Analisi tattica dei Mondiali/02 – Le squadre rimandate e bocciate dopo la prima giornata
SUDAFRICA. Parreira schiera un 4-4-1-1 molto accorto, con i due esterni offensivi, Modise e Tshabalala bassissimi sulle tracce degli esterni messicani Aguilar e Salcido. Le linee di centrocampo e difesa sono molto strette tra di loro e Pienaar, la mezzapunta, e Mphela, il centravanti, lavorano per contrastare il possesso palla messicano. Primo tempo di puro contenimento e sacrificio. Nel secondo tempo, la stanchezza e una maggiore sfrontatezza, consentono ai sudafricani di contenere meglio i messicani e aprono alle ottime ripartenze dei Bafana Bafana che portano allo splendido gol di Tshabalala, al palo nel finale di Mphela e a tante situazioni pericolose. I migliori il portiere Khune e gli esterni offensivi Modise e Tshabalala.
MESSICO. Forse la più originale delle squadre viste al Mondiale oltre che piena zeppa di giovani pieni di talento. In situazione statica, con possesso palla a favore degli avversari (falli laterali,calci di punizione, palla in possesso del portiere), i centramericani si schierano con un 4-3-3 con Rafa Marquez davanti alla difesa ed Aguilar (’86) e Salcido terzini, con Osorio e Rodriguez centrali. Appena riconquistata la palla il Messico alza tantissimo gli esterni, allarga i due centrali, con Marquez che si abbassa tra i due disegnando di fatto un 3-4-3 molto offensivo. La disposizione in fase di possesso consente ai difensori, da cui parte la manovra, di avere soluzioni in ampiezza (con Aguilar e Salcido), in appoggio, coi mediani Torrado e Juarez (’88) e in verticale, nella zona dei trequartisti, con le due punte esterne Vela (’89) e Dos Santos (’89). Il Messico gioca corto, palla a terra, cercando spesso le punte esterne tra le linee (molto strette a dir la verità) dei sudafricani e dopo le giocate interne e i conseguenti movimenti dei difensori, rapide aperture verso gli esterni. Perso il pallone, il Messico cerca di riconquistarlo con velocità, non indietreggiando e pressando alto, atteggiamento ben riuscito nel primo tempo, meno nel secondo, quando le ripartenze del Sudafrica hanno fatto davvero male. Una maggiore efficacia negli ultimi sedici metri non guasterebbe. I migliori Giovani Dos Santos, ex Barca e Aguilar sulla destra.
URUGUAY. Oscar Washington Tabarez schiera un 3-4-1-2 abbastanza classico per il calcio uruguagio, punta al pareggio e lo ottiene, peccando, forse, di eccesso di prudenza. Squadra rognosa, piena di giocatori solidi e di carattere. In fase difensiva Diego Lugano è il centrale con Victorino e Godin ai suoi fianchi a completare il trio di centrali. Maxi Pereira a destra e Alvaro Pereira a sinistra si occupano prevalentemente di contenere Ribery e Govou, con Victorino e Godin pronti al raddoppio. In mezzo al campo Perez e Arevalo, infaticabili, fanno legna con la collaborazione del trequartista Ignacio Gonzales. In avanti Forlan da solo tiene in apprensione la coppia Gallas/Abidal, mal supportato dal fantasma di Suarez. Buonissima la fase di non possesso, in cui la grinta e il dinamismo dei sudamericani hanno facilmente la meglio sui compassati francesi. Troppo timida la fase di possesso palla, con Forlan lasciato troppo solo a creare pericoli. I migliori il difensore Victorino, il moto perpetuo Perez e il sempreverde Forlan.
NUOVA ZELANDA. Il tecnico Ricki Herbert schiera i semisconosciuti neozelandesi con un 3-4-3 puro. La fase di possesso palla è piuttosto essenziale, orientata alla ricerca della testa di una delle tre punte, schierate molto strette e vicine tra di loro, molto abili in questo fondamentale e quasi sempre vittoriose nel duello aereo con i difensori slovacchi. Il colpo di testa può essere innescato da un lancio in verticale direttamente dalla difesa; in questo caso la giocata è la spizzata e l’aggressione della palla delle altre due punte. Ovvero il possesso palla è orientato a far giungere la palla ai due esterni in proiezione offensiva al fine di arrivare a un cross per la testa degli attaccanti. In fase di non possesso, la squadra lavora in maniera piuttosto ordinata, sfruttando anche il pressing dei tre infaticabili attaccanti. Una squadra in definitiva piuttosto organizzata, dal gioco semplice, che cerca di sfruttare le caratteristiche migliori dei propri calciatori. Purtroppo per i neozelandesi, la cifra tecnica è davvero modesta. Ma basta la corsa e l’organizzazione per mettere in crisi la Slovacchia che riesce ad andare in vantaggio solo con un gol viziato da un fuorigioco piuttosto evidente. Di testa, ovviamente, il gol dello storico pareggio neozelandese. I migliori il disoccupato 35enne Elliott, metronomo di centrocampo e la punta Smeltz.
COSTA D’AVORIO. In panchina siede Sven Goran Eriksson che sceglie per l’esordio degli ivoriani il 4-3-3. Gervinho sostituisce al centro dell’attacco Drogba, con Dindane e Salomon Kalou ai fianchi. Squadra poderosa e molto attenta alla fase difensiva, gli africani imbrigliano alla grande il Portogallo, nella partita di livello tecnico-tattico più alto della prima giornata. In fase di non possesso tutta la squadra si abbassa sulla linea di centrocampo del Portogallo, costringendo alla costruzione del gioco i centrali difensivi lusitani. La densità difensiva, unita alla forza fisica di tutti i componenti della squadra e all’aggressività, riducono la produzione offensiva portoghese a un tiro da lontanissimo di Cristiano Ronaldo, che colpisce il palo. E nel secondo tempo, la Costa d’Avorio prova anche ad offendere, risultando in definitiva più pericolosa degli avversari. Forse, con un minimo di sfrontatezza e coraggio in più, gli ivoriani avrebbero potuto portare a casa l’intera posta. I migliori, Kolo Tourè al centro della difesa, i terzino destro Demel e Yaya Toure nella classica posizione di mediano davanti alla difesa.
PORTOGALLO. Carlos Queiroz schiera il Portogallo con un 4-2-3-1 che vede Liedson centravanti con Danny, Deco e C. Ronaldo in posizione di trequartisti. La squadra ha qualità, ma i ritmi sono troppi bassi; ciò consente alla nazionale ivoriana di schierarsi e di conseguenza a fare prevalere la propria forza fisica. Oltretutto Deco e Danny non sono in giornata di grazia e quindi l’attacco portoghese risulta inefficace contro il muro ivoriano. E nel secondo tempo, anche la difesa comincia a tremare sulle avanzate africane. Necessaria una maggiore adrenalina nel gioco. I migliori, il ventunenne terzino sinistro del Benfica Fabio Coentrao e l’inesauribile mediano Raul Meireles.
BRASILE. Annunciatissimo 4-2-3-1 per Carlos Dunga, con Elano, Kakà e Robinho a supportare Luis Fabiano, Melo e Gilberto Silva davanti al quartetto difensivo Maicon-Lucio-Juan-Bastos. Primo tempo di estrema complessità per i verde oro che, complice un Kakà formato Real Madrid (irriconoscibile rispetto ai tempi di Milano), non riescono a venire a capo della difesa nord-coreana, sempre pronta a raddoppiare sui portatori di palla brasiliani e infaticabile a contendere ogni pallone. Solo una prodezza di Maicon, unita ad una ingenuità del portiere nordcoreano sbloccano il risultato. La manovra acquista maggiore fluidità col passare dei minuti, a causa di una calo di fisico dei coreani, che comunque, dopo il gol di Elano, riescono anche ad accorciare le distanze. Un Brasile in tono minore e in definitiva, a mio parere, sopravvalutato alla vigilia. Il migliore in attacco è Robinho, l’unico, con Kakà in queste condizioni ad elettrizzare la manovra. I due interni non vanno oltre l’ordinaria amministrazione in fase di possesso e non sembrano precisissimi in fase di non possesso. Rischiano contro Costa D’Avorio e Portogallo. I migliori, Robinho e, ovviamente, Maicon.
COREA DEL NORD. 5-3-1-1 per i nordcoreani , con i tre centrali a presidiare con precisione il centro dell’area, e i tre centrocampisti molto mobili, pronti a raddoppiare sugli esterni e a fare densità in mezzo. Davanti la tecnica della mezzapunta Hong Yong Io e la velocità del centravanti Jong Tae Se. Il dinamismo e l’organizzazione tattica degli asiatici consentono loro, in fase di non possesso, di essere sempre in superiorità numerica in fase di non possesso e di conseguenza di avere la meglio sulla fase offensiva brasiliana. Le ripartenze vengono effettuate con precisione e rapidità, seppure con troppi pochi uomini. Al cospetto dei maestri brasiliani i nordcoreani fanno una buona figura, segnano un gol che regala loro per qualche minuto la speranza di pareggiare e confermano l’ottima impressione destata dal dinamico calcio dell’estremo oriente asiatico in questa prima giornata. I migliori i già citati Hong Yong Io che gioca in Russia nel Rostov e Jong Tae Se che gioca in Giappone nel Kawasaki Frontale. Assieme a loro, il veloce e tecnico esterno sinistro Ji Yun-Nam, autore del gol.
NIGERIA. Il CT è lo svedese Lagerback che per affrontare l’Argentina opta per il 4-3-3. Il trio d’attacco è formato da Yakubu in posizione di centravanti e Obinna e Ogbuke Obasi punte esterne. In difesa la coppia centrale è composta da Shittu e Yobo, mentre i terzini sono Odiah del CSKA Mosca e Taiwo del Marsiglia. In mezzo al campo il trio composto da Kaita, Etuhu e Haruna. Il piano è quello di stare ben compatti e raccolti e sfruttare le ripartenze veloci del trio d’attacco facendo perno sulla boa Yakubu. Il piano però in gran parte fallisce perché la difesa dei nigeriani è troppo bassa per innescare con continuità le ripartenze attese. Peccato, perché quando sono riusciti a ripartire velocemente i nigeriani hanno mostrato di potere far male alla difesa Argentina. I migliori, il portiere Enyeama e il subentrato dalla panchina Oba Oba Martins.
INGHILTERRA. 4-4-2 d’ordinanza per Fabio Capello, che tra i pali sceglie Green, che lo tradisce col paperone della prima giornata del Mondiale, e in attacco affianca a Rooney il lavoratore Heskey. Gli esterni offensivi sono Lennon a destra e Milner a sinistra con la coppia Lampard e Gerrard in mezzo. Dietro Ledley King sostituisce Rio Ferdinand. Si inventa poco mister Capello, che basa il suo gioco sulle incursioni sulle fasce di Lennon e Milner, sugli inserimenti dei centrocampisti e sul talento di Rooney. Ma la squadra non è brillante, come costume delle squadre del tecnico italiano, e per di più non è nemmeno solida. King soffre a dismisura Altidore, e viene sostituito nell’intervallo da Carragher, che lo soffre ancor di più. La coppia di centrocampisti non sembra in grado di proteggere adeguatamente la difesa e, nonostante il gol di Gerrard, mortifica in una certa misura le doti di inserimento senza palla dei due componenti la coppia. Nonostante tutto e grazie al talento messo in campo, l’Inghilterra rischia di vincere, ma, a dir la verità, anche di perdere. Forse sarebbe meglio inserire un centrocampista in più (l’unico in rosa è però Barry) capace di consentire a Lampard e Gerrard di potere gestire con maggiore tranquillità gli inserimenti offensivi e di proteggere meglio la difesa, e lasciare Rooney a giocare da centravanti unico come ha fatto in maniera memorabile per tutta la stagione al ManUtd. I migliori, Gerrard e Heskey, al netto dei gol sbagliati.
USA. Coach Bradley risponde a mister Capello con un 4-4-1-1 con Altidore centravanti, Donovan e Dempsey sulle fasce e Findley alle spalle di Altidore. 4-4-1-1 molto dinamico, pronto alle ripartenze e al gioco verticale e aggressivo sui portatori di palla. Peccato per coach Bradley che la linea difensiva sia incapace di gestire situazione in spazi ampi e la volontà di tenere la linea alta si scontra con una lunga serie di errori di posizionamento. Disastrosi il centrale Demerit e il terzino sinistro Bocanegra, Onyewu si salva solo per la sua capacità di difendere i palloni alti dentro l’area. Ma fortunatamente team USA non paga troppo dazio alle imprecisioni difensive e da centrocampo in su si dimostra una signora squadra, ricca di idee, dinamismo, forza fisica e, con Donovan e Dempsey dotati anche di un certo talento tecnico. E rischiano di vincere la partita. I migliori, l’infaticabile interno Bradley (figlio del coach), davvero ottimo centrocampista, superbo in interdizione, ma capace anche di costruire con buone idee e costrutto, l’incontenibile Altidore che in nazionale, sembra sempre un giocatore devastante, ma soffre a ripetersi nei club e il pulitissimo Donovan, ormai una certezza a questi livelli.
ITALIA. Marcello Lippi opta per un 4-2-3-1. Le scelte, Cannavaro e Chiellini coppia centrale, Criscito a sinistra, fasce presidiate da Iaquinta e Pepe, Marchisio dietro il centravanti Gilardino. La squadra mostra discrete geometrie e buona condizione fisica, ma la qualità della squadra, specie nel quartetto offensivo non è sufficiente ad impensierire oltremisura la rognosa difesa paraguaiana. Sebbene poco impegnata, la difesa non appare impenetrabile. Buono lo spirito e l’abnegazione, qualche scelta davvero discutibile del CT (Marchisio mezzapunta, Iaquinta esterno), l’Italia ha dato l’impressione di avere fatto una buona partita, ma la buona partita di una piccola squadra. I migliori, gli interni De Rossi e Montolivo e l’inesauribile Pepe sull’out.
PARAGUAY. 4-4-2 molto elastico per il CT Gerardo Martino, pronto ad adattare le posizioni in campo dei suoi uomini in funzione delle esigenze tattiche contingenti. Difesa arcigna, giocatori solidi, ma davvero troppo rinunciatario il Paraguay, che limita i pericoli per Villar che praticamente si fa gol da solo, ma non incide sulle ripartenze, giocate con eccessiva prudenza e poca convinzione. La fase di non possesso è quella immaginata, efficace e con buon presidio degli ultimi 16 metri, la fase di possesso palla, una mezza delusione, probabilmente più per eccessivo timore dei campioni del mondo che per reali incapacità. I migliori il centrale Da Silva e l’esterno Vera.
BOCCIATE
ALGERIA. Insieme alla Slovenia l’Algeria è protagonista della più brutta partita del Mondiale (e una delle più brutte di sempre…). I magrebini si schierano con un 4-4-2 piuttosto elastico, pronto a trasformarsi in un 5-4-1. Ritmi bassi, scarsa tecnica, poca voglia di aggredire, idee poche, ma confuse, C’è poco da dire sui deludentissimi algerini. I meno peggio, il duo del Portsmouth Belhadj e Yebda e il centrale difensivo Halliche.
SLOVENIA. Nonostante la vittoria una delle più deludenti squadra del Mondiale. Il tecnico Kek disegna un 4-4-1-1 con Dedic alle spalle del centravanti Novakovic. Squadra abituata a difendere prima che ad attaccare, la Slovenia si trova a mal partito contro l’Algeria che aveva lo stesso piano tattico: difendersi. Lentezza, prevedibilità e tecnica di base non eccelsa, la descrizione di una squadra molto fisica e poco brillante. Solo la papera del portiere algerino sblocca uno 0-0 che sembrava scritto sulla roccia. I meno peggio, il portiere dell’Udinese Handanovic e il terzino destro Brecko.
SLOVACCHIA. 4-2-3-1 per il tecnico Weiss, con Hamsik a occupare la posizione di interno in coppia con l’esperto Strba. Ritmi bassi, scarso movimento senza palla, poco supporto degli esterni difensivi alla manovra d’attacco: ecco spiegati i motivi per cui la modestissima Nuova Zelanda riesce a bloccare il gioco slovacco, che ha dei sussulti solamente con le accelerazioni del giovane Weiss e con la tecnica di Marek Hamsik. E dopo il gol in fuorigioco del centravanti Vittek, il tecnico Weiss decide di abbassare ulteriormente i ritmi e la squadra, cercando di mantenere il risultato di 1-0 piuttosto che cercare il raddoppio. E arretrando il baricentro della squadra commette l’errore fatale, agevolando di fatto, l’unica giocata con un minimo di efficacia degli avversari, il colpo di testa. La mancanza di coraggio e gli errori tattici presentano, in pieno recupero, l’amaro conto per gli slovacchi con il pareggio neozelandese. I migliori i già citati Weiss e Hamsik.
GRECIA. L’eroe dell’Europeo 2004 schiera la Grecia con il 4-3-3 che vede Gekas centravanti e Samaras e Charisteas sulle fasce. In mezzo al campo il senese Tziolis in mezzo, con Karagounis e Katsouranis come mezzali. La Grecia è squadra lenta e dal modesto tasso tecnico, capace forse di giocare un calcio attendistico e di rimessa. Viene però travolta dal ritmo sudcoreano e il gol subito all’inizio costringe gli ellenici a una partita che non vogliono e non sanno fare. Il risultato finale è davvero modestissimo. I migliori i due terzini Seitaridis e Torosidos.
FRANCIA. 4-2-3-1 per la Francia di Domenech con Toulalan e Diaby in mediana, Govou e Ribery sugli esterni e Gourcuff alle spalle di Anelka. Ritmi bassi, poco movimento senza palla e prestazioni individuali negative da parte di Ribery e del sopravvalutatissimo Gourcuff; ovvio che la Francia sbatta senza costrutto sul muro uruguagio. E nelle (rare) ripartenze sudamericane la Francia trema con Gallas e Abidal che non sembrano muoversi con precisione sugli spazi ampi. I migliori, l’infaticabile Toulalan e il gunner Diaby. E poi (tra le altre cose) mi spieghi Domenech, come in un 4-2-3-1, Malouda finisca in panchina. E Nasri a casa.
SERBIA. Grandi aspettative per la squadra serba che l’esperto Antic schiera con un classico 4-4-2. La squadra ha buonissime qualità individuali: Ivanovic, Vidic, Stankovic sono certezze assolute a livello mondiale, Krasic e Kolarov in rampa di lancio. Ma il complesso è deludente. Troppo prudente la squadra di Antic e troppo piatto il 4-4-2 proposto che, per essere realmente efficace avrebbe dovuto avere un’impennata di velocità sulle fasce che la deludente prova di Krasic e Jovanovic non ha fornito. Male assortita la coppia di attaccanti Zigic e Pantelic, che, sebbene con caratteristiche, diverse battono le stesse zone di campo. Persi poi gran parte dei duelli individuali e superati in forza e velocità dai ghanesi, i serbi perdono il match per l’espulsione di Lukovic e l’ingenuità di Kuzmanovic. I migliori, il subentrato Lazovic e Stankovic.
AUSTRALIA. La squadra è sostanzialmente la stessa che aveva meravigliato 4 anni fa in Germania, ma più vecchia di 4 anni e con Pim Veerbek in panca al posto di Guus Hiddink. L’Australia prova a interpretare un 4-2-3-1 di grande aggressività e tenendo la linea alta, ma mancano le gambe e la linea difensiva è piuttosto ballerina e perforabile in spazi aperti. La scarsa qualità dei giocatori, compensata quattro anni fa da una ferrea organizzazione e da una splendida condizione fisica, si riflette sulla povertà della manovra offensiva, dove l’incursore Cahill è costretto dal CT a fare il centravanti, con risultati davvero poveri. I meno peggio Emerton e il subentrato Holman.
CAMERUN. Deludentissimi i leoni Africa, che il titolato Paul Le Guen schiera con il 4-3-3 e scelte abbastanza discutibili. I camerunensi provano a fare la partita, ma la circolazione della palla è troppo lenta per mettere in difficoltà i dinamicissimi giapponesi e i movimenti senza palla inesistenti. E in fase difensiva, pur sovrastando per centimetri e chilogrammi gi avversari, la disastrosa coppia centrale N’Kolou e Bassong soffre, persino sulle palle alte, gli attacchi nipponici. Le Guen ha provato a ringiovanire la squadra, ma Matip (classe 1991) davanti alla difesa è apparso troppo acerbo, N’Kolou (classe 1990) disastroso e Choupo Moting (classe 1989) in avanti abbastanza spuntato. Perché in mezzo al campo schierare Matip quando in rosa si hanno A. Song (classe 1987) e M’Bia (classe 1987), dirottato terzino destro. E perché scimmiottare Mourinho, tenendo largo e lontano dalla porta il tuo miglior giocatore, Eto’o, quando Mou può permettersi al centro dell’attacco Milito, mentre Le Guen può schierare il totem Webo? Il migliore, M’Bia come terzino destro e poco altro.
DANIMARCA. La leggenda del calcio danese Morten Olsen prova a inceppare i meccanismi olandesi con un 4-2-3-1 votato al contenimento, imperniato sugli interni Poulsen e Jorgensen, provando a ripartire facendo leva su Bendtner in posizione di centravanti. Il piano riesce abbastanza bene nel primo tempo, in cui la densità dietro la linea del pallone e la marcatura quasi a uomo di Poulsen su Snejider bloccano il gioco degli olandesi, sebbene le ripartenze siano abbastanza rare ed inefficaci. Subito il rocambolesco primo gol, la squadra non ha la forza e le capacità tecniche di reagire, cercando di recuperare perde compattezza mostrando limiti offensivi evidenti e si trova in balia degli orange. Anche la coppia centrale Kjaer/Agger mostra tutti i suoi limiti una volta persa la protezione del resto della squadra. Ci si aspettava dai danesi qualcosa in più. I migliori, il portiere Sorensen e, fino a che è stato, in campo Bendtner.
SPAGNA. I favoritissimi del Mondiale forniscono, in negativo, la grossa sorpresa della prima giornata, perdendo il match d’esordio con la Svizzera. Del Bosque opta per il 4-2-3-1 con Xabi Alonso e Busquets interni, Silva, Xavi e Iniesta, da destra a sinistra dietro l’unica punta David Villa. Nulla che non si sappia ormai del gioco delle Furie Rosse, che mantengono il possesso della palla e provano a perforare la difesa elvetica con giocate e triangolazioni palla a terra. Ma Xavi non è un trequartista, e non attacca mai gli spazi creati da Villa; Silva e Iniesta non si sporcano i calzettoni, girando lontano dalle zone calde, ed ecco che la sottile linea che separa il meraviglioso gioco iberico, da uno sterile tic-toc viene facilmente varcata, con la complicità dell’ottima organizzazione tattica e dell’aggressività degli svizzeri. E, con il passare del tempo e con l’aumentare della fatica, le ripartenze svizzere fanno sempre più male a un’imprecisa coppia Piquè/Puyol. Il passaggio al 4-4-2 con la coppia Torres (in pessime condizioni) e Villa al centro dell’attacco, Xavi arretrato in mediana e Jesus Navas largo sulla fascia destra, regala migliore ampiezza al gioco spagnolo, ma non sufficiente pericolosità per pareggiare la partita. I migliori, Xabi Alonso e, al suo ingresso, Jesus Navas.
HONDURAS. I centramericani provano a giocare a viso aperto contro il Cile, schierando un 4-2-3-1 che ha in Palacios interno di centrocampo e nel barese Alvarez i suoi giocatori di punta. In un Mondiale dominato dalla paura un merito dell’Honduras è quello di giocarsi la partita senza stare troppo a preoccuparsi di difendersi ad oltranza. Le armi degli honduregni sono la velocità e la vivacità del trio di trqeuartisti dietro il centravanti Pavon, ma semplicemente i cileni sono più forti e l’Honduras, che tiene sempre alto il proprio quartetto offensivo, viene mano a mano travolto dal ritmo e dalla manovra cilena. I migliori, il terzino destro Mendoza e l’interno del Tottenham Palacios.
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17. giu, 2010


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Brasile: Kaka nn è lui e questo è un gran problema per dunga. La coppia di centrocampisti centrali mi pare appesantita ed incapace di dare il giusto ritmo alla manovra.Cè da dire che ormai tutte le squadre si difendono benissimo e nn è facile giocar bene quando gli avversari si difendono in 11.Da rivedere ma condivido che forse è stato sopravvalutato. La difesa mi piace molto e questo aspetto nell'ottica delle partite a scontri diretti puo' essere un arma importante nelle mani di dunga..noi italiani ne sappiamo qualcosa.
La serbia mi ha deluso molto,specie krasic..Condivido,un 442 troppo piatto quello proposto..la colpa principale credo sia da attribuire ad un attacco davvero male assortito e sinceramente mediocre incapace di dare profondità alla squadra.Li' davanti qualcosa deve cambiare necessariamente.
La spagna è stata schierata in un modo che nn condivido.Con tutti quei palleggiatori hai bisogno di 2 punte avanti per dar sfogo alla mole di gioco prodotta..al di questo comunque il vero problema è l'approccio mentale..se scendi in campo pensando di essere piu' forte e che prima o poi la partita la vinci,parti sconfitto..resta da vedere se lo schiaffo contro la svizzera abbatterà gli spagnoli o se sarà salutare facendoli scendere dal gradino piu alto del podio dove erano saliti ancor prima di giocare..Se riacquistano la determinazione dell'europeo per me sono i piu' forti. A del bosque il compito di ricompattare le fila,il materiale a disposizione cè specie adesso che torres rientrerà ai suoi livelli.
L'italia nn mi è dispiaciuta,anzi mi ha sorpreso la condizione fisica degli azzurri. Cannavaro lo rivisto a buoni livelli(tacci sua..),il gol è colpa di de rossi nn sua come ammesso anche dal romanista.Mi è piaciuta molto la coppia De rossi Montolivo secondo me meglio assortita rispetto alla coppia pirlo-de rossi che si pestano un po' i piedi..cmq averne di questi problemi..
Ottimo pepe,meno bene iaquinta sulla fascia.Molto meglio quando vincenzo è passato avanti nel 442. Marchisio mi è apparso in difficolta' in un ruolo nn suo.Un conto è essere un interno di centrocampo che cerca l'inserimento,un conto è partire tra le linee sulla trequarti stile Gerrard o Perrotta..Claudio l'istinto del gol nn cè l'ha nel sangue,nn ha quella aggressività nel cercare lo spazio.Senza togliere che sulla trequarti sei molto piu' soggetto all'attenzione degli avversari,quindi l'effetto sorpresa è piu difficile.Secondo me lippi deve abbandonare il 4231 e affidarsi al collaudato 442,con prima punta Pazzini(secondo me molto piu' in palla di gila) affiancandogli o Di Natale o IAquinta a seconda degli avversari e delle situazioni che si palesano durante la partita.peccato nn abbia portato Fantantonio,con lui saremmo stati davvero completi,un giusto mix di forza fisica-organizzazione-classe..e poi lui e pazzo davanti qualcosa l'hanno dimostrata assieme.Forza azzurri sempre e cmq!!!!