita gioca ciò che vede. E’ spalle alla porta, gioca dietro. Oltre alla semplicità della giocata, che consente a Xavi di ricevere fronte alla porta e di “vedere” tutto il campo per un giocata in verticale, questa giocata del Barca ha anche la funzione di “sincronizzare” i movimenti offensivi. Il Barca attacca l’ampiezza e la profondità generalmente dopo una giocata di questo tipo, dopo un passaggio corto (generalmente in verticale e interno, come in questo caso) seguito da una giocata di ritorno. Questo scambio, consente a chi riceve appunto di vedere il campo, da il tempo del movimento ai compagni di squadra e costringe la difesa a reagire al primo passaggio (in genere stringendosi) aprendo gli spazi al “terzo uomo” (altro concetto da esercitazione di possesso palla, “ricerca del terzo uomo”) che attacca l’ampiezza o la profondità. Quasi come quando nel basket si serve dentro un lungo che immediatamente scarica dietro. Il solo fatto di servire la palla dentro provoca un piccolo collasso della difesa verso dentro che apre un po’ di spazio agli esterni. Nell’azione che mostro la scambio Xavi-Keita, innesca il movimento di Messi che può essere semplicemente visto da Xavi che lo serve. Messi riceve quindi la palla tra le linee dell’Arsenal e riuscirà a servire Ibra che si renderà pericoloso. Da notare, nella prima delle due figure che segue, la posizione alta e ampia dei due terzini, mentre i 4 di attacco rimangono piuttosto interni.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-12341" title="fIG.3" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/fIG.3.JPG" alt="fIG.3" width="552" height="327" /><img class="aligncenter size-full wp-image-12342" title="Fig.4" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.4.JPG" alt="Fig.4" width="552" height="327" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Quest’azione da pivot dell’uomo che riceve spalle alla porta è effettuata in tutte le zone del campo, non solo in quella offensiva per consentire giocate frontali ai compagni e dare i tempi delle giocate.</p>
<p style="text-align: justify;">A titolo di esempio mostro un’uscita classica e molto anomala (nel senso che nessun’altra squadra esce preferenzialmente così con palla ai difensori) del Barca.</p>
<p style="text-align: justify;">Il difensore centrale Puyol serve verticale Busquets, spalle alla porta. Si noti come il terzino Maxwell stia già in partenza dell’azione alto e come questo fatto lo esclude di fatto dalla ricezione da Puyol. Come già detto, e in assoluta controtendenza rispetto al consueto, il Barca non esce con i terzini, o almeno non direttamente, ma esperisce vie centrali. Busquets spalle alla porta, scarica dietro nuovamente su Puyol.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-12343" title="Fig.5" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.5.JPG" alt="Fig.5" width="552" height="327" /><img class="aligncenter size-full wp-image-12344" title="Fig.6" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.6.JPG" alt="Fig.6" width="552" height="327" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Puyol riceve frontale e, non trovando altre soluzioni rigioca su Busquets, che spalle alla porta, scarica nuovamente dietro, stavolta su Pique.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-12345" title="Fig.7" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.7.JPG" alt="Fig.7" width="552" height="327" /><img class="aligncenter size-full wp-image-12346" title="Fig.8" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.8.JPG" alt="Fig.8" width="552" height="327" /><img class="aligncenter size-full wp-image-12347" title="Fig.9" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.9.JPG" alt="Fig.9" width="552" height="327" /></p>
<p style="text-align: justify;">Sebbene appunto le uscite dalla difesa del Barca coinvolgano raramente in prima battuta i terzini, non si deve affatto pensare che i catalani non giochino in ampiezza. Tutt’altro. Anzi, l’eccesso di giocate centrali (si pensi alle continue imbucate sulle tracce centrali dei quattro di attacco) apre il campo, restringendo la difesa, che ovviamente stringe le linee su giocate centrali, a Dani Alves e Maxwell che stazionano sempre larghissimi.  L’ampiezza è creata dalle tracce centrali. Guardiamo ad esempio un azione tipica del Barca.</p>
<p style="text-align: justify;">Palla a Xavi, Pedro viene incontro internamente, lo spazio è attaccato da Dani Alves.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-12348" title="Fig.10" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.10.JPG" alt="Fig.10" width="552" height="327" /><img class="aligncenter size-full wp-image-12349" title="Fig.11" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.11.JPG" alt="Fig.11" width="552" height="327" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ancora una volta si noti la posizione di Dani Alves e Maxwell, entrambi contemporaneamente alti.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella sequenza di figure che seguono, ancora il movimento di Pedro crea spazi, stavolta per Messi. Xavi riceve frontale uno scarico da Dani Alves e gioca in profondità su Messi che attacca lo spazio creato dal movimento incontro di Pedro. Si crea un uno contro uno di Messi/Clichy dentro l’area.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-12350" title="Fig.12" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.12.JPG" alt="Fig.12" width="552" height="327" /><img class="aligncenter size-full wp-image-12351" title="Fig.13" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.13.JPG" alt="Fig.13" width="552" height="327" /><img class="aligncenter size-full wp-image-12352" title="Fig.14" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.14.JPG" alt="Fig.14" width="552" height="327" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">L’atteggiamento del Barca in possesso palla risulta determinante nella fase di riconquista palla. La ricerca del fraseggio stretto, dell’ampiezza e della profondità solo dopo opportuni inneschi, la densità vicino al pallone fa si che, appena persa la palla, la squadra catalana si trovi, immediatamente, in posizione favorevole per recuperarla. Non ci sono squilibri e la squadra è compatta, quindi appena persa palla, non si scappa indietro, ma si sfrutta la compattezza e l’equilibrio per riconquistarla immediatamente, ovunque ci si trovi, anche a ridosso dell’area avversaria. Un esempio visivo tra tanti.</p>
<p style="text-align: justify;">Arshavin affronta Keita. Riesce a rubare palla e prova a ripartire, ma si trova attorniato da giocatori del Barca che, ovviamente, riescono a rubare palla e a ripartire in zona pericolosissima con Xavi.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-12353" title="Fig.15" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.15.JPG" alt="Fig.15" width="552" height="327" /><img class="aligncenter size-full wp-image-12354" title="Fig.16" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.16.JPG" alt="Fig.16" width="552" height="327" /><img class="aligncenter size-full wp-image-12355" title="Fig.17" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.17.JPG" alt="Fig.17" width="552" height="327" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">L’Arsenal prova a contrapporsi al Barca aspettandolo nella propria metà campo, un po’ come aveva fatto il Chelsea di Hiddink nella semifinale di Champions League dell’anno scorso. In fase di non possesso Wenger si schiera di fatto con un 4-4-2 con Fabregas e Bendtner che escono sui due centrali difensivi del Barca.</p>
<p style="text-align: center;"><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-12356" title="Fig.18" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.18.JPG" alt="Fig.18" width="552" height="327" /><br />
</strong>
</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Quando riesce ad attaccare invece Fabregas assume la posizione di mezzala, libero comunque di attaccare gli spazi.</p>
<p style="text-align: center;"><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-12357" title="Fig.19" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.19.JPG" alt="Fig.19" width="552" height="327" /><br />
</strong>
</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">I pericoli alla difesa del Barca vengono creati dal gioco sulle fasce dei Gunners: sovrapposizioni dei terzini sugli esterni e 1 vs 1 esterno contro il terzino del Barca. Gol dell’Arsenal e pericoli per i catalani sono venuti da questa situazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">L’occasione di Bendtner del 52’ è un esempio. Fabregas porta palla e Clichy si sovrappone. Il cross del terzino raggiunge la testa di Bendtner che colpisce centralmente consentendo la parata a Victor Valdes.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-12358" title="Fig.20" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.20.JPG" alt="Fig.20" width="552" height="327" /><img class="aligncenter size-full wp-image-12359" title="Fig.21" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.21.JPG" alt="Fig.21" width="552" height="327" /><img class="aligncenter size-full wp-image-12360" title="Fig.22" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.22.JPG" alt="Fig.22" width="552" height="327" /><img class="aligncenter size-full wp-image-12361" title="Fig.23" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.23.JPG" alt="Fig.23" width="552" height="327" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Le due occasioni creata da Nasri nel primo tempo (1 contro uno contro Alves) e i due gol, nati da iniziative sulla fascia di Walcott confermano la pericolosità dell’Arsenal sulle fasce. Una curiosità sul primo gol dell’Arsenal. L’azione nasce da una palla persa in mezzo al campo da Busquets.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella figura che segue si vede Pique in possesso palla che serve Busquets spalle alla porta. Il centrocampista catalano, invece di scaricare dietro (come abbiamo già visto e come gli interni hanno fatto per tutta la partita), prova a giocare con Xavi che è alle sue spalle, che “non vede”. Questa giocata “difficile” (in contrapposizioni con le giocate “facili” tipiche del Barca) porta all’intercettamento della palla di Diaby, non visto da Busquets. Da qui nasce il gol di Walcott.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-12362" title="Fig.24" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.24.JPG" alt="Fig.24" width="552" height="327" /><img class="aligncenter size-full wp-image-12363" title="Fig.25" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.25.JPG" alt="Fig.25" width="552" height="327" /><img class="aligncenter size-full wp-image-12364" title="Fig.26" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.26.JPG" alt="Fig.26" width="552" height="327" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Abbastanza curiosamente i due gol del Barcellona, due gol fotocopia, nascono da una giocata verticale diretta, soluzione, come abbiamo spiegato, molto rara tra quelle adottate dai catalani. Entrambi i gol sono favoriti dal medesimo errore di Song, difensore centrale abbastanza improvvisato da Wenger dopo la forzata sostituzione di Gallas. Vediamo solo il primo. Il secondo è assolutamente analogo.</p>
<p style="text-align: justify;">La palla è in possesso di Pique. I quattro difensori dei Gunners sono uno contro uno con gli attaccanti del Barca. Messi fa un movimento incontro attirando Vermaelen e Ibrahimovic attacca lo spazio dietro Vermaelen con Song che non segue il taglio.</p>
<p style="text-align: center;"><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-12365" title="Fig.27" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.27.JPG" alt="Fig.27" width="552" height="327" /><br />
</strong>
</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>COMMENTO</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Il Barca domina per 70 minuti segnando “solo” due gol. Un leggero calo di tensione quando la partita sembrava vinta e i Gunners, indomabili, e con qualità importanti, pareggiano il match, regalando interesse al ritorno in terra di Catalogna. Impressionanti i primi 15 minuti del Barcellona. Nove tiri in porta nei primi 15 minuti. Nove! In 15 minuti! Un’occhiata alle statistiche del match mostra che il Barcellona ha effettuato 525 passaggi utili (in proporzione nel primo tempo erano anche di più: 278), tenendo un possesso palla del 62% (69% nel primo tempo). I dati dell’Arsenal si fermano a 256 passaggi. Nemmeno la metà.</p>
<p style="text-align: center;"><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-12366" title="Fig.28" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/04/Fig.28.JPG" alt="Fig.28" width="552" height="327" /><br />
</strong>
</p>
<p style="text-align: justify;">Per curiosità ho preso le statistiche del big match della nostra serie A, Roma-Inter, di sabato scorso. I tempi di possesso palla sono stati curiosamente identici: 62% Inter e 38% Roma. A fronte di questa identità però l’Inter ha effettuato ben 164 passaggi utili in meno del Barcellona: 361. Sempre per curiosità ho guardato le statistiche (limitatamente alle ultime cinque partite di campionato) del Milan, la squadra più “tecnica” della nostra Serie A. Il Milan mediamente ha effettuato 392 passaggi utili, ben 133 in meno del Barcellona. La Juventus (sempre nelle ultime 5 partite) realizza mediamente 287 passaggi utili a partita (238 in meno del Barca…). Il Barcellona tiene la palla nei piedi e, come dimostra il paragone con l’Inter di sabato scorso, a parità di tempo di possesso, effettua un numero infinitamente maggiore di passaggi utili. Cosa significa questo? Tutto quello che abbiamo già detto. Il Barcellona sceglie di giocare corto, con tanti passaggi, le verticalizzazioni dirette sono rare e gioca “semplice”. E’ questa la grande lezione. Tutti giocano preferibilmente nella direzione verso cui è orientato il corpo nella ricezione. Anche e specialmente all’indietro. Si gioca a uno/due tocchi, si muove la difesa, la si fa collassare, si attende di giocare l’ampiezza e la profondità, cercandole quasi sempre dopo degli “inneschi” di gioco interni, che prevedono degli uno-due, ricezioni frontali e ricerca del terzo uomo. Vero è che tutti i giocatori del Barca possiedono grande tecnica, ma vero è anche che sono proprio i concetti di gioco sviluppati che producono questa meraviglia di gioco. Nessuna fretta e nessuna paura di tornare indietro per continuare a rimanere compatti e tenere il possesso palla. Si gioca in 11, compreso il portiere e si gioca, in fase di preparazione dell’azione, “addosso” al ricettore. Gli spazi vengono creati dal ritmo di gioco e non dalla velocità pura e il ritmo esatto consente di avere spazi anche se la difesa avversaria è schierata, come quasi sempre accade contro il Barca. Ma i catalani non se ne preoccupano. La difesa si muove e si sposta, fino a trovare lo spazio per attaccarla in ampiezza o profondità. E i concetti della fase di possesso palla sono la prima arma di difesa del Barcellona. La compattezza di squadra, la vicinanza tra i giocatori, fa si che appena persa la palla, ci si trovi schierati al meglio per riconquistarla. E non si indietreggia. Sono schierati bene quindi la palla se la vanno a prendere. Ovunque siamo. E la squadra avversaria non riesce a giocare perché la palla ce l’hanno sempre loro e quando la perdono la riconquistano subito. E’ un calcio che nessuno al mondo attua e ripeto, non (solo) per le qualità tecniche dei calciatori del Barca.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Barcellona rischia le rare volte in cui non riesce a riconquistare palla immediatamente, perchè ha sempre tanti uomini che attaccano; e quando, come negli ultimi 20 minuti gioca una partita normale, difendendo più basso a causa di un calo dell’efficienza della fase offensiva. Se difende come una squadra “normale” il Barcellona diventa “normale”. L’Arsenal riesce ad arrivare a metà secondo tempo con un passivo di “soli” due gol e approfitta dei punti deboli del Barca appena descritti e pareggia il match. Inizialmente Wenger sceglie di aspettare il Barca, ma la densità nella propria metà campo, che aveva messo in grossissima difficoltà il Barcellona contro il Chelsea di Hiddink, si rivela disastrosa per i Gunners. Perché l’Arsenal non è una squadra sufficientemente fisica (Arshavin, Nasri, Fabregas) per gestire una situazione del genere. Il Chelsea di Hiddink, fortissimo fisicamente, invece si. Meglio avrebbe fatto Wenger, secondo me, a provare a pressare alto il Barca provando a interrompere precocemente la manovra dei catalani. Altro errore letale di Wenger, la scelta di Song al centro della difesa invece dell’esperto Campbell. Il calo di tensione del Barca e l’ingresso di Walcott riaprono i giochi. L’Arsenal ha sufficiente qualità di gioco e calciatori per essere temibile al Camp Nou. Sarà di nuovo uno spettacolo.</p>


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		<title>Analisi tattica: Juventus-Atalanta 2-1 (con omaggio a Zebina e Felipe Melo&#8230;)</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Mar 2010 13:31:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Barcellona</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi tattica]]></category>
		<category><![CDATA[Atalanta]]></category>
		<category><![CDATA[Felipe Melo]]></category>
		<category><![CDATA[zebina]]></category>

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		<description><![CDATA[Analisi tattica approfondita curata come al solito da Fabio Barcellona su Juventus-Atalanta. Questa settimana chiosa finale dedicata a Felipe Melo e Jonathan Zebina.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4 style="text-align: justify;">PRESENTAZIONE DEGLI SCHIERAMENTI<strong><br />
</strong></h4>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Juventus: (4-3-1-2) Manninger, Zebina, Cannavaro, Legrottaglie, Grosso, Candreva (11&#8242; st Melo), Sissoko, Marchisio, Diego (34&#8242; Giovinco), Del Piero, Trezeguet (25&#8242; st Amauri). (Pinsoglio, Grygera, Marrone, Paolucci). All. Zaccheroni<br />
<strong> </strong>(Atalanta: (4-4-2) Consigli, Garics, Bianco, Manfredini, Peluso (36&#8242; st Volpi), Ferreira Pinto (39&#8242; st Ceravolo), De Ascentis, Padoin, Valdes, Tiribocchi, Amoruso. (Coppola, Capelli, Gabbadini, Radovanovic, Caserta). All. Mutti
</p>
<p style="text-align: justify;">L’Atalanta si presenta al Delle Alpi con lo schieramento e gli undici previsti: 4-4-2 per mister Mutti, con Consigli tra i pali, Garics e Peluso terzini e Bianco e Manfredini centrali di difesa. In mezzo al campo, sulle fascia destra opera Ferreira Pinto, su quella sinistra Valdes. Gli interni di centrocampo sono De Ascentis e Padoin, mentre la coppia di attacco è costituita da Tiribocchi e Amoruso. Zaccheroni opta ancora una volta per il rombo a centrocampo con Sissoko vertice basso, Diego vertice alto, Candreva mezzo-destro e Marchisio mezzo-sinistro. In difesa, davanti a Manninger, da destra a sinistra si schierano Zebina, Legrottaglie, Cannavaro e Grosso. Di punta la coppia Trezeguet-Del Piero.</p>
<p style="text-align: center;">Manninger<br />
Zebina, Legrottaglie, F. Cannavaro, Grosso<br />
Sissoko<br />
Candreva, Marchisio<br />
Diego<br />
Trezeguet, Del Piero</p>
<p style="text-align: center;">Tiribocchi, Amoruso<br />
Valdes, Padoin, De Ascentis, Pinto<br />
Peluso, Manfredini, Bianco, Garics<br />
Consigli</p>
<h4 style="text-align: justify;">SVILUPPI TATTICI DEL MATCH<strong><br />
</strong></h4>
</p>
<p style="text-align: justify;">Come detto la Juventus, dopo il 4-4-2 di Napoli torna al centrocampo a rombo. Nella figura che segue vediamo lo schieramento difensivo del rombo, che prevede Sissoko come vertice basso.</p>
<p style="text-align: center;"><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-12133" title="Fig.1" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/03/Fig.1.JPG" alt="Fig.1" width="552" height="327" /><br />
</strong>
</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Le due punte provano, in fase difensiva a posizionarsi in maniera intermedia, tra i centrali difensivi, invitati a giocare palla, e i terzini, che la posizione assunta da Trezeguet e Del Piero prova ad escludere dal giro palla difensivo dell’Atalanta. Spesso i terzini vengono però raggiunti direttamente dal centrale del lato opposto; a quel punto deputato all’uscita sul terzino è la mezzala. Nella figura seguente Garics è servito direttamente da Manfredini e sul terzino orobico esce Marchisio.</p>
<p style="text-align: center;"><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-12134" title="Fig.2" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/03/Fig.2.JPG" alt="Fig.2" width="552" height="327" /><br />
</strong>
</p>
<p style="text-align: justify;">Il 4-4-2 di Bortolo Mutti prevede lo sfruttamento delle catene laterali terzino-esterno con parecchie sovrapposizioni di Peluso e, soprattutto, di Garics su palla rispettivamente a Valdes e Ferreira Pinto. L’ampiezza data al gioco da Valdes e Ferreira Pinto non è ben contrastata, per tutto il primo tempo, dal centrocampo juventino che soffre, come spesso è capitato con lo schieramento a rombo, la circolazione della palla, da destra a sinistra, del centrocampo avversario. La pressione juventina sui portatori di palla è portata in una zona di campo piuttosto bassa e in maniera piuttosto blanda. Così l’Atalanta, che si dimostra piuttosto manovriera anche se a ritmi piuttosto bassi (confermando, del resto, una tendenza dei nerazzuri di quest’anno: buona manovra, sufficientemente ordinata, ma ritmi cadenzati, fatta eccezione per la parentesi Conte che ha provato, con scarso successo a dare un’accelerata al ritmo della squadra). E sebbene la circolazione palla metta un po’ in difficoltà la fase difensiva della Juventus, l’Atalanta non riesce praticamente mai a rendersi pericolosa dalle parti di Manninger, a causa del ritmo lento della manovra che consente comunque alla Juve di compattarsi e correggere i propri squilibri. La fase offensiva della Juve risulta piuttosto modesta, mostrando i soliti limiti, già discussi più volte dello schieramento con il rombo a centrocampo e Del Piero e Trezeguet di punta. Non li discutiamo ulteriormente: chi non li sapesse già a memoria (purtroppo…), può andare a rileggersi gli articoli delle precedenti partite.</p>
<p style="text-align: justify;">A titolo di esempio, e per continuare a collezionare fotografie di una manovra offensiva mai decollata, prendiamo un’azione svoltasi al 20° minuto del primo tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ripartenza della Juve: Marchisio porta palla e Candreva si sovrappone. Si notino Diego e Del Piero nella stessa zona di campo.</p>
<p style="text-align: center;"><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-12135" title="Fig.3" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/03/Fig.3.JPG" alt="Fig.3" width="552" height="327" /><br />
</strong>
</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Marchisio serve Candreva. La manovra, già penalizzata dalla posizione di partenza di Diego e Del Piero necessiterebbe che adesso i due facessero due movimenti contrapposti e che magari anche Trezeguet si muovesse in funzione degli spazi disponibili e creati. Sviluppi possibili: Diego rimane in appoggio e si apre verso il centro del campo, Del Piero attacca con decisione lo spazio dietro al terzino destro per costringere il difensore centrale ad aprirsi con Trezeguet che attacca alle spalle Manfredini. O ancora sempre sullo stesso movimento di Del Piero, Diego si butta dentro sullo spazio creato dal movimento del capitano. Invece, Diego e Del Piero fanno esattamente lo stesso movimento, oltretutto (non si vede dalle diapositive) a velocità ridotta cercando di ricevere la palla addosso.</p>
<p style="text-align: center;"><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-12136" title="Fig.4" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/03/Fig.4.JPG" alt="Fig.4" width="552" height="327" /><br />
</strong>
</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il risultato è che tutti e tre i giocatori offensivi finiscono in zona d’ombra e nessuno è disponibile a ricevere un passaggio da Candreva che è costretto a tenere palla e aprirà il gioco a destra con l’Atalanta che riconquisterà palla. Un po’ poco, specie dopo le meraviglie del giorno prima del trio Pastore-Miccoli-Hernandez.</p>
<p style="text-align: center;"><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-12137" title="Fig.5" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/03/Fig.5.JPG" alt="Fig.5" width="552" height="327" /><br />
</strong>
</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Solo la magia di Del Piero su punizione può sbloccare il risultato a favore dei bianconeri, visto che la pochezza della fase offensiva juventina consente a Consigli un primo tempo di assoluta tranquillità.</p>
<p style="text-align: justify;">Da un punto di vista tattico, l’ingresso di Giovinco per Diego a dieci minuti dalla fine del primo tempo, cambia le carte in tavola. Dopo i primi 5 minuti in cui giostra da trequartista, Giovinco si piazza sull’out di sinistra, come esterno di un centrocampo a 4, con Candreva a destra e Sissoko-Marchisio in mezzo. Si torna al 4-4-2, con Giovinco esterno di sinistra. A fine primo tempo, da una situazione potenzialmente innocua, il gol del pareggio atalantino che analizzeremo in seguito.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel secondo tempo, la Juventus ritorna in campo nuovamente col 4-4-2 che la figura mostra bene.</p>
<p style="text-align: center;"><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-12138" title="Fig.6" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/03/Fig.6.JPG" alt="Fig.6" width="552" height="327" /><br />
</strong>
</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Nei primi 5 minuti del secondo tempo l’Atalanta, probabilmente su suggerimento nell’intervallo di mister Mutti alza il ritmo e sulle stesse direttrici (il gioco sugli esterni) del primo tempo crea qualche pericolo (più potenziale che reale) dalle parti di Manninger. Ma è un fuoco di paglia, perché il ritmo dell’Atalanta torna presto quello del primo tempo e, imprevedibilmente la Juventus sale, sebbene di poco, di tono. Basta così poco per fare emergere tutti i limiti, anche tecnici, degli orobici.</p>
<p style="text-align: justify;">La Juventus alza la zona di inizio pressione sui portatori palla. Questo mutamento di atteggiamento avviene ancora prima del decisivo ingresso di Melo e ha come protagonista il sempre tatticamente  positivo Marchisio. A titolo di esempio della pressione portata più alta, nelle figure che seguono si vede il giovane centrocampista juventino che, su palla giocata da Manfredini verso Padoin, trova il giusto tempo di pressione e costringe l’interno nerazzuro a scaricare dietro nuovamente su Manfredini, con Marchisio che continua la sua azione di pressing.</p>
<p style="text-align: center;"><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-12139" title="Fig.7" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/03/Fig.7.JPG" alt="Fig.7" width="552" height="327" /><img class="aligncenter size-full wp-image-12140" title="Fig.8" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/03/Fig.8.JPG" alt="Fig.8" width="552" height="327" /><br />
</strong>
</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Manfredini apre sul terzino Peluso, ma ormai il movimento di Marchisio ha “sincronizzato” i tempi del pressing bianconero e Candreva pressa Peluso che ancora ha il corpo rivolto verso la propria porta.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-12141" title="Fig.9" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/03/Fig.9.JPG" alt="Fig.9" width="552" height="327" /><img class="aligncenter size-full wp-image-12142" title="Fig.10" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/03/Fig.10.JPG" alt="Fig.10" width="552" height="327" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sul nuovo scarico dietro a Manfredini, il centrale difensivo nerazzurro non ha più una soluzione di passaggio valida, essendo tutti marcati i possibili ricevitori vicini, ed è costretto, sotto pressione, a giocare lungo.</p>
<p style="text-align: center;"><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-12143" title="Fig.11" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/03/Fig.11.JPG" alt="Fig.11" width="552" height="327" /><br />
</strong>
</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">L’ingresso di Melo, che sostituisce uno spaesato Candreva, accentua questo atteggiamento, immettendo un po’ di energia fresca nel centrocampo juventino. Il brasiliano si mette in mezzo in coppia con Sissoko con Marchisio largo a destra.</p>
<p style="text-align: justify;">La Juventus comincia con una certa continuità a rubare palla all’Atalanta nella propria metà campo e la manovra offensiva ne beneficia per il solo fatto che la squadra ha meno campo davanti da percorrere. D’altronde, i limiti tecnici dell’Atalanta consentono alla Juventus, a fronte di un minimo aumento della pressione, un enorme avanzamento del baricentro, favorito dal fatto che Amoruso e Tiribocchi non attaccano mai la profondità e non provano mai ad allungare la squadra bianconera. Importante anche l’ingresso di Amauri che riesce a mettere maggiormente sotto pressione, rispetto a Trezeguet, i difensori nerazzurri spesso costretti al fallo sul centravanti brasiliano. E proprio da una punizione guadagnata su una palla sporca da Amauri nasce il gol di Felipe Melo. Dopo il gol, l’Atalanta non ha né la forza, né la capacità di impensierire la Juventus.</p>
<h4 style="text-align: justify;">IL GOL SUBITO<strong><br />
</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">L’errore commesso sul gol subito dalla Juventus appare ancora più grave perché nasce, come vediamo nella figura seguente, da una punizione a centrocampo a favore dell’Atalanta, quindi situazione di palla inattiva, da zona assolutamente non pericolosa e con la possibilità per la squadra (e per la linea difensiva in particolare) di organizzarsi.</p>
<p style="text-align: center;"><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-12144" title="Fig.12" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/03/Fig.12.JPG" alt="Fig.12" width="552" height="327" /><br />
</strong>
</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Per orientarci nel campo prendiamo a riferimento le linee verdi del campo e ancora per facilitare ho tracciato un’immaginaria linea rossa.</p>
<p style="text-align: justify;">Nelle figure che seguono si vede Padoin che riceve il passaggio corto di Manfredini, e a palla scoperta, Cannavaro e Legrottaglie al centro che sostanzialmente tengono la posizione (“a occhio” Legrottaglie indietreggia di un metro circa, praticamente un passo), mentre Grosso segue dietro il movimento in profondità di Ferreira Pinto.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-12145" title="Fig.13" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/03/Fig.13.JPG" alt="Fig.13" width="552" height="327" /><img class="aligncenter size-full wp-image-12146" title="Fig.14" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/03/Fig.14.JPG" alt="Fig.14" width="552" height="327" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Appena Padoin abbassa la testa per calciare (potrebbe essere un “segnale”) Legrottaglie e Cannavaro si muovono in avanti; Grosso, che comunque è ormai irrimediabilmente dietro, continua a seguire il taglio di Ferreira Pinto, col risultato che Amoruso è perfettamente in gioco, capace di ricevere e segnare.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-12147" title="Fig.15" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/03/Fig.15.JPG" alt="Fig.15" width="552" height="327" /><img class="aligncenter size-full wp-image-12148" title="Fig.16" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/03/Fig.16.JPG" alt="Fig.16" width="552" height="327" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sembra che Legrottaglie e Cannavaro difendano su palla scoperta in una certa maniera: “teniamoci comunque alti e scappiamo su al “segnale”, appena il portatore di palla abbassa la testa” (o una cosa del genere) mentre Grosso difenda la stessa situazione in maniera opposta: “su palla scoperta seguiamo i tagli in profondità”. E l’Atalanta nel frattempo segna.</p>
<h4 style="text-align: justify;">COMMENTO</h4>
<p style="text-align: justify;">Partita assolutamente mediocre, che la Juventus porta a casa grazie a 25 minuti nel secondo tempo di pressione alta., peraltro non particolarmente asfissiante, sui portatori di palla avversari. Basta questo, assieme a un po’ di fisicità regalata da Melo in mezzo al campo e ad Amauri in attacco, a qualche spunto di Giovinco e al buon lavoro a destra di Marchisio per segnare il gol del 2-1 e battere un’Atalanta che ieri ha dimostrato tutti i suoi limiti tecnici e di ritmo (specie fuori casa). Nulla di particolare, fatta eccezione per il risultato, da festeggiare. Primo tempo a ritmi dopolavoristici con il rombo che presenta i soliti problemi contro la circolazione palla degli avversari e una fase offensiva scadente, dove spesso Del Piero e Diego giocano gli stessi spazi e le stesse tracce. Solo la grande punizione di Del Piero e l’errore difensivo juventino tramutano un più veritiero 0-0 in un 1-1. Il passaggio al 4-4-2 prima, e l’ingresso di Melo dopo, portano, come già detto, a una riconquista della palla più alta così che i metri da percorrere verso la porta atalantina sono di meno; basta così poco per creare pericoli a Consigli e per giungere al gol. Per le caratteristiche dei giocatori della Juve, la riconquista della palla in zona offensiva è, a mio parere, assolutamente necessaria per avere la possibilità di attaccare con sufficiente pericolosità. Concetto già espresso: fatta eccezione per Iaquinta e magari Candreva, non ci sono in rosa giocatori abili a giocare le ripartenze lunghe.</p>
<p style="text-align: justify;">E a proposito di caratteristiche dei calciatori, ieri mister Zaccheroni ha dato il “timbro da allenatore” a quello che molti di noi andiamo dicendo da tantissimo tempo. Domanda. “Qual è la posizione in cui Diego rende meglio, adesso che lo conosce personalmente?”. Risposta di mister Zac: “E’ un trequartista che ha bisogna di avere davanti due punte di grande movimento e di due esterni dinamici…..Provate a mettere davanti a Diego, Miccoli, Cavani o Hernandez…” Ecco…Noi lo dicevamo da tempo, ma noi siamo solo semplici appassionati. Adesso lo ha detto pure chi Diego lo allena. Magari si poteva chiedere a qualcuno al momento dell’acquisto…</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Mi premeva, a chiosa dell’articolo di analisi tattica di oggi, di andare leggermente fuori tema per esprimere la mia personale opinione sui fatti avvenuti ieri (ma non solo…) fuori dal rettangolo di gioco. Poche parole: assolutamente intollerabile. Da “Se saltelli….Balotelli” fino agli episodi di ieri è un campionario di porcherie indegne di qualsiasi persona civile. Nei miei articoli do la mia opinione tecnico-tattica sugli atleti e sui calciatori. Che può essere ed è stata anche dura. Punto. Gli insulti personali (razzisti o meno) per non parlare della violenza fisica mi fanno schifo. Mi fa schifo vedere calciatori (come dice ACB…persone che danno calci a un pallone…) costretti a uscire dall’albergo protetti dalla polizia. Come preannunciato ad Antonio, volevo esprimere, se vale qualcosa, la mia solidarietà umana a due calciatori particolarmente presi di mira, Zebina e Melo, simbolo di tutti i giocatori juventini e non, insultati come persone. E lo faccio “a modo mio”, illustrando due belle azioni, una del brasiliano e una del francese, anche perchè, sono le migliori azioni della Juventus nel secondo tempo.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Al 24° del secondo tempo Melo riceve palla in posizione centrale e attacca in verticale la difesa atalantina.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: center;"><strong><em><img class="aligncenter size-full wp-image-12149" title="Fig.17" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/03/Fig.17.JPG" alt="Fig.17" width="552" height="327" /><br />
</em></strong>
</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em> </em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Il brasiliano porta palla e serve in verticale Del Piero, muovendosi nel frattempo in verticale proponendo un triangolo al capitano.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: center;"><strong><em><img class="aligncenter size-full wp-image-12150" title="Fig.18" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/03/Fig.18.JPG" alt="Fig.18" width="552" height="327" /><br />
</em></strong>
</p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Del Piero chiude il triangolo e Melo serve una palla d’oro a Trezeguet che purtroppo sbaglierà l’aggancio che, se riuscito, avrebbe liberato solo davanti a Consigli il centravanti transalpino. Ottima percussione centrale di Felipe Melo.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-12151" title="Fig.19" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/03/Fig.19.JPG" alt="Fig.19" width="552" height="327" /><img class="aligncenter size-full wp-image-12152" title="Fig.20" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/03/Fig.20.JPG" alt="Fig.20" width="552" height="327" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em> </em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Cinque minuti dopo Melo (che ha appena riconquistato palla nella metà campo atalantina) serve Marchisio, il cui taglio interno, libera lo spazio per l’inserimento di Zebina.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: center;"><strong><em><img class="aligncenter size-full wp-image-12153" title="Fig.21" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/03/Fig.21.JPG" alt="Fig.21" width="552" height="327" /><br />
</em></strong>
</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em> </em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Zebina, che nella figura precedente è al di fuori dell’inquadratura, sorpassa Valdes riceve palla sulla corsa da Marchisio e sullo slancio si libera anche di Peluso. L’ottimo intervento di Consigli ferma il pericolosissimo cross del terzino bianconero.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-12154" title="Fig.22" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/03/Fig.22.JPG" alt="Fig.22" width="552" height="327" /><img class="aligncenter size-full wp-image-12155" title="Fig.23" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/03/Fig.23.JPG" alt="Fig.23" width="552" height="327" /></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>


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		<title>Analisi tattica: Napoli-Juventus (e se valessimo tanto?)</title>
		<link>http://www.uccellinodidelpiero.com/analisi-tattica-napoli-juventus-e-se-valessimo-tanto/</link>
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		<pubDate>Fri, 26 Mar 2010 14:36:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Barcellona</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi tattica]]></category>
		<category><![CDATA[napoli]]></category>
		<category><![CDATA[sconfitta]]></category>

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		<description><![CDATA[Puntuale come ogni "day after", la splendida analisi tattica di Fabio Barcellona. Per chi ancora avesse voglia di rodersi il fegato...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4 style="text-align: justify;">PRESENTAZIONE DEGLI SCHIERAMENTI<strong><br />
</strong></h4>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong>Napoli: De Sanctis, Campagnaro, P. Cannavaro, Grava, Maggio, Pazienza, Gargano, Zuniga (44&#8242; st Rinaudo), Hamsik (36&#8242; st Cigarini), Quagliarella, Lavezzi (46&#8242; st Denis). (Iezzo, Aronica, Rullo, Bogliacino). All.: Mazzarri.<br />
<strong> </strong>Juventus: Manninger, Zebina, F. Cannavaro, Chiellini, Grosso, Camoranesi (16&#8242; st Diego), Poulsen (7&#8242; pt Candreva), Felipe Melo, Marchisio, Amauri, Del Piero (21&#8242; st Grygera). (Pinsoglio, Marrone, Giovinco, Trezeguet). All.: Zaccheroni
</p>
<p style="text-align: justify;">Il Napoli si presenta al San Paolo con la sua formazione tipo, che prevede, davanti a De Sanctis, tre difensori – Grava, P. Cannavaro e Campagnaro -, una linea di quattro centrocampisti composta da destra a sinistra da Maggio, Pazienza, Gargano e Zuniga e davanti il tridente Hamsik, Lavezzi, Quagliarella, con Lavezzi a giostrare da centravanti. La Juventus rispolvera un classico 4-4-2. Manninger torna tra i pali; Zebina e Grosso sono i terzini, F. Cannavaro e Chiellini i centrali difensivi. I 4 centrocampisti sono da destra a sinistra Camoranesi, Melo, Poulsen e Marchisio, con Del Piero e Amauri di punta. Ben presto Candreva sostituirà l’infortunato Poulsen, piazzandosi a sinistra nel centrocampo, con Marchisio in mezzo al posto del danese.</p>
<p style="text-align: center;">Manninger<br />
Zebina, F. Cannavaro, Chiellini, Grosso<br />
Camoranesi, Melo, Poulsen (Marchisio), Marchisio (Candreva)<br />
Amauri, Del Piero</p>
<p style="text-align: center;">Lavezzi<br />
Quagliarella, Hamsik<br />
Zuniga, Gargano, Pazienza, Maggio<br />
Campagnaro, P.Cannavaro, Grava<br />
De Sanctis</p>
<h4 style="text-align: justify;">SVILUPPI TATTICI DEL MATCH</h4>
</p>
<p style="text-align: justify;">La Juventus sceglie il 4-4-2, interpretato oltretutto in maniera particolarmente difensiva, probabilmente per proteggersi in maniera efficace dalle soluzioni offensive del Napoli. Vediamo quali sono generalmente le situazioni che il Napoli sviluppa in fase offensiva. Una soluzione privilegiata è quella di servire palla su una della due punte esterne (Quagliarella o Hamsik) che viene incontro al portatore di palla, solitamente l’interno di centrocampo o il difensore centrale del lato (Campagnaro per Quagliarella, Grava per Hamsik).</p>
<p style="text-align: justify;">Nella figura che segue vediamo appunto Pazienza che cerca Hamsik che si muove andando incontro al pallone.</p>
<p style="text-align: center;"><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-12005" title="01" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/03/015.png" alt="01" width="552" height="327" /><br />
</strong>
</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">La ricezione della punta esterna, in posizione intermedia (tra l’interno e l’esterno del campo) e tra le linee avversarie comporta generalmente un movimento della difesa a stringere le maglie in direzione della zona della palla. Tale ricezione e il conseguente movimento difensivo della squadra avversaria, genera, solitamente, situazioni favorevoli al Napoli. Una di queste prevede il ribaltamento del pallone sul lato debole del campo.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell’azione vista Hamsik, dopo la ricezione, trova Lavezzi, che scarica sull’interno di centrocampo Gargano. Quest’ultimo apre su Zuniga con tanto spazio sul lato debole della Juventus.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-12006" title="02" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/03/024.png" alt="02" width="552" height="327" /><img class="size-full wp-image-12041 aligncenter" title="03bis" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/03/03bis.png" alt="03bis" width="552" height="327" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Un’altra soluzione possibile, a seguito della ricezione della punta esterna è la giocata (diretta o dopo uno scarico) sull’esterno del lato in profondità.</p>
<p style="text-align: justify;">Al proposito, nelle figure che seguono vediamo Campagnaro trovare il movimento incontro di Quagliarella e Zuniga che si propone in profondità.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-12008" title="04" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/03/044.png" alt="04" width="552" height="327" /><img class="aligncenter size-full wp-image-12009" title="05" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/03/054.png" alt="05" width="552" height="327" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Un’altra soluzione offensiva del Napoli prevede invece la ricerca degli esterni (Maggio e Zuniga) direttamente con cambi di gioco, sullo spazio creato dai movimenti verso il centro del campo delle punte esterne. Nella figura che segue Gargano cerca e trova Maggio sul lato opposto del pallone.</p>
<p style="text-align: center;"><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-12010" title="06" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/03/064.png" alt="06" width="552" height="327" /><br />
</strong>
</p>
<p style="text-align: justify;">La Juventus contrasta i movimenti del Napoli giocando un 4-4-2 molto difensivo che prevede:</p>
<ol style="text-align: justify;">
<li>i due interni di centrocampo molto vicini ai due centrali di difesa, in maniera da diminuire lo spazio tra le linee e rendere difficoltosa la ricezione della palla di Quagliarella e Hamsik in questa zona;</li>
<li>i due esterni di centrocampo molto bassi, pronti a dare copertura al terzino e deputati a controllare gli inserimenti degli esterni Maggio e Zuniga, lasciando così liberi i terzini di esercitare pressione in zona (semi) centrale sulle punte esterne e consentendo così ai difensori centrali bianconeri di stare bloccati in posizione centrale.</li>
</ol>
<p style="text-align: justify;">Nella figura che segue si evidenziano bene la posizione di Poulsen e Melo, molto vicini a Cannavaro/Chiellini e la posizione molto bassa degli esterni Camoranesi e Marchisio a presdiare la zona degli inserimenti di Zuniga e Maggio.</p>
<p style="text-align: center;"><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-12011" title="07" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/03/074.png" alt="07" width="552" height="327" /><br />
</strong>
</p>
<p style="text-align: justify;">Nelle due figure di sotto la pressione su Hamsik sul solito movimento incontro verso Grava è data da Grosso, con Candreva che copre il terzino e recupererà palla sull’inserimento di Maggio.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-12012" title="08" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/03/084.png" alt="08" width="552" height="327" /><img class="aligncenter size-full wp-image-12013" title="09" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/03/094.png" alt="09" width="552" height="327" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Anche nella figura che segue si vede che su Hamisk, in posizione centrale, esce Grosso, con Candreva che da copertura al terzino.</p>
<p style="text-align: center;"><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-12014" title="10" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/03/103.png" alt="10" width="552" height="327" /><br />
</strong>
</p>
<p style="text-align: justify;">L’atteggiamento difensivo della Juve nel primo tempo disinnesca il Napoli che, nonostante la pressione continua e il possesso palla si rende pericoloso solo su due tiri da fuori, uno di Quagliarella e uno di Lavezzi. Per il resto il Napoli, sostanzialmente, sbatte contro il muro juventino e l’ampiezza del suo gioco, arma principale della squadra di Mazzarri è ben contrastata dalla scelte di Zaccheroni in fase di non possesso. Ma la Juventus paga dazio in fase offensiva alla condotta difensiva così accorta. La riconquista della palla avviene lontanissima dalla porta avversaria, con i due giocatori di maggiore qualità (gli esterni di centrocampo) posizionati inevitabilmente bassi e senza punte in grado di giocare efficacemente ripartenze lunghe. Se a ciò aggiungiamo il pressing asfissiante di Gargano e Pazienza sui nostri interni e la cronica incapacità a costruire gioco, anche banale, di Felipe Melo, otteniamo come somma l’assoluta povertà della fase offensiva bianconera, incapaci, oltre al gol, anche solo di arrivare con una certa pericolosità dalle parti di De Sanctis.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel secondo tempo la Juventus prova a interpretare il match alla stessa maniera del primo, ma comincia la galleria degli errori (orrori?). Analizziamo solamente i gol subiti e il rigore concesso dall’arbitro ai partenopei. In stretto ordine cronologico partiamo dal penalty.</p>
<p style="text-align: justify;">L’azione parte dalla solita ricezione di Hamsik nella consueta zona; lo slovacco scarica su Lavezzi. Nella figura che vediamo la posizione di Grosso rispetto ad Hamsik.</p>
<p style="text-align: center;"><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-12015" title="11" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/03/113.png" alt="11" width="552" height="327" /><br />
</strong>
</p>
<p style="text-align: justify;">Sullo scarico verso il centro di Hamsik il corretto movimento di Grosso sarebbe dovuto essere quello di scappare indietro tagliando la corsa verso il centro del campo in maniera da frapporsi tra Hamsik e la porta di Manninger, lasciando eventualmente solo la ricezione esterna allo slovacco. Invece Grosso scappa indietro correndo parallelamente alla linea laterale lasciando lo spazio interno all’attaccante del Napoli. Nelle figure che seguono è illustrata la situazione descritta.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-12016" title="12" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/03/123.png" alt="12" width="552" height="327" /><img class="aligncenter size-full wp-image-12017" title="13" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/03/133.png" alt="13" width="552" height="327" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Come vediamo nella figura seguente, l’errore di Grosso lascia la corsia interna allo slovacco che può ricevere indisturbato e metterà la palla in mezzo, dove, Zebina, commetterà un inutile fallo da rigore su Quagliarella.</p>
<p style="text-align: center;"><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-12018" title="14" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/03/143.png" alt="14" width="552" height="327" /><br />
</strong>
</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Veniamo adesso al gol di Hamsik. La palla è di Camoranesi che la perde, a trequarti campo, tentando un tunnel su Quagliarella.</p>
<p style="text-align: center;"><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-12019" title="15" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/03/153.png" alt="15" width="552" height="327" /><br />
</strong>
</p>
<p style="text-align: justify;">Quagliarella punta Zebina. In alto, nella figura che segue, vediamo Grosso ha tutto lo spazio e il tempo per controllare Hamsik.</p>
<p style="text-align: center;"><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-12020" title="16" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/03/163.png" alt="16" width="552" height="327" /><br />
</strong>
</p>
<p style="text-align: justify;">Quagliarella va al cross e Grosso si perde alle spalle Hamsik che insacca.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-12021" title="17" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/03/173.png" alt="17" width="552" height="327" /><img class="aligncenter size-full wp-image-12022" title="18" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/03/183.png" alt="18" width="552" height="327" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Andiamo al secondo gol del Napoli. Nel frattempo Zaccheroni è passato al 3-5-2 con Zebina, Cannavaro e Chiellini centrali, Grygera e Grosso sugli esterni, Melo, Marchisio e Candreva in mezzo e Diego e Amauri di punta.</p>
<p style="text-align: justify;">Lavezzi riceve in posizione centrale e allarga su Hamsik. In basso nella figura si nota Quagliarella ben controllato da Zebina e Grygera.</p>
<p style="text-align: center;"><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-12023" title="19" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/03/193.png" alt="19" width="552" height="327" /><br />
</strong>
</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Quattro secondi dopo Hamsik è pronto a crossare e Quagliarella è ancora nella zona di Grygera e Zebina. Grygera “consegnerà” Quagliarella per occuparsi di Zuniga che viene da dietro.</p>
<p style="text-align: center;"><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-12024" title="20" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/03/202.png" alt="20" width="552" height="327" /><br />
</strong>
</p>
<p style="text-align: justify;">Come si vede bene dalla figura che segue al momento del cross Zebina, come Grosso nell’azione del primo gol, perde alle sue spalle Quagliarella che insacca.</p>
<p style="text-align: center;"><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-12025" title="21" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/03/212.png" alt="21" width="552" height="327" /><br />
</strong>
</p>
<p style="text-align: justify;">Infine il terzo gol della squadra di Mazzarri.</p>
<p style="text-align: justify;">Campagnaro ruba palla e si invola in contropiede. Notiamo nella figura che segue la posizione di Quagliarella, che sarà determinante per il gol di Lavezzi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-12026" title="22" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/03/222.png" alt="22" width="552" height="327" /><br />
</strong>
</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto sommato la transizione difensiva della Juventus non è cattiva. Melo va su Campagnaro, Cannavaro marca Lavezzi, Candreva e Zebina rinvengono davanti ai giocatori del Napoli, che nemmeno rientrano nell’inquadratura.</p>
<p style="text-align: center;"><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-12027" title="23" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/03/231.png" alt="23" width="552" height="327" /><br />
</strong>
</p>
<p style="text-align: justify;">Da dietro si inerisce Quagliarella che si sovrappone internamente a Campagnaro. Il movimento di Quagliarella potrebbe essere assorbito comodamente da Candreva e/o da Zebina. Certo non da Cannavaro che sta marcando Lavezzi al limite dell’area in posizione centrale. La figura illustra la situazione.</p>
<p style="text-align: center;"><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-12028" title="24" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/03/24.png" alt="24" width="552" height="327" /><br />
</strong>
</p>
<p style="text-align: justify;">Invece, in maniera francamente incomprensibile, Cannavaro prova lui ad assorbire il movimento di Quagliarella…Risultato? Lavezzi è tutto solo al limite dell’area, Campagnaro ha vita facile nel servirlo e Lavezzi ad insaccare.</p>
<p style="text-align: center;"><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-12029" title="25" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/03/25.png" alt="25" width="552" height="327" /><br />
</strong>
</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>COMMENTO</strong></h4>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">La Juventus adotta il 4-4-2 con baricentro basso, interni di centrocampo vicini alla linea difensiva e esterni pronti a coprire in diagonale i terzini. Una scelta così prudente consente di occupare bene l’ampiezza del campo difensivamente, di tenere bloccati in posizione centrale Cannavaro e Chiellini prevedendo le uscite su Quagliarella e Hamsik in posizione intermedia da parte dei terzini e di ridurre al minimo, grazie alla vicinanza delle linee, le ricezioni dei due attaccanti partenopei. L’altro lato della medaglia prevede una fase offensiva depressa dal baricentro così basso, vista oltretutto l’incapacità, per caratteristiche tecnico/atletiche (ed età) ad organizzare efficaci ripartenze lunghe e, in generale, a sviluppare una buona fase offensiva partendo da lontano, in situazione di pressing alto sugli interni bianconeri. Melo non è un riferimento e, come quasi sempre, sbaglia una quantità enorme di appoggi anche banali. Camoranesi e Candreva danno qualità alla manovra, ma, troppo lontani dalla porta avversaria. Del Piero e Amauri non hanno la forza e la capacità di allungare la squadra o, comunque, di fungere da perno su cui alzare il baricentro del gioco, sovrastati ed anticipati con regolarità dai difensori del Napoli.</p>
<p style="text-align: justify;">Nonostante però la povertà della fase offensiva, nel primo tempo la fase difensiva ha la meglio sulle manovre d’attacco del Napoli.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel secondo tempo, decisivi, ai fini del risultato risultano gli errori di tattica individuale ampiamente mostrati nelle parti precedenti dell’articolo. Errori davvero grossolani di giocatori che hanno alle spalle centinaia di partite ad alto livello. Come commentarli? Incommentabili. Mancanza di concentrazione? (per dirla alla Blanc). Incapacità? Stanchezza? Chi scrive commenta ciò che vede. E ha visto errori intollerabili a quel livello. Anche perché ripetuti. Anche perché non è la prima volta. Alcune volte la Juve prende gol perché la pessima fase offensiva provoca squilibri nella fase difensiva. Alcune volta, come nel match contro il Napoli, la  Juve è difensivamente equilibrata (per forza giocando in maniera così conservativa…) e sono errori di tattica individuale a consentire alla squadra avversaria di fare gol. Insomma, i bianconeri prendono gol in tutte le maniere possibili, e ne prendono tre (più il rigore sbagliato) anche quando impostano la partita per non prendere gol.</p>
<p style="text-align: justify;">Circoscrivendo il campo di visuale alla tattica, sebbene specie nel primo tempo, il gioco del Napoli sia stato disinnescato, il prezzo pagato, cioè la rinuncia a una decente fase offensiva, è stato, secondo me, troppo alto. C’erano altre maniere di contrastare l’ampiezza del gioco del Napoli e i movimenti delle punte esterne, senza penalizzare troppo la fase offensiva. E anche il passaggio al 3-5-2, ha reso meno efficace la copertura degli spazi esterni. Detto questo però, detto di quelli che secondo me sono stati gli errori nelle scelte di Zaccheroni (e ripeto per l’ennesima volta che si tratta solamente della mia opinione personale), detto anche di come la situazione “condizione fisica/infortuni” sia diventata paradossale, penso che, specie in vista dell’anno prossimo, sarebbe il caso di effettuare una seria valutazione del valore effettivo della rosa della Juventus, avendo cura di valutare l’attuale senza farsi influenzare dai fasti gloriosi che furono. Ci accorgeremo forse che il settimo posto non è forse tanto distante dal valore effettivo dei calciatori? Ma soprattutto, c’è qualcuno in grado di fare questa valutazione?</p>
<p><strong> </strong></p>


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		<title>Analisi tattica: Sampdoria-Juventus (ancora tanti errori&#8230;)</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Mar 2010 14:45:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Barcellona</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi tattica]]></category>
		<category><![CDATA[Del Neri]]></category>
		<category><![CDATA[fabio barcellona]]></category>
		<category><![CDATA[sampdoria]]></category>

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		<description><![CDATA[PRESENTAZIONE DEGLI SCHIERAMENTI

 
 Senza sorprese la Samp di Del Neri che schiera il suo collaudatissimo  4-4-2. Storari in porta; Zauri, Gastaldello, Lucchini e Ziegler i  quattro di difesa; Semioli e Guberti sugli esterni, Palombo e Poli gli  interni di centrocampo; Pazzini e Cassano di punta. Zaccheroni propone  ancora una volta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4 style="text-align: justify;"><strong>PRESENTAZIONE DEGLI SCHIERAMENTI<br />
</strong></h4>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong>Senza sorprese la Samp di Del Neri che schiera il suo collaudatissimo  4-4-2. Storari in porta; Zauri, Gastaldello, Lucchini e Ziegler i  quattro di difesa; Semioli e Guberti sugli esterni, Palombo e Poli gli  interni di centrocampo; Pazzini e Cassano di punta. Zaccheroni propone  ancora una volta il rombo. Chimenti tra i pali; terzino a destra Zebina,  a sinistra Grosso; centrali di difesa Legrottaglie e Cannavaro. In  mezzo al campo Poulsen fa il vertice basso del rombo, Diego il vertice  alto con Marchisio mezzo destro e Sissoko mezzo sinistro. Coppia  d’attacco, Iaquinta-Del Piero.</p>
<p style="text-align: justify;">Sampdoria: Storari, Zauri, Gastaldello, Lucchini, Ziegler, Semioli, Poli (27&#8242; st Tissone), Palombo, Guberti (9&#8242; st Mannini), Cassano (37&#8242; st Testardi), Pazzini (M. Cassano, Accardi, Scepovic, Rossi). All. Del Neri<br />
Juventus: Chimenti, Zebina, Legrottaglie, Cannavaro, Grosso, Sissoko, Poulsen, Marchisio (31&#8242; st Candreva), Diego (39&#8242; st Camoranesi), Iaquinta (10&#8242; st Trezeguet), Del Piero (Pinsoglio, Chiellini, Melo, Salihamidzic). All. Zaccheroni</p>
<p style="text-align: center;">Chimenti<br />
Zebina, Legrottaglie, Cannavaro, Grosso<br />
Marchisio, Poulsen, Sissoko<br />
Diego<br />
Iaquinta, Del Piero</p>
<p style="text-align: center;">Cassano, Pazzini<br />
Guberti, Poli, Palombo, Semioli<br />
Ziegler, Lucchini, Gastaldello, Zauri<br />
Storari</p>
<h4 style="text-align: justify;">SVILUPPI TATTICI DEL MATCH<strong><br />
</strong></h4>
</p>
<p style="text-align: justify;">La Samp conferma le caratteristiche già note nello sviluppo delle due fasi di gioco. In fase difensiva Del Neri sceglie di non attuare un pressing offensivo preferendo compattare nella propria metà campo le linee di difesa e centrocampo e richiedendo alle due punte di tornare velocemente dietro la linea del pallone. In fase offensiva il gioco si sviluppa secondo giocate verticali verso Pazzini, abile a difendere la palla e fare salire la squadra, e sulle fasce, con frequenti sovrapposizioni dei terzini sugli esterni, i quali, solo raramente attaccano lo spazio interno, preferendo il binario esterno e la profondità. Grande lavoro di copertura degli interni, con Palombo che gioca più bloccato e Poli, più dinamico, deputato agli inserimenti da dietro in fase offensiva. Buoni in movimenti coordinati delle due punte, tipici da 4-4-2.</p>
<p style="text-align: justify;">La Juventus si schiera con il centrocampo a rombo e due punte. In fase difensiva, in questo match, i due attaccanti coprono i due difensori centrali, Diego il centrocampista basso della Samp, con  Marchisio e Sissoko pronti ad uscire sui terzini.</p>
<p style="text-align: center;"><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-11724" title="01" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/03/014.png" alt="01" width="552" height="327" /><br />
</strong>
</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Nella figura che segue si vede appunto Marchisio uscire su Ziegler, con Zebina pronto ad accorciare su Guberti.</p>
<p style="text-align: center;"><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-11725" title="02" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/03/023.png" alt="02" width="552" height="327" /><br />
</strong>
</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">La figura seguente mostra invece la Samp schierata difensivamente. Vediamo Pazzini e Cassano dietro la linea della palla e la linea di centrocampo posizionata piuttosto bassa.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-11726" title="03" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/03/033.png" alt="03" width="552" height="327" /><br />
</strong>
</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">E proprio lo schieramento difensivo della Samp ha creato infiniti problemi alla Juventus. In realtà sarebbe  più corretto dire che la maniera di attaccare lo schieramento difensivo della Samp ha creato infiniti problemi alla Juventus. La Samp prova a tenere la linee strette (in ampiezza) e vicine tra loro. Cosa fare per allargare (in ampiezza) le linee della Samp? Giocare sulle fasce, magari provando velocemente a cambiare il lato del pallone (da destra a sinistra e viceversa). Cosa fare per evitare che le linee difensive della Samp siano vicine tra loro? Non dare loro il tempo di ricompattarsi, giocando velocemente in verticale subito dopo la riconquista della palla. Ecco quindi una lunga (e potrebbe essere ancora più lunga…) serie di figure che mostrano la qualità degli attacchi bianconeri contro lo schieramento difensivo sampdoriano.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-11727" title="04" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/03/043.png" alt="04" width="552" height="327" /><img class="aligncenter size-full wp-image-11728" title="05" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/03/053.png" alt="05" width="552" height="327" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Nelle due precedenti diapositive si nota Diego che riceve palla da destra e si gira per aprire il gioco a sinistra. Del Piero e Iaquinta sono in posizione centrale, Sissoko è in posizione centrale e il terzino sinistro, Grosso, che dovrebbe dare ampiezza, riceve centrale. Risultato: Semioli, l’esterno destro sampdoriano può rimanere in mezzo (alla sua destra non c’è nessun bianconero) e tenere la linea di centrocampo stretta. La linea difensiva, ovviamente può, anch’essa, stare comodamente ben stretta. Vediamo come in questo caso la  Juve attacca le due linee schierate.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella figura che segue Diego riceve la palla (dalla sua sinistra), si gira a destra e non trova nessuno. E’ quindi costretto a tornare alla sua sinistra, dove sono schierati, tutti in posizione centrale, Sissoko, Marchisio, Iaquinta e Del Piero.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-11729" title="06" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/03/063.png" alt="06" width="552" height="327" /><img class="aligncenter size-full wp-image-11730" title="07" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/03/073.png" alt="07" width="552" height="327" /><img class="aligncenter size-full wp-image-11731" title="08" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/03/083.png" alt="08" width="552" height="327" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Da notare come tutte le linee blucerchiate siano strette (a occhio tutta la Samp è compattata in 15-20 metri) e come la linea dei quattro difensori possa rimanere stretta, visto che tutti gli attaccanti e centrocampisti juventini sono centrali. Da notare ancora una volta che si attacca la Samp con le linee interamente schierate. Purtroppo le diapositive non danno (o danno solamente in maniera piuttosto approssimativa) l’idea della rapidità, ma chi ha visto la partita, ricorda bene come la verticalità del gioco juventino è stata molto scarsa e come ciò abbia consentito con continuità alla Samp di ricompattare le linee.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ancora un altro esempio. Nelle diapositive che seguono vediamo Poulsen servire Marchisio.</p>
<p style="text-align: center;"><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-11732" title="09" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/03/093.png" alt="09" width="552" height="327" /><br />
</strong>
</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Marchisio porta palla verso il centro dove trova, tutti in posizione centrale Sissoko, Diego, Del Piero e Iaquinta. Ciò consente alle linee della Samp, ancora una volta vicine tra di loro, di stare strette (notate le posizioni molto accentrate dei terzini e degli esterni offensivi).</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-11734" title="10" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/03/102.png" alt="10" width="552" height="327" /><img class="aligncenter size-full wp-image-11735" title="11" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/03/112.png" alt="11" width="552" height="327" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Un ultimo esempio mostra in maniera palese lo scadente scaglionamento degli attaccanti juventini. Nella figura che segue Diego, serve Sissoko centrale. Il maliano riceve e trova davanti a se Iaquinta e Del Piero vicini tra di loro, coperti da Semioli e, in buona sostanza, impossibilitati a ricevere. Le linee della Samp? Vicinissime tra loro e strettissime.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-11736" title="12" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/03/122.png" alt="12" width="552" height="327" /><img class="aligncenter size-full wp-image-11737" title="13" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/03/132.png" alt="13" width="552" height="327" /></p>
<p style="text-align: justify;">Proviamo a pensare un attimo alle azioni in cui la Juve è potuta andare al tiro con una certa pericolosità, fatta eccezione per i calci piazzati. Non sono molte, per cui, non è tanto difficile. Nel primo tempo Iaquinta svirgola il tiro solo davanti a Storari. L’azione è nata da un lancio dalla linea di metà campo di Poulsen dopo una riconquista palla della Juve. Azione veloce e verticale.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel secondo tempo, l’azione più pericolosa, porta al tiro Del Piero dal limite dell’area sampdoriana. Le diapositive ci aiutano a ricostruire l’azione. Nella figura che segue, dopo un attacco della Samp, Zebina porta palla e serve verticalmente Marchisio che si è aperto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-11738" title="14" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/03/142.png" alt="14" width="552" height="327" /><br />
</strong>
</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Marchisio a sua volta serva ancora verticalmente Diego che trova spazio, dietro la linea di centrocampo della Samp (grazie al primo passaggio, verticale e ampio, di Zebina e al movimento di Marchisio) che non ha ancora avuto il tempo di compattarsi con la linea difensiva.</p>
<p style="text-align: center;"><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-11739" title="15" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/03/152.png" alt="15" width="552" height="327" /><br />
</strong>
</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Diego, oltretutto, riesce a ricevere in maniera dinamica, e può puntare la linea difensiva blucerchiata. Ottimo il movimento di Trezeguet ad aprirsi. La linea difensiva della Samp viene in qualche maniera destrutturata e allargata.</p>
<p style="text-align: center;"><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-11740" title="16" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/03/162.png" alt="16" width="552" height="327" /><br />
</strong>
</p>
<p style="text-align: justify;">Diego trova Del Piero largo che può affrontare uno contro uno Zauri. Il capitano sceglierà di calciare dal limite.</p>
<p style="text-align: center;"><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-11741" title="17" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/03/172.png" alt="17" width="552" height="327" /><br />
</strong>
</p>
<p style="text-align: justify;">L’esempio appena fatto (piuttosto raro nella partita di ieri) mostra come velocità, verticalità ed ampiezza avrebbero potuto evitare che la Samp si compattasse e tenesse le linee vicine e strette. Per tutta la partita le direttrici e le qualità della fase offensiva della Juve hanno permesso facile predominio alla fase difensiva della Samp che ha ridotto al minimo i pericoli per la propria porta. Di contro, la fase di non possesso della Juventus è stata buona, beneficiando di una prova difensivamente maiuscola di Poulsen, equilibratore difensivo come pochi. Gli unici pericoli su palla attiva sono venuti da errori individuali, come ad esempio, l’occasione di Cassano nel primo tempo, in cui il barese finge di venire incontro e attacca la profondità, con Legrottaglie che non segue l’attaccante e la linea difensiva della Juve non ben posizionata.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-11742" title="18" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/03/182.png" alt="18" width="552" height="327" /><img class="aligncenter size-full wp-image-11743" title="19" src="http://www.uccellinodidelpiero.com/wp-content/uploads/2010/03/192.png" alt="19" width="552" height="327" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il (mediocre) equilibrio viene spezzato dal gol di Cassano, dopo che comunque, nel secondo tempo, la Samp, aumentando un po’ il ritmo, aveva guadagnato minuti e metri nei conteggi del possesso palla e del predominio territoriale, che per tutto il primo tempo erano stati appannaggio della Juventus.</p>
<h4 style="text-align: justify;">COMMENTO</h4>
<p style="text-align: justify;">La Juventus, schierata ancora una volta con il rombo, perde una partita giocata in fase offensiva in maniera davvero ottusa. Come ampiamente illustrato, i bianconeri hanno consentito alla Samp di difendere come sanno meglio, tenendo le linee strette e vicinissime tra loro. Causa di ciò la mancanza di rapidità nel ribaltare il gioco da parte dei bianconeri e la mancanza di ampiezza nelle fasi di possesso. Il match con la Samp potrebbe essere visto, a mio parere, nelle scuole calcio, per mostrare tutto ciò che non deve fare una squadra in fase offensiva. Spaziature sbagliate, ampiezza inesistente, rapidità e verticalità sconosciute. I principi base da scuola calcio di scaglionamento, ampiezza, mobilità, smarcamento del tutto disattesi. Una pessima prova della fase offensiva della Juve che vanifica una fase difensiva abbastanza buona, che, come detto, si è avvalsa finalmente della presenza di Poulsen, impeccabile in fase di non possesso (e uno tra i migliori anche nella fase di possesso. Paragoni con Melo?). E anche la Samp, fatta eccezione per le occasioni su palla inattiva, non crea soverchi pericoli a Chimenti (occasione di Cassano già descritta e svirgolata in area di Pazzini nel secondo tempo). Solo un clamoroso errore del portiere bianconero consente al match di sbloccarsi e di evitare uno 0-0 scritto dalla scarsa qualità delle fasi offensive delle due squadre. Oltre ai difetti già mostrati, non si può non evidenziare che la manovra offensiva non può permettersi i ritmi eccessivamente compassati di Diego e Del Piero (che ieri, oltretutto, si sono pestati i piedi, giocando e “stazionando” nella stessa mattonella…), la scarsa qualità tecnica di Sissoko e un apporto così modesto di Grosso e Zebina. Troppo facile per la Samp difendere. E così non si può vincere. Anzi, si perde. A memoria, una delle peggiori Juventus, in fase offensiva.</p>
<h5 style="text-align: justify;">Fabio Barcellona</h5>
<p><strong> </strong></p>


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