Andrea Dossena spiega l’uomo e l’allenatore Rafa Benitez
L’ex terzino del Liverpool, ora al Napoli: «Vincente e perfezionista: è un martello sulla tattica e ama il dialogo. Nelle analisi delle situazioni di gioco è maniacale. Dedica grande attenzione a punizioni e calci d’angolo. Predilige gli esterni di spinta e il regista classico»
TORINO, 24 aprile – L’Italia aspetta di conoscere Rafael Benitez. In realtà, nel nostro campionato, c’è qualcuno che già sa tutto del tecnico spagnolo. Andrea Dossena prima di trasferirsi a Napoli in gennaio ha vissuto un anno e mezzo col señor Rafa. Benitez lo ha individuato grazie al radar dei suoi fidati scout e dopo averlo visto e rivisto nell’estate 2008 lo ha strappato all’Udinese. A Liverpool, Dossena ha imparato i metodi del manager madrileno, i suoi segreti, le sue alchimie tattiche, le sue manie. Come prepara le partite, come gestisce lo spogliatoio. E pur non avendo giocato tantissimo ( 18 presenze in Premier League), è impossibile strappare a Dossena una virgola negativa su Benitez.. «È’ un maestro, un professionista unico».
Riavvolgiamo il nastro: come è stato il primo colloquio con Benitez?
«Ottimo, anche perché parla un buon italiano. Avevo appena finito il campionato con l’Udinese. Mi telefonò e mi parlò subito di tattica, di ruoli, posizioni. Il discorso più o meno fu questo: “So che sei abituato a giocare esterno in un centrocampo a cinque, ma io voglio utilizzarti come terzino nella difesa a quattro”. Subito chiarissimo».
È un tecnico che ama il dialogo.
«Molto. Sugli aspetti tattici è un martello. Nel parcheggio del centro sportivo o in aereo, Benitez non perde tempo, sfrutta ogni minuto per fornire indicazioni, spiegare posizioni in campo».
L’impressione dall’esterno è di un allenatore pacato, non un istrione alla Mourinho.
«In realtà anche dentro lo spogliatoio è molto lineare, equilibrato. I suoi toni sono sempre bassi, non ricordo episodi in cui gli ho visto alzare la voce».
Nemmeno una sfuriata tra un tempo e l’altro o dopo una brutta sconfitta?
«Un episodio del genere c’è. Io non ero presente, me lo hanno raccontato i miei ex compagni. Benitez è andato su tutte le furie a Firenze, dopo la sconfitta in Champions League. Solo quella volta, però».
In Inghilterra va di moda il tecnico manager. Vale anche per lo spagnolo?
«Benitez sta al centro sportivo 8 ore al giorno. E’ sia manager del mercato sia allenatore di campo. Il preparatore atletico guida riscaldamento e parte fisica, un po’ come succede ovunque. Ma le esercitazioni tattiche le dirige tutte lui. In Premier non è così ovunque: molti tecnici “comandano”, ma magari sul campo arrivano solo a metà seduta».
Dei suoi collaboratori si parla molto. Si dice abbia un’intera “ squadra” al suo seguito.
«Ha uno staff numeroso e professionale. Alcuni lavorano in campo, altri hanno compiti esterni. Benitez è carismatico, ha grande feeling con i collaboratori».
Sul mercato non è certo nazionalista…
«Lui e il suo staff seguono tutti i campionati internazionali. Guardate la rosa del Liverpool: ci saranno due inglesi.. ».
Dovesse sintetizzare il metodo dello spagnolo?
«Molta tattica. In campo e nelle riunioni».
Che strumenti utilizza?
«Lavagna e tantissimi video. Nelle analisi delle situazioni di gioco è davvero maniacale. Dedica grande attenzione a punizioni e calci d’angolo. In Inghilterra, ancor più che da noi, saper sfruttare le palle inattive è determinante».
(Credits: Tuttosport)
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24. apr, 2010

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Ma è la seconda parte della “doppietta”?
Se insieme a lui arriva Marotta possiamo gia` cominciare a ragionare.
Dossena? sefz
Marotta insieme a Benitez, ovviamente. Non scherziamo
Naturalmente nel calcio tutti possono dir la loro, (competenti incompetenti) ma in verità contano solo i fatti. 1 Benitez e' uno degli allenatori migliori in Europa. – 2 La Juve e da rifondare dalle fondamente. – 3 Forse è ora che i tifosi facciano solo i tifosi e non i consulenti della società (pressioni pro o contro questo o quello…) 4 bisogna aver pazienza non bastono solo i soldi (a meno che non se ne abbiano quanti Mortatti).