Calciopoli. Abete e la Fiorentina/1: Rosetti, Lucchesi e la mediazione con Della Valle

Da qualche giorno in rete sono disponibili alcune telefonate interessanti con protagonista Giancarlo Abete. La prima, del 25 novembre 2004 (e della quale, per comodità, riporto la parte esaminata in questo articolo), ha per protagonisti l’allora vicepresidente federale e attuale n.1 della FIGC e l’allora segretario generale della Federazione Francesco Ghirelli. Pur non avendo probabilmente rilevanza penale (ammesso qualcuna di quelle finora ascoltate ce l’abbia, telefonate di Moggi & co. comprese), è utile soffermarsi su alcuni passaggi di questa (e altre) intercettazione per capire al meglio alcuni intrecci di interessi (privati) del calcio col mondo dell’imprenditoria, ma anche della politica (lo faremo nelle prossime “puntate”), e per confrontare alcune posizioni tra loro. Sappiamo infatti che Franco Carraro e Francesco Ghirelli sono stati sportivamente assolti, che Innocenzo Mazzini ha una richiesta di radiazione in attesa di essere chiarita a livello sportivo ed è indagato (per aver favorito la Fiorentina) a Napoli e che Giancarlo Abete è estraneo sia a discorsi sportivi che penali. Le “nuove” telefonate, però, almeno apparentemente, mostrano un Abete altrettanto interessato alle sorti della squadra dei fratelli Della Valle. Un Abete come non avevamo mai sentito prima. A voi le considerazioni, come sempre.

L’argomento è una vertenza in corso con protagonista Francesco Totti. Gli avvocati del capitano giallorosso vogliono stringere i tempi, e chiamano a testimoniare l’ex dg della Roma Lucchesi, al momento della telefonata in forza proprio alla Fiorentina di Diego Della Valle. In Federazione si cerca di temporeggiare. Abete e Ghirelli si preoccupano di “cercare di trovare una mediazione senza scontro” (cit. Abete). Non si vuole orientare la commissione giudicante, ma mediare sì. E’ Ghirelli a riferire le ultime novità ad Abete. Si sceglie di prendere tempo, per consentire di lavorare ad una soluzione che accontenti tutti. Per farlo, si deve rimandare l’interrogatorio del dg Lucchesi previsto per il giorno dopo. Gli si chiede di mandare un fax giustificandosi per un (finto) impegno di lavoro, e si cerca di coordinare la cosa anche col patron dei Viola, che pare invece (da indiscrezioni arrivate all’orecchio dello stesso Lucchesi) voglia spingere per farlo testimoniare. A quel punto, come racconta Ghirelli, su suggerimento di Gianni Grazioli (allora segretario AIC), si decide di coinvolgere proprio Abete, visti i suoi buoni rapporti con i Della Valle. E’ lui l’uomo incaricato di “mediare”, ed eventualmente chiedere a Diego Della Valle di non forzare Lucchesi a presentarsi in commissione. “Se Lucchesi ci dice ‘Guarda Della Valle mi ha chiamato’, allora  io chiamo Della Valle, se invece Della Valle non gli dice niente è inutile che andiamo a sfotte’…”. “Io quindi dal mio punto di vista sto in preallarme…”.

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Ma ci sono altre due telefonate, avvenute proprio nel cuore della lotta salvezza (con la Fiorentina incredibile protagonista), dove questo “interesse” e questa “amicizia” appare ancora più sbattuto in faccia ai lettori. Il 19 maggio del 2005, prima dello scontro salvezza Lazio-Fiorentina, Innocenzo Mazzini e Giancarlo Abete si sentono telefonicamente. Così il Mazzini si rivolge ad Abete: “C’è la tua squadra qui a Coverciano! Bisogna che tu venga a fare opera di consolazione..”. Abete inizialmente crede si parli del Milan, sconfitto dieci giorni prima nel match-Scudetto dalla Juventus, e che il giorno dopo avrebbe affrontato in casa il Palermo (per la cronaca finì 3-3 e la Juve vinse matematicamente il tricolore). “Di consolazione? Non mi sembra che abbiano necessità in questo momento di essere consolati, voglio dire.. (c’era una finale di Champions League da giocare col Liverpool, ndr). Già il buon Galliani è incazzato.. se poi adesso lo fanno incazzà ancora de più.. storce ancora de più il collo, voglio dire..”. Mazzini allora lo stoppa: “No, ma io dico la tua vera ti dico, eh!! La vecchia Viola, eh!”. Abete: “Ah, ho capito. Ho capito..”. “E figurati se ti chiamo pe’ quella de in fondo all’anima…”. I due proseguono con Abete che chiede come sia l’umore della squadra di Della Valle alla vigilia del match-salvezza con i Laziali. Abete: “E’ dura eh!”. Mazzini: “Mamma mia.. Speriamo facciano il punto con quel demente di Lotito!”. Abete: “Sisisi.. se no è dura per davvero!”.

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Nella terza telefonata, del 22 maggio 2005, questo legame tra Abete e la Fiorentina continua. Subito dopo la partita, col famoso fallo di mano di Zauri non sanzionato dall’arbitro Rosetti, Abete si sente telefonicamente col collega Mazzini, ed entrambi sono furiosi per l’arbitraggio. “Questo imbecille di Rosetti ci ha messo nei casini”, dice Mazzini. “Eh beh adesso siamo nei casini… per motivi complessivi e diversi”, risponde Abete. Anche lui, come Mazzini, non si capacita di come un arbitro esperto come Rosetti possa aver fatto un errore del genere. “Io non sono andato per motivi di… opportunità allo stadio, so stato a casa e…. la televisione subito, la radio immediatamente (ne hanno parlato, ndr), e che caspita!”. “E poi.. telefona Carraro, telefona il Sindaco, telefona Lippi..”, ribatte Mazzini. Ci chiediamo: ma davvero le sorti della Fiorentina interessavano solo a Mazzini? Perchè Abete è così contrariato? Perchè non va allo stadio per motivi di opportunità? Perchè Carraro telefona a Mazzini per avere spiegazioni dell’arbitraggio?”. L’impressione è che a tutti importasse della società Viola. Non saranno reati, e ci mancherebbe, ma negli ultimi anni ci avevano probabilmente fatto intendere una cosa diversa, e cioè che interessasse solo ad alcuni soggetti, per scopi illeciti.

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Come sempre, le interpretazioni le lasciamo a voi. Ma certo Abete pare almeno emotivamente coinvolto.

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5 repliche per “Calciopoli. Abete e la Fiorentina/1: Rosetti, Lucchesi e la mediazione con Della Valle”

  1. Non c'è assolutamente niente di illecito in queste telefonate e Abete potrebbe avere a cuore le sorti dei viola semplicemente perché Firenze è una piazza importante e magari sta facendo solo il tifo senza esercitare alcuna pressione ma quello che mi chiedo è su quali prove o telefonate hanno stabilito che Moggi si sia adoperato per salvare la Fiorentina.

    Se poi analizziamo come si sono svolte le partite, quali sono stati gli arbitraggi e le deposizioni del processo napoletano…beh allora possiamo stendere un velo pietoso su questa pagliacciata.

    Forza JUVE sempre.

    • beh ma rendiamoci conto infatti che tutta calciopoli si basa su tel difficilemente interpretabili(enzo biagi)

  2. Antonio hai fatto benissimo a scrivere quell'articolo sulla stanchezza del popolo juventino qualche giorno fa. Lo confesso mi stavo adagiando e quello è stato un bel cazzotto nello stomaco.

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